{"id":2071,"date":"2016-12-01T23:49:49","date_gmt":"2016-12-01T22:49:49","guid":{"rendered":"http:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/?p=2071"},"modified":"2017-01-31T17:24:28","modified_gmt":"2017-01-31T16:24:28","slug":"suor-liduina-meneguzzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/2016\/12\/01\/suor-liduina-meneguzzi\/","title":{"rendered":"Suor Liduina Meneguzzi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">\u201dServire\u201d \u00e8 il nostro motto. Ma quante volte ci capita di faticare nel metterlo in pratica nella quotidianit\u00e0, nell\u2019intervenire quando possiamo essere d\u2019aiuto o quando addirittura ci viene richiesto, magari rimandando ad un \u201cpi\u00f9 tardi\u201d che forse non arriver\u00e0 mai. E quante volte, pur essendoci tirati su le maniche, non nascondiamo che avremmo volentieri fatto dell\u2019altro. Ma se \u00e8 vero che \u00e8 la sostanza, il rendersi utili per qualcuno, che conta, \u00e8 bene ricordarsi che la forma non \u00e8 secondaria: sono molto importanti il \u201cquando\u201d e il \u201ccome\u201d.<br \/>\nProprio poche settimane fa, mi \u00e8 capitato per caso di conoscere la storia di una donna, Liduina Meneguzzi. Le persone che l\u2019hanno incontrata nel corso degli anni ricordano che ad ogni richiesta la sua risposta fosse sempre: \u201cS\u00ec, volentieri, subito\u201d. E la concretezza dei fatti, la delicatezza dei gesti, i sorrisi e la prontezza nell\u2019intervenire corrispondevano a quanto promesso. Liduina Meneguzzi nasce nel 1901 nella campagna padovana, in un paese vicino ad Abano Terme, con il nome di Angela. La sua famiglia \u00e8 molto povera e i suoi genitori lavorano i campi. Angela, seconda di sette figli, impara fin da subito cosa significa prendersi cura degli altri perch\u00e9 essendo la ragazza pi\u00f9 grande deve occuparsi dei cinque fratellini pi\u00f9 piccoli e aiutare la madre nei lavori domestici. Inoltre, trova da lavorare presso alcune famiglie ricche del paese e in un albergo.<br \/>\nCresciuta in una famiglia profondamente cristiana, fin dall\u2019adolescenza sente il desiderio di servire il Signore, diventando suora. L\u2019occasione arriva quando proprio al suo paese arrivano le Suore salesiane.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2039 alignleft\" src=\"http:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/01\/Biografie_2.jpg\" alt=\"Biografie_2\" width=\"218\" height=\"217\" srcset=\"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Biografie_2.jpg 218w, https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Biografie_2-150x149.jpg 150w, https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Biografie_2-100x100.jpg 100w, https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Biografie_2-200x199.jpg 200w\" sizes=\"(max-width: 218px) 100vw, 218px\" \/>Ma i suoi genitori hanno bisogno di lei in casa e Angela, capendo che non \u00e8 ancora il momento di comunicargli la sua volont\u00e0, attende. E dovr\u00e0 attendere ancora, perch\u00e9 il padre muore a soli 57 anni. Finalmente a 25 anni entra nell\u2019Istituto delle Suore di San Francesco di Sales, che prendendo ispirazione dal loro patrono vivono la quotidianit\u00e0\u00a0con spirito di dolcezza e umilt\u00e0.<br \/>\nNel vestire l\u2019abito religioso, Angela prende il nome di Suor Maria Liduina. Per 11 anni Suor Liduina rimane a Padova nel collegio delle Suore che accoglie le ragazze povere della zona, che la stimano per le sue qualit\u00e0 materne di amore e pazienza. \u00c8 instancabile nel suo servizio e sempre sorridente. Nel 1937 i Padri Cappuccini presenti in Etiopia chiedono la presenza delle suore per l\u2019educazione dei bambini e di alcune infermiere per l\u2019ospedale. Liduina fin da piccola sogna di andare in Africa e spera di essere scelta ma \u00e8 consapevole di non avere grandi capacit\u00e0.