Un’Enciclica per gli Scout

FOTO 2- Un'enciclica....Gabriele Franchi De Cavalieri

Laudato sii, l’ultima Enciclica di Papa Francesco, dovrebbe essere una lettura indispensabile per tutti i Capi dell’Associazione. Sembra scritta apposta per essere letta insieme da un Clan o da un Fuoco.

Con la speranza di farvi venire voglia di darle una lettura, su questo numero di Azimuth cercherò di fare un riassunto – anche se in realtà userò quasi solo citazioni – della prima parte dell’Enciclica che tratta le cause della crisi ecologica. Nel prossimo numero, invece, esamineremo le linee guida indicate dal Papa (nella seconda parte dell’Enciclica) per combattere in pratica questa crisi e ci accorgeremo di quanto queste siano perfettamente compatibili con il metodo scout.

Nel primo capitolo Francesco ci racconta “Quello che sta accadendo alla nostra casa comune”. Fra i problemi più evidenti il Papa individua l’inquinamento, i rifiuti e cultura dello scarto. In particolare, i primi due sono i risultati di una cultura che incentiva il consumo sfrenato e che non investe nel riciclo.

Un secondo problema, anche se un po’ lontano da noi perché riguarda i Paesi più poveri, è quello dell’accesso all’acqua potabile. In teoria, visto che tutti abbiamo bisogno d’acqua per sopravvivere, questo sarebbe un diritto naturale dell’uomo che, purtroppo, è minacciato dall’eccessivo inquinamento.

Se torniamo più vicino alla nostra realtà ed al mondo scout, il Papa sottolinea come la perdita di biodiversità sia una delle caratteristiche (ignorata) di questa crisi ecologica: “Anche le risorse della terra vengono depredate a causa di modi di intendere l’economia e l’attività commerciale e produttiva troppo legati al risultato immediato. La perdita di foreste e boschi implica allo stesso tempo la perdita di specie che potrebbero costituire nel futuro risorse estremamente importanti, non solo per l’alimentazione, ma anche per la cura di malattie e per molteplici servizi. Le diverse specie contengono geni che possono essere risorse-chiave per rispondere in futuro a qualche necessità umana o per risolvere qualche problema ambientale.

Infine, la crisi ecologica è strettamente collegata alle disuguaglianze economiche ed all’esclusione sociale: “L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale. Di fatto, il deterioramento dell’ambiente e quello della società colpiscono in modo speciale i più deboli del pianeta”.

Molti di questi problemi non solo sono estremamente concreti, ma li tocchiamo con mano nella nostra quotidianità.

Quanto sarebbe opportuno realizzare un percorso con dei rover o delle scolte – o anche con i Capi del Gruppo – su questi temi?

Nel terzo capitolo Francesco ci spiega che le cause principali dei suddetti problemi sono l’antropocentrismo e il relativismo morale:

Quando l’essere umano pone sé stesso al centro, finisce per dare priorità assoluta ai suoi interessi contingenti, e tutto il resto diventa relativo. Perciò non dovrebbe meravigliare il fatto che […] si sviluppi nei soggetti questo relativismo [morale], in cui tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati.

[…] La cultura del relativismo è la stessa patologia che spinge una persona ad approfittare di un’altra e a trattarla come un mero oggetto. […] È la stessa logica che porta a sfruttare sessualmente i bambini, o ad abbandonare gli anziani che non servono ai propri interessi. […] Se non ci sono verità oggettive né principi stabili, al di fuori della soddisfazione delle proprie aspirazioni e delle necessità immediate, che limiti possono avere la tratta degli esseri umani, la criminalità organizzata, il narcotraffico, il commercio di diamanti insanguinati e di pelli di animali in via di estinzione? Non è la stessa logica relativista quella che giustifica l’acquisto di organi dei poveri allo scopo di venderli o di utilizzarli per la sperimentazione, o lo scarto di bambini perché non rispondono al desiderio dei loro genitori? E’ la stessa logica “usa e getta” che produce tanti rifiuti solo per il desiderio disordinato di consumare più di quello di cui realmente si ha bisogno.”

Nel quarto capitolo il Papa sottolinea come una delle conseguenze del relativismo morale sia l’assenza di giustizia intergenerazionale. Infatti, quando orientiamo la nostra vita a seconda degli interessi immediati, è chiaro come non solo l’ambiente, ma anche le generazioni future, sono solo effetti collaterali: “L’uomo e la donna del mondo postmoderno corrono il rischio permanente di diventare profondamente individualisti, e molti problemi sociali attuali sono da porre in relazione con la ricerca egoistica della soddisfazione immediata, con le crisi dei legami familiari e sociali, con le difficoltà a riconoscere l’altro. […] Inoltre questa incapacità di pensare seriamente alle future generazioni è legata alla nostra incapacità di ampliare l’orizzonte delle nostre preoccupazioni e pensare a quanti rimangono esclusi dallo sviluppo.”

Leggendo Papa Francesco, come si fa a non pensare all’ultimo messaggio di BP agli esploratori?

Credo che il Signore ci abbia messo in questo mondo meraviglioso per essere felici e godere la vita. La felicità non dipende dalle ricchezze né dal successo nella carriera, né dal cedere alle nostre voglie. Un passo verso la felicità lo farete conquistandovi salute e robustezza finché siete ragazzi, per poter essere utili e godere la vita pienamente una volta fatti uomini. Lo studio della natura vi mostrerà di quante cose belle e meravigliose Dio ha riempito il mondo per la vostra felicità. Contentatevi di quello che avete e cercate di trarne tutto il profitto che potete. Guardate al lato bello delle cose e non al lato brutto. Ma il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri. Procurate di lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto l’avete trovato…”.

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