{"id":2395,"date":"2018-03-01T23:49:38","date_gmt":"2018-03-01T22:49:38","guid":{"rendered":"http:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/?p=2395"},"modified":"2018-03-27T18:23:07","modified_gmt":"2018-03-27T16:23:07","slug":"giorgio-perlasca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/2018\/03\/01\/giorgio-perlasca\/","title":{"rendered":"Giorgio Perlasca"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Giorgio Perlasca nasce il 31 gennaio 1910 a Como, ma ancora bambino, per motivi di lavoro del padre Carlo, si trasferisce insieme alla famiglia a Maser\u00e0 in provincia di Padova.<br \/>\nIn giovane et\u00e0 dimostra un carattere forte e combattivo. Avendo aderito con entusiasmo al fascismo, arriva a sostenerne le idee al punto di litigare pesantemente con un suo professore, e per questo motivo \u00e8 espulso per un anno da tutte le scuole del Regno.<br \/>\nCoerentemente con le sue idee, nel 1936 parte come volontario per l\u2019Etiopia e poi nel 1937 per la Spagna, per combattere come artigliere al fianco del generale Franco. Al termine della guerra civile spagnola, rientrato in Italia comincia ad allontanarsi dal fascismo, con cui non condivide in particolare l\u2019alleanza con la Germania e le leggi razziali entrate in vigore nel 1938, che sancivano la discriminazione degli ebrei italiani.<br \/>\nDopo essersi sposato nel 1940, nei primi anni della seconda Guerra mondiale Perlasca si trova a lavorare nei paesi dell\u2019Est (Croazia, Serbia e Romania e, dal 1942, in Ungheria a Budapest), come agente venditore con permesso diplomatico, incaricato di comprare carne per l\u2019Esercito italiano. Alla firma dell\u2019Armistizio tra l\u2019Italia e gli Alleati (8 settembre 1943) si trova a Budapest.<br \/>\nPochi giorni dopo, i tedeschi affidano il governo ungherese alle Croci Frecciate, il partito nazista ungherese, che inizia persecuzioni sistematiche, violenze e deportazioni verso i cittadini di religione ebraica. Anche Perlasca, che aveva rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, \u00e8 internato per alcuni mesi in un castello riservato ai diplomatici, ma approfittando di un permesso a Budapest per visita medica riesce a fuggire. Si nasconde presso vari conoscenti, quindi grazie a un documento ricevuto al momento del congedo in Spagna trova rifugio presso l\u2019Ambasciata spagnola: in pochi minuti diventa cittadino spagnolo con un regolare passaporto intestato a Jorge Perlasca, e inizia a collaborare con l&#8217;Ambasciatore spagnolo che assieme alle altre potenze neutrali presenti in Ungheria (Svezia, Portogallo, Svizzera, Citt\u00e0 del Vaticano) sta gi\u00e0 rilasciando salvacondotti per proteggere i cittadini ungheresi di religione ebraica. Rilascia salvacondotti che recitano <em>\u201cparenti spagnoli hanno richiesto la sua presenza in Spagna; sino a che le comunicazioni non verranno ristabilite ed il viaggio possibile, Lei rester\u00e0 qui sotto la protezione del governo spagnolo\u201d<\/em>.<br \/>\nLi rilascia utilizzando una legge promossa nel 1924 da Miguel Primo de Rivera che riconosceva la cittadinanza spagnola a tutti gli ebrei di ascendenza sefardita (di antica origine spagnola, cacciati alcune centinaia di anni addietro dalla Regina Isabella la Cattolica) sparsi nel mondo. Alla fine di novembre (1944) l\u2019Ambasciatore spagnolo \u00e8 costretto a lasciare l\u2019Ungheria. Il giorno seguente, venuto a conoscenza della partenza dell\u2019Ambasciatore, il Ministero degli Interni ordina di sgomberare le case protette. \u00c8 qui che Giorgio Perlasca prende la sua decisione: restare a Budapest e spacciarsi per il sostituto del console partente, all&#8217;insaputa dello stesso e della Spagna. E\u2019 creduto e le operazioni di rastrellamento vengono sospese. Il giorno dopo su carta intestata e con timbri autentici compila di suo pugno la sua nomina ad Ambasciatore spagnolo e la presenta al Ministero degli Esteri dove le sue credenziali vengono\u00a0accolte senza riserve. Nelle vesti di diplomatico regge pressoch\u00e9 da solo l\u2019Ambasciata spagnola e gestisce il &#8220;traffico&#8221; e la sopravvivenza di migliaia di ebrei, nascosti nell&#8217;ambasciata e nelle case protette sparse per la citt\u00e0 e lungo il Danubio, come similmente cercavano di fare il diplomatico Raoul Wallenberg e il nunzio apostolico Angelo Rotta. Li tutela dalle incursioni delle Croci Frecciate, si reca con Wallenberg alla stazione per cercare di recuperare i protetti, tratta ogni giorno con il Governo ungherese e le autorit\u00e0 tedesche di occupazione.