Intervista a… Pino e Fabiana

Ne “La Strada Verso il Successo” B.P. scrive “(…) La verità è che non serve attendere la felicità dell’avvenire, bisogna sapere godere della vita ad ogni istante. Il saggio non si accontenta di un vago paradiso nel futuro.
Egli capisce che è in suo potere costruirsi il proprio paradiso, qui, in questo mondo, ora; e che sarà tanto migliore il paradiso che si prepara per l’avvenire quanto più completo è quello che ora sta vivendo (…)”.

Oggi vi presentiamo Pino e Fabiana, due persone felici (io le conosco e ve lo posso assicurare) con una luce particolare negli occhi ed una scintilla nel cuore che gli ha permesso, come gli permette, di realizzare un sogno: trovare la propria felicità e realizzarsi, nel mettersi al servizio del prossimo. Pino e Fabiana – accompagnati da una magnifica masnada di amici più pazzi di loro – si trovano ogni giorno, aiutando milioni di ragazzi a prendere coscienza di sé ed a ritrovarsi nell’individuare il loro futuro.
Non aggiungiamo altro….

“Breve presentazione: Chi siete?”

Eccoci…si siamo Pino e Fabiana, felicemente sposati da 6 anni, io ne ho 36 e Fabiana 35, anche se ne dimostra di più ;-) Scherzo.

Amore lo so che te ne danno sempre meno di 30, per questo ti ho sposato…..Ci siamo conosciuti lungo il cammino scout ed oggi siamo ancora, rispettivamente, io Capo Clan del Rm2 e Fabiana Capo Gruppo del Rm53.

Io sono laureato in Giurisprudenza, ma dopo i due classici anni di pratica forense ho capito, proprio grazie al mio essere scout, che quella non era la mia strada e che mi sentivo attratto dal mondo della formazione. Taglio qualche passaggio, per dirvi che oggi mi occupo di “formazione del personale in azienda” e sono assistente all’Università Roma Tre, alla Facoltà di Scienze della Formazione. Fabiana invece è fisioterapista. In un primo momento, dopo il diploma, è stata introdotta dai genitori nel mondo del lavoro, ma ben presto si è resa conto che quella non era la sua strada e rompendo qualche catena familiare ha deciso di cambiare strada laureandosi in Fisioterapia. Affatto paga, quest’anno, proprio in occasione del nostro Progetto, ha conseguito una seconda laurea in Pedagogia. Io e Fabiana ci siamo conosciuti perché i nostri gruppi di appartenenza sono a pochi km di distanza l’uno dall’altro, ma la scintilla è nata nel 2005 dopo un evento tragico che ha scombussolato la mia vita. Fabiana da lì a poco sarebbe voluta partire per l’Africa per mettere la sua professione al servizio dei più bisognosi, se non erro con Medici senza frontiere (spero di non sbagliare organizzazione, perché mentre scrivo Fabiana sta facendo servizio come capo campo al 1 tempo scolte, e se dico qualche sfondone bisogna che qualcuno di voi mi ospiti a casa ;-)).

Bè, l’Africa l’abbiamo trovata insieme; lei aveva visto qualcosa di speciale nei miei ruderi di un uomo, ed io in lei l’angelo che poteva salvarmi…siamo cresciuti e cresciamo insieme come uomo e come donna. Abbiamo scoperto che il “Principale” ci ha messo l’uno al fianco dell’altra perché così potessimo intraprendere la nostra strada verso la santità e rispondere alla Sua chiamata. Oggi siamo ovviamente ancora in felice cammino. 

Brucio la domanda….figli!!?? Ancora non ne abbiamo, non arrivano. Ma già da un anno abbiamo intrapreso il percorso per l’adozione, e quindi anche in questo ci affidiamo a Lui.

“Bene. Ci spiegate bene cosa è il “P.O.G.”?”

Il P.O.G. o Progetto Orientamento Giovani è un’associazione di promozione sociale che propone percorsi di Orientamento per i ragazzi che frequentano le classi III, IV e V delle scuole superiori. Un Orientamento che non è solo informazione su cosa fare dopo il diploma, ma soprattutto un percorso formativo che vuole accompagnare ad una scelta consapevole.

“Ottimo. Ma cosa è per voi il P.O.G. e qual è stato il suo “Big Bang”, insomma da cosa nasce la vostra idea?”

