{"id":3103,"date":"2022-03-01T23:53:51","date_gmt":"2022-03-01T22:53:51","guid":{"rendered":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/?p=3103"},"modified":"2022-03-14T23:04:01","modified_gmt":"2022-03-14T22:04:01","slug":"tina-anselmi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/2022\/03\/01\/tina-anselmi\/","title":{"rendered":"Tina Anselmi"},"content":{"rendered":"<p>&#8211; Castelfranco Veneto, 25 marzo 1927; Castelfranco Veneto, 1\u00ba novembre 2016 &#8211;<\/p>\n<p>Roma, 27 febbraio 1975, l\u2019anno internazionale dedicato alla donna. Tina Anselmi, allora sottosegretaria al Ministero del Lavoro, pronuncia un discorso che delinea il suo pensiero sull\u2019occupazione femminile, eccone un passaggio:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>&#8220;Le soluzioni su cui riflettere passano dalla realizzazione di uno<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"><em>sviluppo economico che garantisca il lavoro a tutti i cittadini, e quindi<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"><em>anche alla donna; va ripensata l\u2019organizzazione del lavoro in modo da<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"><em>permettere alla donna una pluralit\u00e0 di scelte secondo le proprie<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"><em>attitudini, le proprie condizioni personali e le responsabilit\u00e0 che essa ha nella famiglia.&#8221;<\/em><\/span><\/p>\n<p>Nello stesso anno, la dott.ssa Anselmi presiedette la delegazione italiana alla <em><strong>World Conference on Women<\/strong><\/em> promossa dall\u2019ONU a Citt\u00e0 del Messico e il gi\u00e0 citato discorso alla Nazione pronunciato qualche mese prima, la aiuta anche a spiegare quale fosse il senso che lei dava alla sua partecipazione alla conferenza delle Nazioni Unite proprio su questo tema.<br \/>\nNel suo discorso delinea le linee programmatiche di quella che sarebbe stata una legge da lei promossa due anni dopo sulla parit\u00e0 salariale, e dice che la nuova legge avrebbe dovuto toccare anche il tema dei servizi sociali di modo che siano <strong><em>atti a<a href=\"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/4_inchiesta.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-3080 alignleft\" src=\"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/4_inchiesta.jpg\" alt=\"\" width=\"181\" height=\"225\" \/><\/a> migliorare la qualit\u00e0 della vita e possano consentire una reale conciliazione tra compiti familiari e quelli di lavoro.\u00a0 <\/em><\/strong>Tina nasce a Castelfranco Veneto (TV) nel 1927 da una famiglia contadina, cattolica e benestante. Pu\u00f2 frequentare l\u2019intero ciclo di istruzione diplomandosi presso l\u2019Istituto magistrale di Bassano del Grappa (VI).<br \/>\nIn quegli anni, siamo nel pieno del regime fascista, non era inconsueto che venissero operate azioni dimostrative da parte delle forze di polizia a scopo intimidatorio e deterrente, come era capitato anche ad alcune Aquile Randagie nell\u2019allora Milano.<br \/>\nTina assiste a una di queste scene un giorno in cui con le sue compagne \u00e8 costretta ad abbandonare la scuola proprio per presenziare all\u2019impiccagione pubblica di un gruppo di giovani ragazzi vittime di una rastrellata. In quel momento Tina ha 17 anni e da l\u00ec, racconter\u00e0 poi, decide di passare all\u2019azione, aderisce alla Resistenza con il nome di Gabriella e diventa staffetta partigiana. Viene a far parte di quel gruppo di donne che si occupano di garantire e mantenere i collegamenti fra i partigiani e le loro famiglie, ma anche di recuperare beni essenziali per loro e di recapitarli a destinazione.<br \/>\nDecidere di passare all\u2019azione significa per lei in qualche modo rinunciare ad abdicare alla propria vocazione profonda, \u00e8 pi\u00f9 di un istinto, pi\u00f9 di un\u2019intuizione, che la guida verso la sua strada.