Quanto vale la vita?

Il dono superlativo di Dio: la vita in un corpo davvero meraviglioso. Un dono tutto da custodire, evangelizzare e valorizzare sempre! Siamo stati modellati a sua “immagine e somiglianza” (cfr. Gn 1,26- 28.31a) affinché Lui sia sempre presente attraverso noi. Già, mi rendo sempre più conto che è necessari  aver cura di Dio perché possiamo aver cura di noi stessi. Una bella intuizione quella di Baden-Powell: Dio, prima del rispetto e della cura per il proprio corpo, donatoci in questa storia perché se ne possa fare il miglior uso possibile, lo ha pensato per la propria e l’altrui felicità. «Un giovane puro nel rigoglio della salute e della forza è la più bella creatura che Dio ha fatto in questo mondo» (B.-P., La strada verso il successo, 133).

«Gesù gli disse: “Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi”. Ma quegli, udite queste parole, divenne assai triste, perché era molto ricco» (Lc 18,22-23).

Parole queste, che mi suscitano sempre meraviglia e provocano diverse domande per una corretta interpretazione.
Cosa cerca questo notabile ricco? Cosa vuole dalla vita? Cosa gli manca realmente nel cuore da spingerlo ad invocare l’aiuto di Gesù? Fino a prima di incontrare Gesù, quest’uomo si era lasciato guidare solo dalla Legge, ora Gesù gli chiede di lasciarsi guidare da Lui: in entrambi i casi siamo di fronte ad una norma, dando però a questo termine il giusto significato: la norma non è la regola – che deve avere sempre una certa flessibilità -, ma la via dentro la quale l’uomo impara ad autoregolarsi, a scegliere cioè senza tradire i valori in cui si crede e la felicità a cui si aspira. In questo possiamo affermare che la Parola di Dio è “innovativa”, è la cornice dentro la quale interpretare la vita e dentro cui muoversi e decidere.

«L’idea di Dio. Per conoscere il suo dovere verso Dio occorre che il ragazzo abbia un qualche concetto di Dio.
Per lo Scout fa parte dei suoi doveri verso Dio sviluppare e perfezionare il corpo che Egli gli ha dato.
Come primo passo verso questo obiettivo noi ci rivolgiamo allo studio della natura come al nostro migliore alleato, pronto a portata di mano. E anche per questo che abbiamo fatto della scienza dei boschi l’aspetto caratteristico della formazione Scout. Attraverso l’osservazione delle meraviglie, dei miracoli giornalieri, dell’ordine e delle bellezze della natura che li circonda, i ragazzi si fanno più prontamente un’idea di Dio come provvido creatore, e giungono a comprendere la propria posizione e il proprio ruolo nel piano universale del creato.
Dovere della cura di se stessi. Essi, per esempio, possono essere indotti a riconoscere che fa parte del loro dovere sviluppare, curare e perfezionare il corpo e la mente che il Creatore ha dato loro, e che la conservazione della salute e dell’igiene sono servizi che rendono a Dio.
Dovere in materia di riproduzione. Si può mostrare ai ragazzi come la riproduzione della loro specie divenga nell’ordine naturale un preciso dovere e le questioni relative al sesso divengono quindi facili da spiegare ed acquistino nell’animo dell’adolescente una dignità religiosa».
(B.-P., Taccuino. Scritti sullo scautismo 1907-1940, 221-222).

Il ricco sembra aver compreso il serio problema della vita e sente di essere persino in cammino verso l’eternità promessa da Dio. È questo il problema che gli rode il cuore: come e cosa fare per essere felici ora e dopo? Ma è solo un semplice desiderio di felicità? O vuole assicurarsi qualcosa per il futuro della storia? Perché vuole garantirsi l’eternità già nel tempo presente? La vita, oggi, è fatta di scelte più o meno determinanti. Quotidianamente ci tuffiamo nelle molteplici scelte da compiere. Spesso si tratta di scelte passive, cioè di scelte che subiamo e che accettiamo. Anche le nostre domande non sempre hanno un interlocutore e sono dilemmi che alla fin fine lacerano il nostro spirito perché ci conducono a soluzioni univoche: prendere o lasciare. Molti pensano che Gesù combatta i ricchi, ma in realtà i suoi rimproveri sono rivolti ad esprimere un giudizio sulla ricchezza per invitarci poi a riflettere sui nostri criteri di scelta. Cosa conta di più nella vita? Quale amore riempie in profondità il nostro esistere e il nostro modo di amare?
L’invito di Gesù è semplicemente quello di rimuovere quanto ostacola il vero amore: i molti beni a cui si lega la vita e la felicità di essa.

«Vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri…» è l’invito a lasciare il tutto della vita per amore della stessa vita. Gesù chiede di essere felici recuperando il valore della libertà dal possedere anche la propria vita. Se non si impara a superare il condizionamento dei beni terreni non si può essere felici. Allora qual è il segreto della felicità che Gesù vuol farci trovare?
Vivere in uno stato di continua carità perché Lui ci ha creati per condividere il poco che possediamo! Non significa perdere tutto, ma dare un senso compiuto alla nostra difficile esistenza. Infatti, quando un giovane è innamorato cosa fa? È sicuro che quando l’oggetto del suo amore vale più di ogni altra ricchezza, lascia tutto e segue il sentimento che gli sgorga dal cuore.
«Fate comprendere al ragazzo il concetto che a lui è stato dato un corpo meraviglioso, da custodire e sviluppare come opera e tempio di Dio; un corpo che fisicamente è in grado di compiere un buon lavoro ed azioni coraggiose, se è guidato dal senso del dovere e da uno spirito cavalleresco, in una parola da un animo moralmente elevato. È così che si genera il rispetto di sé stessi» (B.-P., Il libro dei Capi, 71).

«…poi vieni e seguimi»: il motivo della povertà deve essere Dio; solo Lui è la nostra vera ricchezza che colma ogni vuoto del cuore e dà pace alla vita. Forse dobbiamo riscoprire la povertà come libertà per condividere con gli altri ciò che abbiamo e annunciare l’esistenza di una diversa ricchezza che rende eterno l’attimo fuggente: l’Amore senza misura di Dio.
«…divenne assai triste, perché era molto ricco» eppure Gesù è venuto a liberarci da questa tristezza proponendo poi la povertà come beatitudine. Come fare ad eliminare la tristezza che nasce da una vita costruita su “sicurezze” sbagliate?

«E qual è il nostro dovere? Certamente è quello di sviluppare ed utilizzare al meglio il corpo, la mente, l’anima meravigliosi che il Creatore ci ha dato, o meglio prestato» (B.-P., Guida da te la tua canoa, 77).
Bisogna dunque compiere un gesto profetico e salutare: “vendere” tutta la nostra vita e il nostro Io, preoccupandoci piuttosto di compiere il bene e non di possedere il benessere. Solo allora comprenderemo il valore incommensurabile della vita, perché finalmente capiremo che il fine della vita non è possedere ma donare ciò che siamo.

«Dio creò gli uomini affinché fossero realmente uomini»
(Lord Baden Powell of Gilwell)

don Nik Abbattista

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