PAPA PAOLO VI. Servire da testimoni in una Chiesa in uscita

Nella trama della storia nazionale e mondiale ci sono personaggi che tutti ricordano e associano a un particolare periodo della loro vita, a testimonianza che hanno lasciato un segno significativo anche nella storia personale di ciascuno.
In particolare, gli uomini che hanno ricoperto il ruolo di guida della Chiesa soprattutto dal Novecento in poi, sono stati protagonisti di una stagione dove la dimensione delle dinamiche politiche, commerciali e culturali si è allargata a tutto il territorio mondiale, rendendo progressivamente più complesso e impegnativo anche il loro mandato. Se pensiamo anche allo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa avvenuto contestualmente, avremo la misura del livello di esposizione cui questi personaggi sono stati sottoposti, con la responsabilità di offrire al mondo una testimonianza credibile e coerente…non un gioco da ragazzi! In piccolo, è un po’ come se il nostro servizio da aiuto capo fosse sempre e costantemente sotto i riflettori (sui social per esempio): al primo passo falso o debolezza subito si scatenerebbero i giudizi e i commenti.
Giovanni Battista Montini, nasce il 26 settembre 1897 in un paesino vicino Brescia, il padre è il direttore di un giornale cattolico ed è un deputato del Partito Popolare piuttosto noto a quel tempo. Il suo percorso di studi inizia all’istituto religioso bresciano in cui rimane fino al conseguimento del diploma di liceo classico.
All’età di 21 anni entra a far parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana e a 22 viene ordinato sacerdote. Dopo poco si stabilisce a Roma dove inizia a lavorare presso la Segreteria di Stato Vaticano e a intraprendere gli studi accademici. In breve tempo diventa uno stretto collaboratore prima di Papa Pio XI e poi di Pio XII vivendo dietro le quinte i difficili anni dell’ascesa dei totalitarismi nazista e fascista e della seconda guerra mondiale.
Diventa Papa alla morte di Giovanni XXIII dopo una votazione che ha visto i cardinali già da subito insolitamente unanimi.
Papa Paolo VI, che è stato proclamato santo lo scorso 14 ottobre ha vissuto un momento storico particolarmente denso di situazioni molto complesse e problematiche a livello politico e sociale su tutto il territorio mondiale. Dal giugno del 1963 all’agosto del 1978, periodo del suo pontificato, il Mondo ha attraversato tempi di grande cambiamento, basti pensare agli echi della guerra del Vietnam, all’ascesa degli ideali marxisti, ai movimenti giovanili che hanno portato a enormi cambiamenti socio-culturali tra il 1968 e il 1978 dagli Stati Uniti all’Europa. Sul territorio nazionale questi furono gli anni del terrorismo delle Brigate Rosse (Aldo Moro venne rapito e ucciso lo stesso anno della sua morte). In un mondo culturalmente frastornato e alle prese con modalità espressive molto spesso irruente e accese, il lavoro svolto da Giovanni Battista Montini ha dimostrato un orientamento intellettuale chiaro e coerente, stile proprio di chi ha saputo interpretare il suo tempo e farsi testimone degli ideali del Vangelo.
Paolo VI fu il primo a parlare di una Chiesa “in uscita” e, per primo nel Novecento, oltrepassa i confini italiani affrontando molti viaggi (Terra Santa, Africa, America, Oceania, Australia e Asia fino alle porte della Cina) con lo scopo di incontrare con atteggiamento accogliente le realtà cristiane lontane da Roma, cosa che prima non era mai accaduta.
Prende spunto dal Concilio Vaticano II, che ha portato avanti dopo la morte di Papa Giovanni XIII, per mettersi in un atteggiamento di dialogo verso la modernità, senza porre un giudizio negativo a priori. Questo Papa capisce che la missione della Chiesa è quella di avvicinarsi con Misericordia verso tutti, facendosi compagna di viaggio e non giudice e, per primo, parla di «Chiesa Samaritana» che deve dimostrarsi più incline a «incoraggianti rimedi» che a «deprimenti diagnosi», capace di trasmettere «messaggi di fiducia» più che «funesti presagi». Per la prima volta con lui, un Papa ha parlato alle Nazioni Unite, nel 1965, pronunciando un discorso di invito a concludere tutte le guerre, che resterà famoso. Con la sua vita ci testimonia il grande valore dell’umiltà, che ha caratterizzato il suo operato e il suo stile di vita.
Dice qualcosa anche a noi, perché non pensiamo che sia Santo in risposta ad una vita eroica, anzi! Nei suoi scritti riporta il suo pensiero rispetto al suo
ruolo dicendo che «Forse il Signore mi ha chiamato e mi tiene a questo servizio non tanto perché io vi abbia qualche attitudine, o affinché io governi e salvi la Chiesa dalle sue presenti difficoltà, ma perché io soffra qualche cosa per la Chiesa, e sia chiaro che Egli, e non altri, la guida e la salva».
Per questo, Papa Francesco ha confessato spesso il particolare affetto che lo lega alla sua figura soprattutto in relazione a quanto egli ha professato e testimoniato di questa dimensione aperta e disponibile della Chiesa che esce per incontrare tutti e ne stima la capacità di aver dedicato tutta la propria vita ad un impegno «sacro, solenne e gravissimo» quale quello di continuare nel tempo a dilatare sulla terra la missione di Cristo guidando la Chiesa verso la sua missione di essere «madre amorevole di tutti gli uomini e dispensatrice di salvezza», missione che possiamo interpretare nel nostro piccolo ogni giorno, a servizio dei piccoli della nostra Associazione!

Per approfondire

Montini e lo scautismo,una storia da riscoprire

Silvia Breda

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