<br \/>\nDopo la Liberazione del nostro Paese dal regime fascista, Tina si laurea in Lettere e diventa insegnante elementare. Parallelamente prosegue il suo impegno politico sia nella fase del referendum tra Monarchia e Repubblica che nei lavori dell\u2019Assemblea Costituente, quel gruppo di intellettuali e illuminati Italiani che furono chiamati a dare vita a qualcosa che prima non c\u2019era: l\u2019ordinamento repubblicano che vive ancora oggi. Tina si esprime al meglio in quegli anni impegnandosi nel motivare al voto le donne della sua regione ed \u00e8 proprio in questa fase che si appassiona alla condizione femminile e al tema del lavoro, la muovono soprattutto situazioni che ha sotto gli occhi, come le grandi sacche di disoccupazione del Veneto contadino e l\u2019esperienza delle donne filandiere che vengono impiegate negli opifici per la produzione della seta. Queste vivono una condizione di sfruttamento in termini di tempo dedicato giornalmente al lavoro, sforzo fisico e salari molto bassi. In un tempo in cui la disoccupazione maschile era in crescente aumento e in cui il profilo produttivo delle aree rurali era oggetto di una importante transizione, la principale risorsa per costruire il futuro erano queste lavoratrici.<br \/>\nNel 1976, un anno dopo la sua partecipazione alla conferenza delle Nazioni Unite, Tina diventa ministra del Lavoro e della Previdenza Sociale ed \u00e8 la prima donna a ricoprire questa carica nella storia della Repubblica Italiana. L\u2019anno successivo, grazie alla sua attivit\u00e0, si arriva all\u2019approvazione della legge sulla parit\u00e0 di trattamento nel lavoro. Per lei la questione femminile<br \/>\n\u00abcoinvolge la responsabilit\u00e0 di tutta la societ\u00e0\u00bb che viene messa in discussione quanto al sua struttura che necessita di essere ripensata a 360 gradi. Lei parte da privilegiata, da donna piena di opportunit\u00e0, ma contribuisce ad aprire la strada per coloro che verranno dopo di lei e che partono da una condizione di indubbio svantaggio.<br \/>\nSembra una storia di oggi, invece sono passati 45 anni.<br \/>\nSaltando avanti di qualche decennio, anche Papa Francesco parlando delle donne madri e lavoratrici, ha espresso in altro modo questo stesso concetto: Bisognerebbe comprendere di pi\u00f9 la loro lotta quotidiana per essere efficienti al lavoro e attente e affettuose in famiglia; bisognerebbe capire meglio a che cosa esse aspirano per esprimere i frutti migliori e autentici della loro emancipazione (Udienza del 7 gennaio 2015).<\/p>\n<p>Tina Anselmi ha provato a tracciare una strada per garantire un\u2019opportunit\u00e0 a tutte noi che ne beneficiamo oggi. La difficolt\u00e0 di un giusto equilibrio tra le aspirazioni personali, lavorative e di vita familiare \u00e8 ancora viva e presente anche tra di noi quando pensiamo al futuro e tanti desideri si affastellano: &#8220;potremo fare tutto? Faremo tutto bene? Qual \u00e8 un equilibrio giusto?&#8221;<br \/>\nIn sostanza, ci chiediamo se saremo felici, se troveremo la vera gioia nella strada che sceglieremo. Forse \u00e8 nelle pieghe delle scelte che facciamo che si trovano le tracce del sentiero da percorrere, nel coraggio di provare, investire sui talenti che abbiamo. Perch\u00e9, esiste vera gioia fuori da quello che siamo veramente?<br \/>\nSiamo chiamate e chiamati a dare la pi\u00f9 autentica delle risposte.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Silvia Breda<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8211; Castelfranco Veneto, 25 marzo 1927; Castelfranco Veneto, 1\u00ba novembre 2016 &#8211; Roma, 27 febbraio 1975, l\u2019anno internazionale dedicato alla donna. Tina Anselmi, allora sottosegretaria al Ministero del Lavoro, pronuncia un discorso che delinea il suo pensiero sull\u2019occupazione femminile, eccone un passaggio: &#8220;Le soluzioni su cui riflettere passano dalla realizzazione di uno sviluppo economico che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":3079,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","footnotes":""},"categories":[71,34],"tags":[884,892,429,893,266,890,891,790,889],"class_list":["post-3103","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli","category-biografie","tag-2021-d-gioia","tag-azione","tag-donna","tag-lavoratrice","tag-madre","tag-nazioni-unite","tag-partigiana","tag-resistenza","tag-tina-anselmi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3103","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3103"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3103\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3104,"href":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3103\/revisions\/3104"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3079"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3103"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3103"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3103"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}