La Rete di TUTTE le Cose. Anche di quelle inutili o stupide

Dall’invenzione del fuoco in poi, la storia umana è una successione infinita di “novità epocali”. Alcune lo sono davvero, altre no. Quasi tutte contengono parti assai variabili sia di progresso vero che di aria fritta.
Una delle novità più grosse del momento, a cui un Custode non può rimanere indifferente, è la “Internet of Things”, IoT per gli amici, cioè la “Internet delle Cose”.

Internet DE CHE?

Oggi è possibile costruire “microcomputer” elementari, grandi sì e no un centimetro, che costano meno di un Euro. Gli oggetti che, grazie a quei micromputer, sanno prendere “da soli” certe decisioni oggi si chiamano “smart” (intelligenti). I lampioni che si accendono da soli quando è molto nuvoloso, sono lampioni smart. IoT è il mondo e i servizi che ottieni quando aggiungi alle cose microcomputer come quelli, ma capaci anche di connettersi direttamente a Internet. Le “cose” possono essere qualsiasi oggetto, letteralmente: forchette, bagagliai delle auto, tutto.

Foto 1: Mangia più piano, altrimenti la forchetta farà la spia.

Perché farlo? Sostanzialmente, per due motivi: Uno è conoscere lo stato preciso di un oggetto (o dell’ambiente circostante), spesso per controllarlo, anche dall’altro capo del mondo. Ma il motivo principale è permettere alle “cose” di parlarsi direttamente fra loro, o con altri computer.
Potrebbero sembrare fesserie, ma se fatte su larga scala come si dice adesso son cose che cambiano il mondo. Non necessariamente in meglio.
Immaginatevi una forchetta che misura in tempo reale quanti bocconi fate di ogni piatto e calcola le calorie totali, per trasmetterle subito al vostro medico (o a vostra madre…). Anzi, non immaginatevela, perché ci siamo quasi: quella Bluetooth in figura fa già quasi tutto il resto, per connetterla anche a Internet basta ben poco. Anche i bagagliai delle auto non li ho mica sognati. Renderli tutti capaci di comunicare quanto li hai riempiti quando esci da un supermercato, per capire su quali supermercati conviene investire, è uno degli scenari presentati da un’azienda del settore ai suoi finanziatori. E poi ci sono i sensori per le code delle mucche allo stato brado, che dai loro movimenti capiscono quando chiamare il fattore perché stanno per partorire. Ci sono i semafori che si coordinano per dirottare il traffico altrove, appena una strada gli comunica che i suoi sensori hanno rilevato un incidente, o che sta arrivando un’ambulanza. E via così, all’infinito.

Conseguenze su società e ambiente.

Foto 2: La borraccia che ti messaggia se non bevi abbastanza

A sentire certi giornali e fornitori, viene da dubitare che al mondo esistano abbastanza soldi, materie prime ed energia per fare tutta la IoT che promettono. Ma anche se solo il 10% di quel che raccontano si avvererà, IoT avrà impatti enormi, potenzialmente sia negativi che positivi. Di posti di lavoro distrutti o creati si potrebbe parlare per mesi. Idem per l’inquinamento: IoT potrebbe sia ridurre che aumentare moltissimo sia i rifiuti che il consumo di energia e materie prime. La sola costruzione di nuove reti wireless (il famigerato 5G) capaci di reggere tutti i dati trasmessi dalle “cose” farà sembrare la TAV, o il ponte sullo Stretto, dei giochetti da bambini. Privacy e controllo delle masse?

Foto 3: Garageio è il lucchetto per garage che i fattorini autorizzati possono aprire via Internet

Mi limito a nominarli, per mancanza di spazio.

In pratica l’impatto di IoT su persone, diritti e ambiente sarà diversissimo a seconda di: come verrà realizzata, o limitata; chi controllerà tutti quegli oggetti e per quale scopo (cioè per profitto o no); se, e come, verrà integrata con altri “sistemi”, dall’insegnamento alle riforme delle pensioni. È per questo che come Custodi dobbiamo almeno avere qualche criterio per cominciare a seguire seriamente questo fenomeno.

IoT, cosa prendere e cosa no.

IoT significa tanto cose realmente utili quanto, soprattutto in questa prima fase, sprechi e assurdità imbarazzanti. Nella seconda categoria, oltre a quello che vedete nelle figure, rientrano i droni grossi quanto granelli di sabbia, che dovrebbero percorrere città e campagne a milioni, per misurarne l’inquinamento. Anzi, aumentarlo, man mano che si scaricano, cascano a terra e vengono mangiati da qualche animale. Oppure i famosi frigoriferi che ordinano al supermercato altre uova, appena ne tirate fuori l’ultimo cartone. Ma IoT può anche significare, per dire, combattere lo spopolamento di monti e campagne, rendendo agricoltura e allevamento molto meno faticosi di prima. O trasporti pubblici molto più efficienti. O sedie a rotelle, o caschi da motociclista, che chiamino immediatamente un’ambulanza se il loro proprietario perde conoscenza. Come si fa a separare il grano dal loglio?
Ecco alcuni suggerimenti, ovviamente da discutere e completare in Clan e Fuoco:
• Sì a prodotti o servizi che risolvono problemi seri e concreti che già esistevano. Soprattutto se riducono davvero sprechi e inquinamento. No a quelli creati solo per vendere più roba, soddisfacendo bisogni inventati. Esempi? Il frigorifero che costa di più solo perché ti risparmia una telefonata al negozio. O comprare semafori intelligenti solo per far circolare più auto, anziché investire in mezzi pubblici e car sharing.
• Più no che sì a sistemi che controllano le persone, anziché farsene controllare.
• No a qualunque cosa funzioni solo con prodotti della stessa marca, che potrebbe sparire fra un anno. Ve li siete già scordati i caricatori che andavano buttati quando si rompeva il cellulare?
• Se una cosa funziona come promette solo per chi vive da solo, molto probabilmente è meglio evitarla (con l’ovvia eccezione per persone sole non autosufficienti). Esempio: imposte, forni e simili controllabili dal cellulare, cioè solo se tutta la famiglia abbia lo stesso cellulare. O le luci che si accendono e spengono da sole quando entrate in una stanza (provatele per dieci minuti dove ci sono bambini…)

Buona Strada, anzi tante buone Cose
Marco Fioretti

 

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