Intervista_2Ecco…..state comodi….da cosa nasce!? E’ che fondamentalmente siamo due pazzi con quella sana inquietudine nel cuore di metterci al servizio della vita. Ad un certo punto osservando i ragazzi tra i quali siamo immersi tutti i giorni, guardando le flotte di universitari, ascoltando le storie che ci raccontavano i nostri Rover e Scolte ci siamo detti che sarebbe stato fico mettere su una “scuola scout”. Una scuola che oltre a trasferire il sapere accompagnasse i ragazzi alla scoperta di sé. In quel periodo Fabiana aveva come paziente la proprietaria di una scuola montessoriana e questo non ha potuto che facilitare la questione, anzi, a dire la verità, ha letteralmente buttato benzina sui nostri sogni “incendiari”. Ci muoveva il forte desiderio di fare una proposta educativa che mettesse al centro i ragazzi, che pur mantenendo l’ordinario programma ministeriale potesse tener conto delle singole attitudini, propensioni, desideri e talenti. Insomma ci siamo detti, oggi i ragazzi sono inondati di sapere, di informazioni e di conoscenze, ma il loro “saper essere”!? E soprattutto il loro sapersi rimboccare le maniche? Abbiamo quindi deciso di creare una realtà che spronandoli a fare, sperimentare ed esplorare li accompagnasse a scoprire il loro posto nel mondo. Dopo un primo periodo di grande entusiasmo e slancio emotivo, ci siamo resi conto che ci mancava la parte pratica, proprio in un progetto che voleva proporre un’educazione pratica; insomma ci mancava il come fare!? Come realizzare praticamente questa bella idea!? Ci siamo guardati attorno ed abbiamo trovato pochi appigli intorno a noi. Senza perderci d’animo abbiamo continuato la ricerca ed ecco che ad un certo punto spuntare incredibilmente dal nulla proprio un collegio in Germania, lo “Startseite – Kolleg Kardinal von Galen (http://www.haus-assen.de/de/)” dichiaratamente di stampo scout nautico F.S.E. Questo ci ha rianimato, ci ha portato a dire che, anche se remota, esisteva una possibilità di realizzare concretamente il nostro sogno. Ben presto, tuttavia, ci siamo resi conto che al giorno d’oggi non sarebbe stato così facile poter dare vita ad una realtà del genere. Ecco, allora, accadere  nuovamente qualcosa: in quel periodo tramite il mio lavoro all’Università mi è stata data l’occasione di poter presentare un progetto sull’orientamento per i ragazzi in uscita delle scuole superiori. All’inizio non ci sembrava molto attinente a quello che avevamo in cuore di fare, ma alla fine  ci siamo convinti e messi a capofitto a scrivere: abbiamo stilato un percorso educativo di orientamento con taglio esperienziale, che quindi non prevedesse una dinamica frontale tra docente e ragazzi, ma una serie di attività pratiche che stimolassero riflessioni e scoperte. Il progetto non ha preso piede nell’immediato, ma è stato un esercizio indispensabile che ci ha permesso di capire che quella era la nostra strada. Salto qualche passaggio (per non tediarvi)….Il progetto poi, ha iniziato gradualmente a prendere forma e questo ci ha permesso di capire che non saremmo stati sufficienti a noi stessi per poter percorrere questa strada. Abbiamo, quindi, iniziato a guardarci intorno, a cercare confronti e favorire incontri fino ad arrivare alle suore Apostoline che ci hanno accompagnati per un pezzo di strada fino a spingerci a mettere su una “squadra”. Nel dicembre del 2014, in occasione di una richiesta pervenutaci da un liceo di Ciampino, né abbiamo parlato ad alcuni amici, i primi con i quali progettiamo il primo breve percorso di orientamento, che sarebbe stato poi concretamente offerto di lì ad un mese. In quel periodo, nel salotto di casa nostro, nasce il P.O.G.  E’ stato Alfredo, oggi Presidente, che ha battezzato il nostro progetto dandogli il nome che ormai inizia a girare per le scuole: ;-) Progetto Orientamento Giovani cos’è per noi? Un modo per mettere il dono che ci è stato fatto della vita, e soprattutto le nostre storie, al servizio del prossimo, e sentiamo che per tutti noi questo prossimo sono i ragazzi.

Veniamo al sodo: quale è il percorso che proponete e quale ne è la finalità?

Intervista_3Al di là dei format, delle metafore, della durata che di volta in volta utilizziamo, il nostro percorso attraversa 4 fasi: Chi sono (capire), Dove sono (Scoprire), Dove Vado (interrogarsi) e Come vado (progettare). La finalità? Ascoltate la canzone “Ci sono anch’io” di Max Pezzali, o “Strada in salita” dei The Sun e troverete la risposta: lì, proprio lì, quei pochi versi definiscono il vero scopo: ”Far fiorire qualcosa in ciascuno di noi, per poter dare il meglio nella partita della vita”. Queste due canzoni accompagnano spesso i nostri percorsi.

Quali sono gli strumenti attraverso i quali pensate possa essere realizzato il progetto?

Prima ti rispondo di cuore: gli strumenti siamo noi stessi e tutti coloro che vorranno aggregarsi a questa banda di matti e poi ovviamente tutti i ragazzi che vorranno tuffarsi nei nostri percorsi. Poi ti rispondo con le mani. Anche se siamo un’Associazione le attività che proponiamo hanno dei costi che vanno sostenuti e quindi gli strumenti sono i Dirigenti scolastici ed i professori che possono chiamarci od accoglierci, la disponibilità economica delle scuole, i bandi regionali o ministeriali che possono sopperire alle eventuali difficoltà e a volte gli studenti stessi. Una volta siamo stati contattati dai rappresentanti degli studenti di una scuola i quali ci hanno chiesto di gestire la loro assemblea d’Istituto proponendo delle attività sul tema della “Strumentalizzazione del corpo”. In quel caso, ad esempio, abbiamo scoperto che con un irrilevante contributo di tutti, i ragazzi sono riusciti a sostenere i costi.