<br \/>\nLa legge Rivera \u00e8 la base legale dell\u2019intera operazione organizzata da Perlasca, che gli permette di portare in salvo migliaia di ebrei ungheresi. Cura infine personalmente l&#8217;organizzazione e l&#8217;approvvigionamento dei viveri, recandosi ogni giorno presso le abitazioni, e utilizzando gli scarsi fondi dell&#8217;ambasciata, poi i propri e quindi studiando e applicando un sistema equo di autotassazione sui rifugiati, basato sugli averi di ciascuno.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2357 alignleft\" src=\"http:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2018\/03\/Biografia_2-300x241.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"241\" srcset=\"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Biografia_2-300x241.jpg 300w, https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Biografia_2-100x80.jpg 100w, https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Biografia_2-150x121.jpg 150w, https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Biografia_2-200x161.jpg 200w, https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Biografia_2.jpg 351w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Dopo l\u2019entrata in Budapest dell\u2019Armata Rossa, Giorgio Perlasca viene fatto prigioniero, liberato dopo qualche giorno, e dopo un lungo e avventuroso viaggio per i\u00a0Balcani e la Turchia rientra finalmente in Italia. Da eroe solitario diventa un \u201cuomo qualunque\u201d: conduce una vita normalissima e chiuso nella sua riservatezza non racconta a nessuno, nemmeno in famiglia, la sua storia di coraggio, altruismo e solidariet\u00e0. La vicenda di Giorgio Perlasca esce dal silenzio grazie ad alcune donne ebree ungheresi, ragazzine all\u2019epoca delle persecuzioni, che ricercano notizie del diplomatico spagnolo che durante la seconda guerra mondiale le aveva salvate, attraverso il giornale della comunit\u00e0 ebraica di Budapest. Le testimonianze dei salvati sono numerose, arrivano i giornali, le televisioni, i libri, e lo stesso Perlasca si reca nelle scuole per raccontare quel che aveva compiuto. Non certo per protagonismo, ma proprio perch\u00e9 ritiene necessario rivolgersi alle giovani generazioni affinch\u00e9 tali follie non abbiano mai pi\u00f9 a ripetersi. Il 23 settembre 1989 \u00e8 insignito da Israele del riconoscimento di \u201cGiusto tra le Nazioni\u201d e gli viene dedicata una foresta, in cui sono stati piantati 10.000 alberi, a simboleggiare le vite degli ebrei da lui salvati in Ungheria. Solo nell&#8217;ottobre 1991 \u00e8 insignito dal governo italiano dell&#8217;onorificenza di grande ufficiale, mentre nel dicembre 1991 il Senato Italiano approva un vitalizio annuo, che Perlasca rifiuta.<br \/>\nGiorgio Perlasca muore il 15 agosto del 1992 ed \u00e8 sepolto nel cimitero di Maser\u00e0, a pochi chilometri da Padova. Ha voluto essere sepolto nella terra con al fianco delle date un\u2019unica frase: \u201cGiusto tra le Nazioni\u201d, in ebraico. La medaglia d\u2019oro al merito civile, ricevuta nel giugno 1992, recita nella sua motivazione: <em>Nel corso della 2a guerra mondiale, con coraggio non comune e grave rischio personale assumeva la falsa identit\u00e0 di un Ambasciatore spagnolo per salvare migliaia di persone ingiustamente perseguitate, impedendone la deportazione nei campi di sterminio e riuscendo, poi, a trovar loro una provvisoria sistemazione, malgrado le notevolissime difficolt\u00e0. Nobile esempio di elette virt\u00f9 civiche e di operante umana solidariet\u00e0. Budapest 1944 \u2013 1945<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>\u00abOggi \u00e8 un eroe nazionale e un fiore all&#8217;occhiello per tutti. Ma \u00e8 anche un po&#8217; martire, per via del silenzio in cui ha vissuto. [&#8230;] \u00c8 stato anche faticoso farglielo raccontare, non si era mai sentito preso sul serio, aveva interiorizzato la tragedia, era troppo grossa da raccontare l&#8217;impresa, un po&#8217; come dire &#8220;ho visto i marziani&#8221;, e lui li aveva visti davvero\u00bb.<\/strong><\/em><br \/>\n(Giovanni Minoli)<\/p>\n<p>a cura di<\/p>\n<p><em><strong>Francesco Barbariol<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giorgio Perlasca nasce il 31 gennaio 1910 a Como, ma ancora bambino, per motivi di lavoro del padre Carlo, si trasferisce insieme alla famiglia a Maser\u00e0 in provincia di Padova. In giovane et\u00e0 dimostra un carattere forte e combattivo. 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