{"id":95,"date":"2013-05-09T17:37:06","date_gmt":"2013-05-09T15:37:06","guid":{"rendered":"http:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/?p=95"},"modified":"2013-11-09T18:15:29","modified_gmt":"2013-11-09T17:15:29","slug":"intervista-a-luciano-bratti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/2013\/05\/09\/intervista-a-luciano-bratti\/","title":{"rendered":"Intervista a&#8230; Luciano Bratti"},"content":{"rendered":"<p>Pensionato, di 71 anni, perito elettrotecnico, ho lavorato dal 1961 in cantieri di grosse opere pubbliche e in seguito al disastro del Vajont nelle centrali idroelettri<\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p>che<\/p>\n<p>dell\u2019ENEL. Ho fatto il servizio militare nel Corpo degli Alpini. Mi sono sposato a 29 anni con una donna del paese, insegnante, che ora, pi\u00f9 che allora, ritengo una persona meravigliosa, che sta convivendo con una grave invalidit\u00e0 per malattia. Abbiamo avuto 5 figli, doni meravigliosi a cui dobbiamo tanta riconoscenza. L\u2019incidente occorso a Marco nel 1990 ha contribuito a rendere molto stretti i legami tra di loro, che sanno sostenersi a vicenda. Ovviamente non mancano le preoccupazioni quotidiane, come avviene per tutti, ma col passar degli anni e dopo le esperienze<br \/>\nvissute ritengo doveroso affermare a tutti che la Provvidenza Divina ACCOMPAGNA le creature nel loro percorso di vita.<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" alt=\"2013.A.SPERANZA.BRATTI.02\" src=\"http:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2013\/11\/2013.A.SPERANZA.BRATTI.02.jpg\" width=\"160\" height=\"356\" \/><\/em><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><strong><em>Lettera pubblicata da Luciano nel 2010 su Avvenire<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>A \u00abscuola\u00bb da Marco:<\/em><br \/>\n<em> immobile nel letto \u00e8 riuscito a cambiarci.<\/em><br \/>\n<em> Convivo da venti anni con un figlio in stato vegetativo, in seguito ad un incidente stradale, e con una moglie che qualche anno dopo \u00e8 stata colpita da una malattia grave, la sclerosi laterale primaria (non \u00e8 la Sia, ma porta ad altrettanto gravi menomazioni in tempi pi\u00f9 lunghi). In una delle<\/em><br \/>\n<em> storie raccontate da Avvenire una mamma si esprimeva nei confronti del familiare che accudiva definendolo un \u00abangelo\u00bb. Anch&#8217;io dico lo stesso di mio figlio,\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>aggiungendo, come cristiano, che ce l&#8217;ha mandato Dio: con gli anni mi pare di capire che non \u00e8 un angelo passivo, solo perch\u00e9 sopporta il peso dell&#8217;infermit\u00e0 no<\/em><\/p>\n<p><em>n chiedendo nulla, ma un angelo attivo, compartecipe della vita di famiglia e della societ\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Cerco di spiegarmi: da vent&#8217;anni ci sono persone &#8211; assistenti sanitari, scout, giovani e adulti &#8211; che in vari modi lo aiutano e ci aiutano per la toilette, la ginnastica, la stimolazione, il passeggio.<\/em><br \/>\n<em> Ebbene queste persone ricevono da Marco un&#8217;educazione a diventare pi\u00f9 mature, un aiuto nelle difficolt\u00e0 della vita, anche il dono di una serenit\u00e0 d&#8217;animo. I giovani che sono cresciuti con lui ora hanno famiglie solide e impegnate nel sociale. Questo mi conferma che la sua non \u00e8 una vita<\/em><em>\u00a0inutile, anzi! Vivere con lui mi ha aperto il cuore: porto ancora i miei difetti di indole e di natura, ma riesco a vedere anche un po&#8217; pi\u00f9 in l\u00e0 i bisogni degli altri. Ovviamente soffro: anche se il tempo \u00e8 un buon medico, il mio vivere non \u00e8 facile \u00abinsulto\u00bb, come viene chiamato in medicina,<\/em><br \/>\n<em> che ha subito Marco lo abbiamo subito anche noi familiari. Il dolore nel guardarlo e nel pensarlo non si spegne mai. Per\u00f2 vivo serenamente, fiducioso nella provvidenza di Dio, che custodisce le sue creature.<\/em><br \/>\n<em> Non ci siamo mai posti una scelta per la cura di Marco, dopo quasi un anno di ospedali, ce l&#8217;hanno restituito e non abbiamo mai cercato di mandarlo altrove. Penso che chi \u00e8 costretto a fare una scelta diversa da noi debba soffrire ancor di pi\u00f9 e pertanto va rispettato allo stesso modo che andiamo rispettati noi che teniamo in casa un disabile.<\/em><br \/>\n<em> La nostra scelta \u00e8 stata spontanea, probabilmente per la fede che abbiamo ricevuto e perch\u00e9 non siamo mai stati lasciati soli: tanti ci hanno dimostrato solidariet\u00e0, nei modi pi\u00f9 svariati; immagino che quando famiglie che subiscono grossi traumi hanno il conforto della solidariet\u00e0, non crollano. Questo dovrebbe essere u<\/em><\/p>\n<p><em>n messaggio da far avere a chi si occupa di informazione, oltre a rimarcare che le persone handicappate sono una ricchezza per la societ\u00e0, per il loro valore educativo. Senza il dolore il mondo sarebbe ancora pi\u00f9 cattivo. Abbiamo visto cosa ha prodotto il culto della razza, dell&#8217;eccellere sopra gli altri, del valorizzare solo chi \u00e8 pi\u00f9 forte.