{"id":1923,"date":"2016-05-01T23:49:55","date_gmt":"2016-05-01T21:49:55","guid":{"rendered":"http:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/?p=1923"},"modified":"2024-01-30T14:09:48","modified_gmt":"2024-01-30T13:09:48","slug":"jonah-lomu-la-piu-grande-star-del-rugby","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/riviste.fse.it\/carnetdimarcia\/2016\/05\/01\/jonah-lomu-la-piu-grande-star-del-rugby\/","title":{"rendered":"Jonah Lomu: La pi\u00f9 grande star del Rugby"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stato il pi\u00f9 giovane membro della nazionale\u00a0neozelandese a prendere parte ad un mondiale,\u00a0ha messo a segno 37 mete in 63 partite\u00a0in cui ha vestito la maglia degli All Blacks\u00a0e detiene il record di 15 mete in 11 partite giocate\u00a0durante i mondiali del 1994 e del 2002. La sua vita\u00a0\u00e8 una collezione di record sportivi tanto che l\u2019intero\u00a0mondo del Rugby lo ha consacrato come il pi\u00f9\u00a0grande giocatore di sempre, nonostante non sia\u00a0mai riuscito a portare la sua nazionale a vincere un\u00a0mondiale e a sollevare da terra la tanto agognata\u00a0Web Ellis Cup.<br \/>\nJonah Lomu incarna, nell\u2019immaginario di tanti, lo\u00a0stereotipo del rugbista per eccellenza: 192 cm di\u00a0altezza e 119 kg di peso sono le misure della sua\u00a0stazza ammirevole e temibile anche fuori dal campo,\u00a0ma la sua storia ci parla di un uomo che a colpi\u00a0di carattere e avventure sportive ha lasciato il segno\u00a0ben oltre questi numeri contribuendo a cambiare la\u00a0storia di questo sport. Nasce nel 1975 ad Auckland\u00a0da genitori tongani trasferitisi in Nuova Zelanda e\u00a0cresce nei bassifondi di questa citt\u00e0. La predisposizione\u00a0alle attivit\u00e0 sportive si rivela sin da subito la\u00a0sua caratteristica pi\u00f9 evidente: ancora oggi alcuni\u00a0suoi record stabiliti in varie discipline sono scolpiti\u00a0nei muri delle scuole che ha frequentato e restano\u00a0imbattuti.<br \/>\nPiuttosto precocemente, per\u00f2 cominciano per lui\u00a0le sfide dell\u2019esistenza, nello sport e nella vita. S\u00ec,\u00a0perch\u00e9 dopo aver giocato, a soli vent\u2019anni, uno spumeggiante\u00a0primo mondiale dando il massimo di se\u2019,\u00a0gli viene diagnosticata una nefrosi congenita e degenerativa\u00a0che si preannuncia difficile da affrontare.\u00a0Nel momento in cui conosce un livello di impegno\u00a0sportivo e notoriet\u00e0 che crescono esponenzialmente\u00a0e trasformano la vita in modo inaspettato, proprio\u00a0nell\u2019anno in cui gioca una semi-finale memorabile\u00a0contro l\u2019Inghilterra mettendo a terra una gran\u00a0quantit\u00e0 di avversari, arriva per Jonah anche una\u00a0sentenza dura da digerire, soprattutto a vent\u2019anni,\u00a0soprattutto per uno che del corpo stava facendo lo\u00a0strumento di elezione per il lavoro e per la vita.<br \/>\nA ben guardare, Jonah comincia a diventare il migliore\u00a0rappresentante di questo sport non solo per\u00a0le sue misure, la sua ingenua sregolatezza di ventenne\u00a0o la voglia di giocare di un giovane pieno di\u00a0energie. Quanto perch\u00e9 gioca da fuoriclasse uno\u00a0sport che ha la straordinaria caratteristica di portare\u00a0in campo la verit\u00e0 del corpo a corpo, dove il gioco\u00a0restituisce la qualit\u00e0 e il valore degli avversari, dove,\u00a0appunto, si misurano uomini nell\u2019interezza della\u00a0loro persona. Perch\u00e9 a poco valgono i tatticismi, le\u00a0sofisticherie tecniche o il calcolo, in campo il cuore\u00a0deve battere al tempo del talento in un condensato\u00a0di equilibrio e scaltrezza e Jonah, in questo, eccelle.