<br \/>\nInvece, viene scelta proprio per assistere i malati nell\u2019ospedale della cittadina etiope di Dire-Dawa, perci\u00f2 si prepara per alcuni mesi presso l\u2019ospedale<br \/>\ndi Padova per diventare infermiera, prima di partire. La cittadina di Dire-Dawa \u00e8 abitata da gente di razza, cultura e religione diverse e a tutti suor Liduina dona il suo amorevole servizio, senza distinzioni.<br \/>\nPer lei non esistono differenze tra bianco e nero, tra cattolico e mussulmano perch\u00e9 in tutti vede Ges\u00f9. Lei che si considera una \u201cpovera oca\u201d riesce ad entrare in relazione con tutti. E quando dice che Dio \u00e8 Padre di tutti e tutti siamo fratelli, chi l\u2019ascolta, crede, non tanto per le sue parole, ma per i suoi gesti di carit\u00e0 e di amore verso tutti. Non sopporta vedere soffrire nessuno e quando si trova di fronte ad un bisogno o ad un problema non si da pace finch\u00e9 non trova una soluzione.<br \/>\nUn infermiere testimone del tempo dice: \u201cIn suor Liduina c\u2019\u00e8 qualcosa che la contraddistingue: abnegazione e semplicit\u00e0, bont\u00e0 e amore fraterno per tutti. Per gli ammalati e per i sani, per i bianchi e per i neri.\u201d Un altro infermiere ricorda: \u201cSuor Liduina con la sua carit\u00e0 e bont\u00e0 ha illuminato quel mondo di sofferenza e di miseria in cui si viveva. Era una piccola suora, di poca cultura, ma l\u2019amore che ardeva in lei la trasformava in abile infermiera, assistente chirurgica, anestesista, dottore.\u201d Pochi mesi dopo il suo arrivo in Etiopia suor Liduina avverte i primi segnali di un tumore che lentamente la porter\u00e0 alla morte. Eppure non pensa mai a se stessa. Ad un medico che le raccomanda di riposarsi risponde: <em><strong>\u201cDottore, non sono venuta in Africa per riposarmi! Ho l\u2019eternit\u00e0 per riposarmi, ora questi hanno bisogno di me\u201d<\/strong><\/em>. Si riferisce ai malati che l\u2019ospedale accoglie e ai feriti che dopo lo<br \/>\nscoppio della Seconda Guerra Mondiale giungono all\u2019ospedale. Anche l\u2019Etiopia infatti, colonia italiana in Africa, \u00e8 terreno di scontri e oggetto di bombardamenti. Suor Liduina \u00e8 una mamma e una sorella per i soldati feriti e lontani dalla propria terra e dai propri cari. Nonostante la malattia gli stia togliendo le forze ogni giorno di pi\u00f9, persevera nella sua cura e nel suo sostegno ai pazienti. Fino all\u2019ultimo rimane accanto a loro, fino alla sera prima dell\u2019intervento dal quale non si riprender\u00e0 pi\u00f9. Suor Liduina muore a 40 anni a seguito di complicanze insorte dopo un intervento chirurgico. Viene seppellita in mezzo ai soldati, come essi stessi desiderano, perch\u00e9 rimanga ancora insieme a loro, prima di essere riportata in Italia, dove attualmente riposa. Suor Liduina \u00e8 stata proclamata beata da Papa Giovanni Paolo II il 20 ottobre 2002. Per tutti rimane un esempio di servizio straordinario, amorevole, puntuale e generoso, perfettamente riassunto in quella risposta <em><strong>\u201cS\u00ec, volentieri, subito\u201d<\/strong><\/em> che tanto ricorda l\u2019<em><strong>\u201dEccomi\u201d<\/strong><\/em> di Maria.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em><strong>&#8220;S\u00ec volentieri subito ripeto anche oggi, sollecitata dall&#8217;Amore ad essere un<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>cuore aperto per tutti coloro che sono nel dolore\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Francesco Barbariol<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201dServire\u201d \u00e8 il nostro motto. 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