{"id":212,"date":"2013-06-10T16:03:47","date_gmt":"2013-06-10T14:03:47","guid":{"rendered":"http:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/?p=212"},"modified":"2013-11-10T19:09:53","modified_gmt":"2013-11-10T18:09:53","slug":"nel-tempo-della-preghiera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/2013\/06\/10\/nel-tempo-della-preghiera\/","title":{"rendered":"Nel Tempo della Preghiera"},"content":{"rendered":"<p>Tu sai pregare? Io no, se ci penso bene posso dire di non esserne tanto capace. Arrivo a questa chiara conclusione soprattutto quando sento di santi e beati che passavano ore in meditazione. Avete presente quando si legge di San Francesco che si ritirava in celle anguste, in grotte e anfratti per pregare giorni e giorni senza neanche mangiare? E di San Domenico che si dice parlasse solo con Dio o di Dio? E in tempi pi\u00f9 prossimi Giovanni Paolo II che passava ore in raccoglimento?<br \/>\nIo, come credo la maggior parte di noi, sono distante anni-luce da tutto ci\u00f2. C\u2019\u00e8 di buono che sembra non ci sia il desiderio di arrenderci. Lo si capisce bene scorrendo gli articoli di questo numero di Cdm. Passateli con calma, uno ad uno. Ci sono chiare tracce di costanza e speranza. Viene distintamente fuori che importante \u00e8 non smettere mai di provarci: oggi, domani, dopodomani. Succede poi, con il tempo, che ti accorgi che la tua ricerca diventa essa stessa preghiera; il tuo provare e riprovare \u00e8 la preghiera del cercatore.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"2013.B.PREGHIERA.EDITORIALE.01\" alt=\"2013.B.PREGHIERA.EDITORIALE.01\" src=\"http:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2013\/11\/2013.B.PREGHIERA.EDITORIALE.01.jpg\" width=\"224\" height=\"493\" \/><br \/>\nSe leggiamo questo numero di Cdm quante strade ci vengono proposte? Quanti percorsi, quante soluzioni ci si aprono davanti? Tutti collegati da un semplice filo, tutti a raccontare l\u2019unico senso: imparare a dedicare tempo al Signore perch\u00e9 il Signore entri nel nostro tempo. Quanto importa la formula esatta che recitiamo nei tempi della nostra giornata? Cosa serve ripetere a memoria preghiere imparate da sempre, che tutti conoscono, imparate anche da chi non crede, anche da chi non vuole pi\u00f9 credere? Molto, pu\u00f2 servire molto, o anche niente se non siamo l\u00ec con la testa e con il cuore, se \u00e8 solo presenza o abitudine.<br \/>\nSpesso cerchiamo espressioni profonde e frasi ad effetto per scuotere il nostro torpore. Cerchiamo in preghiere fantasmagoriche ci\u00f2 che il nostro cuore e la nostra testa non riescono a dire. La cosa funziona?<br \/>\nIl Signore si avvicina, o meglio, noi ci avviciniamo?<br \/>\nRiusciamo a sentirlo al nostro fianco?<br \/>\nA volte basta un semplice inizio di preghiera a labbra socchiuse: \u201cPadre nostro, che sei nei cieli\u2026\u201d.<br \/>\nA volte ci \u00e8 bastato un cielo stellato, nel silenzio interrotto solo dal fuoco che scoppietta durante una veglia notturna al campo. Poche parole per aprirci alla meraviglia della contemplazione e sentire quell\u2019Oltre che diventa prossimo. L\u2019infinito all\u2019improvviso si avvicina e il cuore si gonfia di ansia \u201cbuona\u201d e di emozione.<br \/>\nAbbiamo toccato per un attimo Dio. Come quell\u2019affresco della Cappella Sistina, quando Dio e Adamo si sfiorano con il dito. L\u2019abbiamo sentito prossimo, ne abbiamo percepito il calore amorevole. Mi torna in mente anche una scultura della cattedrale di Chartres, negli archi del portale nord: Dio crea Adamo. Adamo ha la testa appoggiata alle ginocchia di Dio che \u00e8 raffigurato come Cristo; Adamo pi\u00f9 che creato sembra che in quel momento venga consolato e accarezzato.<br \/>\n\u00c8 un\u2019immagine di una dolcezza potente, di una comunione fortissima.<br \/>\nCome fare per trattenere questa sensazione? Come rendere quotidiana questa presenza? Come riuscire cos\u00ec a vivere nella coscienza che siamo fatti per quella dimensione divina e il tempo che stiamo vivendo \u00e8 solo un attimo, \u00e8 il tempo di un viaggio, \u00e8 un bellissimo momento di cammino, alla fine del quale poi si giunge alla soglia di casa, si appoggia lo zaino e si \u00e8 arrivati?<br \/>\nMi sa che qui \u00e8 una sequenza di domande. In verit\u00e0 di risposte ce ne sono poche, o meglio, non sono facili, non si risolvono con poche parole e con semplici concetti. \u00c8 come si diceva all\u2019inizio. \u00c8 un cammino di ricerca quotidiano costellato di insuccessi e di momenti di vuoto, di incertezze e di tristezze. A volte pregare ci potr\u00e0 sembrare anche una cosa senza particolare utilit\u00e0. Spesso ci verr\u00e0 da considerare che in fin dei conti non \u00e8 tanto importante; l\u2019importante \u00e8 agire bene, essere buoni, dedicare tempo al bene, a farlo e a pensarlo. Come Marta, che non si fermava un attimo, che preparava e apparecchiava, puliva e cucinava. Per\u00f2 alla fine aveva ragione Maria che si era fermata ad ascoltare il Signore. Affascinata stava ai<br \/>\npiedi di Ges\u00f9 in sua compagnia. Aveva ragione lei in quel momento, per quel tempo. Quello era il tempo della preghiera: c\u2019era Dio che era venuto a casa loro.<br \/>\nPoi ci sarebbe stato anche il tempo dell\u2019impegno, del frutto dell\u2019ascolto, quel tempo nel quale le cose da fare sarebbero state mosse dall\u2019energia che l\u2019ascolto e la compagnia del Signore avevano generato. Passare da Marta a Maria per ridiventare Marta e poi Maria.<br \/>\nScegliere la cosa migliore al tempo giusto. \u00c8 tra i frutti della preghiera. \u00c8 la soglia della santit\u00e0. \u00c8 il senso di questo cammino.<br \/>\nBuona Strada,<\/p>\n<p>Monica D\u2019Atti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tu sai pregare? Io no, se ci penso bene posso dire di non esserne tanto capace. Arrivo a questa chiara conclusione soprattutto quando sento di santi e beati che passavano ore in meditazione. 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