{"id":2137,"date":"2017-02-01T23:55:02","date_gmt":"2017-02-01T22:55:02","guid":{"rendered":"http:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/?p=2137"},"modified":"2017-03-27T19:47:04","modified_gmt":"2017-03-27T17:47:04","slug":"questione-di-carattere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/2017\/02\/01\/questione-di-carattere\/","title":{"rendered":"Questione di carattere"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">A volte basta un carattere per distinguere una persona da un\u2019altra, o anche per dividere, per additare ed escludere. C\u2019\u00e8 un carattere che \u00e8 diventato tristemente famoso in questi ultimi anni e che tutti noi abbiamo imparato a conoscere.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2112 alignleft\" src=\"http:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/Editoriale_2-196x300.jpg\" alt=\"\" width=\"196\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Editoriale_2-196x300.jpg 196w, https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Editoriale_2-100x153.jpg 100w, https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Editoriale_2-150x229.jpg 150w, https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Editoriale_2-200x306.jpg 200w, https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Editoriale_2.jpg 270w\" sizes=\"(max-width: 196px) 100vw, 196px\" \/>Credo che anche voi, Rover e Scolte, lo abbiate visto e forse vi siete soffermati a riflettere. Parlo della lettera <strong>Nun<\/strong> dell\u2019alfabeto arabo, il carattere <strong>\u0646<\/strong> che corrisponde alla nostra<strong> n<\/strong>. Nei territori di Siria e Iraq conquistati dal fanatismo religioso degli appartenenti alle bande dell\u2019Isis tale simbolo viene da tempo usato per marchiare le case e i terreni dei cristiani locali. Serve per distinguere tra i fedeli all\u2019Islam e i reietti cristiani, i <strong>\u201cNazareni\u201d<\/strong>. Un po\u2019 come accadeva in Germania durante il Nazismo nei confronti degli Ebrei, delle loro persone e delle loro propriet\u00e0.<br \/>\nE, dopo la marchiatura, spesso seguono razzie e distruzioni e i cristiani che sopravvivono devono fuggire e mai pi\u00f9 tornare. Da un paio d\u2019anni questa notizia si \u00e8 diffusa e da allora vediamo moltiplicarsi la presenza della lettera <strong>Nun<\/strong> ad accompagnare i profili Twitter, Facebook, ecc., di tante persone. In tanti, nella tranquillit\u00e0 della nostra civilt\u00e0, hanno pensato di prendersi a carico questo simbolo per dire a tutti che \u201canche io sono <em>Nazareno, anche io sono cristiano<\/em>\u201d. E per appoggiare, anche solo con un pensiero, chi soffre per la sua fede. Certo per noi \u00e8 pi\u00f9 facile. Qui non siamo perseguitati. Magari un po\u2019 presi in giro, a volte additati dai nostri amici e compagni che si pensano pi\u00f9 intelligenti e liberi perch\u00e9 non credono in Dio, ma non siamo perseguitati.<br \/>\nNon ci viene tolto il lavoro; in Italia a scuola possiamo anche portare la croce al collo (<strong>in Francia \u00e8 vietato<\/strong>); possiamo acquistare case ed avere beni.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2113 alignleft\" src=\"http:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/Editoriale_3.jpg\" alt=\"\" width=\"270\" height=\"270\" srcset=\"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Editoriale_3.jpg 270w, https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Editoriale_3-150x150.jpg 150w, https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Editoriale_3-100x100.jpg 100w, https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Editoriale_3-200x200.jpg 200w\" sizes=\"(max-width: 270px) 100vw, 270px\" \/>Ancora viviamo in una civilt\u00e0 cristiana dove esistono cimiteri contrassegnati da croci (anche se in qualche luogo qualche sindaco aveva provato a rimuoverle all\u2019ingresso del recinto sacro); ancora possiamo sposarci in chiesa e il nostro matrimonio\u00a0vale anche per lo Stato; ancora possiamo battezzare i figli e fare festa. Il nostro \u00e8 un tempo e un luogo buono per i <em>Nazareni<\/em>. Nella storia non \u00e8 sempre stato cos\u00ec e quello che vediamo accadere ora in oriente \u00e8 successo anche qui, nella civile Europa. E non solo al tempo delle persecuzioni cristiane. Ci sono state lotte di religione che hanno diviso i popoli cristiani anche pochi secoli fa. Ancora oggi in certi luoghi del nord e nord est europeo non sono ben viste Messe e professioni religiose cattoliche e i cristiani invece di portare in evidenza una croce spesso usano come immagine l\u2019<strong>Ichthus<\/strong>, il simbolo del pesce usato anche nell\u2019antica Roma dei primi cristiani. Ichthus, acronimo delle parole <strong>I<\/strong> (esous) &#8211; <strong>CH<\/strong> (ristos) &#8211; <strong>TH<\/strong> (eou) &#8211; <strong>U<\/strong> (ios) <strong>S<\/strong> (oeter): <em><strong>Ges\u00f9 Cristo, Figlio di Dio, Salvatore<\/strong><\/em>.<br \/>\nIchthus che in greco vuole dire <em><strong>pesce<\/strong><\/em> e che nelle catacombe era disegnato per rappresentare il Messia. Simbolo clandestino e usato per permettere l\u2019incontro tra cristiani: si racconta infatti che quando un cristiano incontrava uno sconosciuto per strada potevano riconoscersi tra di loro come cristiani se uno disegnava un arco per terra e l\u2019altro lo completava disegnando un arco opposto formando la figura stilizzata del pesce. Quindi nella storia ci sono caratteri che hanno accompagnato e accompagnano la nostra fede, ma questi simboli, questi segni scritti, queste icone non hanno nessun valore se il portatore non d\u00e0 a loro il senso. Queste immagini chiedono di essere scritte principalmente nei nostri cuori; chiedono di essere segno dell\u2019evangelizzazione del nostro cuore. Ci vuole carattere per credere, ci vuole forza d\u2019animo, ci vuole tempo e preghiera per credere al Vangelo; poi ancora pi\u00f9 forza per passare la Buona Novella a chi ci sta vicino, per raccontarla con un sorriso e a testa alta, per donarla ai cuori lontani.<br \/>\nAllora i caratteri che raccontano la nostra fede saranno simboli vivi e segno di speranza. Reietti dal mondo, forse, ma identificati come credenti nel messaggio pi\u00f9 bello e pi\u00f9 dolce che potesse arrivare sulla terra. Additati, forse, ma contrassegnati senza equivoci come seguaci e fratelli di Cristo. \u00c8 tutta una questione di carattere. Semplice e complicato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Monica D&#8217;Atti<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A volte basta un carattere per distinguere una persona da un\u2019altra, o anche per dividere, per additare ed escludere. C\u2019\u00e8 un carattere che \u00e8 diventato tristemente famoso in questi ultimi anni e che tutti noi abbiamo imparato a conoscere. 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