<br \/>\nE cos\u00ec, al fiorire della sua carriera sportiva, dopo il\u00a0secondo mondiale giocato (il primo a soli 19 anni),\u00a0dopo la diagnosi della malattia, Jonah subisce il primo\u00a0trapianto di reni all\u2019et\u00e0 di 29 anni e l\u2019anno dopo\u00a0prova a ricominciare. Prova a ripartire dal vecchio\u00a0continente accettando un ingaggio di una squadra\u00a0gallese e riesce a giocare 10 partire nell\u2019arco di 7\u00a0mesi prima di subire un infortunio alla caviglia che\u00a0lo blocca nuovamente. Nel 2007, quasi deciso al ritiro\u00a0ma, forse, confortato dall\u2019ingresso nella Hall of\u00a0Fame del Rugby, decide ancora una volta di tentare\u00a0e nel 2009 gioca 7 partite in una squadra francese,\u00a0di terza divisione. Poi si ritira definitivamente e nel\u00a02011 subisce il secondo trapianto di rene che non\u00a0da i risultati sperati. Il mondo lo ha salutato calorosamente\u00a0il 18 novembre 2015, giorno della sua improvvisa\u00a0morte all\u2019et\u00e0 di soli 40 anni.<br \/>\nLa sua pi\u00f9 grande eredit\u00e0 \u00e8 stata quella di aver trasformato\u00a0uno sport conferendogli una notoriet\u00e0 e\u00a0un seguito inediti traguardandolo verso il professionismo,\u00a0tutto mentre per vent\u2019anni continua a\u00a0soffrire di un male incurabile che gli ha impedito\u00a0di giocare ad alti livelli. Per il rugby c\u2019\u00e8 un prima e\u00a0un dopo Lomu, lui \u00e8 stato la prima vera superstar\u00a0globale che con la sua popolarit\u00e0 ha contribuito a\u00a0far conoscere questo sport ben oltre il novero degli\u00a0appassionati tradizionali.<br \/>\nMa ancor di pi\u00f9, molti ragazzi hanno trovato ispirazione\u00a0e considerano ancora un modello questo\u00a0gigante gentile per aver mostrato loro che con la\u00a0giusta determinazione \u00e8 possibile scommettere\u00a0sulla propria vita e fare scelte libere che portano\u00a0lontano da contesti di violenza e disillusione, pur\u00a0provenendo da ambienti di povert\u00e0 ed emarginazione\u00a0sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>#diconodilui<\/strong><\/span><br \/>\n<strong>Vittorio Munari,<\/strong> uno dei maggiori conoscitori di\u00a0palla ovale in Italia, lo descrive cos\u00ec: <em>\u00abQuesto ragazzo\u00a0sta al rugby come il giro di boa sta alla regata perch\u00e9\u00a0il suo intervento in questo sport \u00e8 stata la premessa\u00a0di grandi cambiamenti e ha aperto la strada al professionismo,\u00a0negli anni Novanta era impossibile non\u00a0parlare di lui. Ma voglio ricordarlo soprattutto come\u00a0una persona splendida, di una grandissima semplicit\u00e0\u00a0e modestia che ha saputo portare il peso della sua\u00a0malattia con estrema dignit\u00e0. \u00c8 stato sicuramente un\u00a0grandissimo ambasciatore di questo sport\u00bb.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 stato il pi\u00f9 giovane membro della nazionale\u00a0neozelandese a prendere parte ad un mondiale,\u00a0ha messo a segno 37 mete in 63 partite\u00a0in cui ha vestito la maglia degli All Blacks\u00a0e detiene il record di 15 mete in 11 partite giocate\u00a0durante i mondiali del 1994 e del 2002. 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