<\/em><br \/>\n<em> Luciano Bratti<\/em><\/p>\n<p><strong>Che cosa significa per te la parola SPERANZA?<\/strong><br \/>\nSPERANZA significa per me quel sentimento che infonde benessere nel vivere quotidiano, prodotto dall\u2019ISTINTO DI SOPRAVVIVENZA insito in ogni uomo. La speranza rende pi\u00f9 facile la vita stessa, perch\u00e9 induce ad interpretare le esperienze personali e gli avvenimenti esterni cercando e scoprendo in essi dei traguardi positivi. SPERANZA \u00e8 anche IL VIVERE IN UNO STATO DI ATTESA, attesa che venga a cessare il male dalla propria e dall\u2019altrui vita (nella certezza che si avvereranno le promesse del Signore).<\/p>\n<p><strong>In cosa o in chi \u00e8 riposta?<\/strong><br \/>\nPer un cristiano la speranza \u00e8 riposta in Dio: \u00e8 la Sua Provvidenza \u2013 o la Sua Misericordia \u2013 che si cura di ogni creatura per il fine di renderla felice.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 un qualcosa che si ha dentro da sempre o va alimentata?<\/strong><br \/>\nLa speranza, a 70 anni, credo di averla sempre avuta, magari inconsciamente, derivata dalla mia natura e dalle prime esperienze di vita di fanciullo,<br \/>\ncresciuto in un ambiente religioso e praticante. Pi\u00f9 che il catechismo appreso alla scuola credo abbiano influito l\u2019esempio dei genitori e delle altre<br \/>\npersone frequentate e le preghiere di tanta buona gente. La Speranza va senza dubbio alimentata, credendoci anche quando quanto avviene intorno<br \/>\nsembra assolutamente negativo: ci\u00f2 \u00e8 possibile solo se c\u2019\u00e8 una fede religiosa a sostenerla, fede che va alimentata da un rapporto permanente con Dio.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 stato un momento della tua vita in cui credevi di averla perduta?<\/strong><br \/>\nNon mi pare, se si esclude un periodo dell\u2019adolescenza e della giovinezza, in cui l\u2019inquietudine propria del momento e il desiderio di<br \/>\nvivere in modo personale e autonomo provocano instabilit\u00e0 di umore. (In quel periodo non ricercavo n\u00e9 fede n\u00e9 speranza per alimentare il futuro, vivendo<br \/>\n\u201calla giornata\u201d).<\/p>\n<p><strong>Marco \u00e8 stato per te fonte di speranza? Se s\u00ec, come?<\/strong><br \/>\nL\u2019incidente di Marco con la prognosi negativa fin dall\u2019inizio non mi ha gettato nella disperazione. Dapprima perch\u00e9 mi ero testardamente convinto che<br \/>\nsarebbe guarito. Dopo un paio di anni dall\u2019evento mi dovetti arrendere al parere dei medici, ma intanto mi ero andato convincendo che quanto di<br \/>\nnegativo avviene il Signore lo piega verso un fine positivo. Un religioso mi disse, appena successo l\u2019incidente: \u201c Quanto \u00e8 accaduto a Marco il<br \/>\nSignore lo ha permesso per il bene suo e tuo\u201d. In seguito ho spesso pensato che sarebbe stato assai peggio che Marco fosse diventato un disadattato, o drogato, o malfattore.<br \/>\nOltrech\u00e9 considerarlo un dovere di genitore, assumere le sue cure \u00e8 diventata anche fonte di speranza per il fine ultimo della mia vita, perch\u00e9 mi ha esercitato nella carit\u00e0. La sua cura ha implicato la partecipazione ai pellegrinaggi a Lourdes, ben 18 volte con i treni dei malati organizzati dall\u2019Unitalsi, ove \u00e8 forte l\u2019esperienza di fede e del vivere nella speranza, insieme a una moltitudine di bisognosi.<br \/>\nGrazie a queste esperienze mi sono convinto che la Madonna si rivolge ai suoi devoti con tanto garbo e riconoscenza: \u00e8 una cosa difficile da spiegare, ma che fa assaporare un rapporto assolutamente piacevole (e alimentare la speranza per un mondo migliore).<\/p>\n<p><strong>Trovi che fede e speranza abbiano un legame tra di loro?<\/strong><br \/>\nPi\u00f9 che un legame, mi pare che solo coesistendo possano esistere entrambe: infatti la fede alimenta la speranza, ma senza speranza la fede non ha senso,<br \/>\nsarebbe una fede assurda.<\/p>\n<p><strong>A chi reputa la speranza un sentimento inutile e illusorio cosa consiglieresti?<\/strong><br \/>\n\u00c8 assai superficiale sostenere che la speranza sia un sentimento INUTILE, perch\u00e9 tutti possono verificare che chi ha speranza si pone obbiettivi positivi e in definitiva vive meglio. \u00c8 pi\u00f9 difficile sostenere che non sia un sentimento ILLUSORIO, perch\u00e9 i fatti analizzati secondo una visione esclusivamente materiale danno ragione a coloro che si dicono \u201crealisti\u201d. Il cristiano crede nella \u201cBuona Novella\u201d che sta sulla parola e sulle promesse di Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Nicoletta De Faveri<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pensionato, di 71 anni, perito elettrotecnico, ho lavorato dal 1961 in cantieri di grosse opere pubbliche e in seguito al disastro del Vajont nelle centrali idroelettri \u00a0 che dell\u2019ENEL. Ho fatto il servizio militare nel Corpo degli Alpini. 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