Ecco, Alfredo dice sempre che: “Il signore ti parla attraverso le persone che ti mette accanto” ed ha ragione. Gli “sciroccati” vanno sempre insieme…., perché ad una proposta del genere si poteva rispondere anche di no ed invece c’è chi ha mostrato più coraggio di noi nel creare questo progetto. Oggi siamo in 13, alcuni scout o comunque provenienti dal nostro cammino ed altri inseriti invece in altri carismi della Chiesa. Ci sono Alfredo e Giulia, neosposi nonché Capo Clan e Capo Fuoco del Rm16; Andrea e Chiara neo genitori della bellissima Irene, lui Capo Gruppo del Rm16 e Chiara, che, dopo anni come catechista, è oggi animatrice nei corsi di vita cristiana; Davide ex aiuto capo clan ed Hortensia che dopo la partenza è entrata nel Rinnovamento nello spirito; Flavia anche lei dopo anni come catechista oggi anima i corsi di vita cristiana; Simona Capo Fuoco del Rm 53; Cecilia Incaricata di Distretto Scolte Roma Ovest e poi Ilaria e Luca una coppia di giovani sposi, animatori di gruppi giovanili in parrocchia ed aspiranti scout ;-). Lascio perdere le professioni perché sono le più disparate, dall’architetto alla guida turistica, dall’imprenditore all’insegnante di inglese, così come i nostri caratteri e talenti. Ma proprio questa è la forza del nostro progetto. Ci sono dei momenti, quando siamo meno stanchi, che il nostro lavorare insieme sembra una danza, un perfetto reciproco completamento.

La cosa più bella di tutte? E’ che mi spiace essere da solo a risponderti. Ovvi motivi legati al tempo ce lo impongono, ma il vero senso di questo progetto sono le nostre “13” voci. Il P.O.G. non è un progetto di Pino e Fabiana, è vero sì l’intuizione è stata nostra, ma è il progetto di questi 13 innamorati della vita. A dirla tutta mi sento in dovere di rivolgere un particolare e sentito ringraziamento a tre persone che ci accompagnano, neanche a troppa distanza: uno ad Antonio Cocozza il mio Prof. nonché Vice Direttore Dipartimento di Scienze della Formazione a Roma Tre, il secondo a Stefania Capogna, una collega dell’Università o meglio una Prof.ssa di Sociologia della Comunicazione e poi a Laura Castellani. La cosa bella? Di una magari lo già sapete, ma tutti e tre sono legati alla nostra associazione.

Quanto pensi sia importante “la persona” in questo progetto?

Questo progetto vuole essere “la persona”. Ci rivolgiamo a classi, ma non conosciamo storie, religioni, nazionalità, appartenenze ecc….noi siamo lì per ogni singolo ragazzo/a che incontriamo.

Leggendo la vostra “Mission” sembrerebbe che l’orientamento scolastico sia solo un pretesto per non lasciarsi scappare un’occasione educativa?

La nostra domanda iniziale è stata: “E quelli che non passano nei nostri cortili!?”. Ecco, da qui siamo partiti. Ci siamo immaginati ed abbiamo deciso di non aspettare i ragazzi, ma di muoverci noi verso di loro. Questo ci ha anche spinto a rivolgerci alle scuole e quindi andare noi nei loro contesti educativi per proporgli e fargli conoscere e provare un altro “sapore”.

Quanto ha influito il vostro vissuto scautistico nell’esperienza?

Bè tantissimo, il nostro servizio in Associazione ci ha aiutato a scoprire questa chiamata (stiamo ancora capendo se lo è veramente, per ora stiamo accogliendo tutte le cose belle e per noi neanche immaginabili due anni fa). Ora parlo solo per me e Fabiana, perché ovviamente sono certo della nostra di esperienza. La propensione per i giovani, il valore di donarsi all’altro, il nostro essere marito e moglie, le nostre scelte lavorative sono state e sono il frutto del nostro cammino come scout. Un aneddoto personale? Come ti ho detto sono Laureato in Giurisprudenza e la mia “conversione” professionale è avvenuta così. Una sera, alla fine di uno dei  fuochi del campo estivo, feci una chiacchierata con i miei capi squadriglia invitandoli a mettere il cuore nelle cose che facevano perché questo gli avrebbe fatto brillare gli occhi di un entusiasmo contagioso verso tutti i loro squadriglieri. Solo così sarebbero stati veramente belli, perché la bellezza di una persona la vedi dalla luce dei suoi occhi. Mandati in tenda, sotto uno dei cieli che tutti noi conosciamo, mi chiesi se io avessi quello che stavo chiedendo loro, se gli altri vedessero brillare i miei occhi per quello che facevo. Tornato a casa, quando iniziò il vero campo, capii che professionalmente la bellezza che il “Principale” mi ha donato non ero chiamata a metterla a frutto attraverso il mio lavoro da avvocato, ma attraverso le persone. Lasciai lo studio presso il quale lavoravo, feci un master in Risorse Umane che mi ha portato ad essere qui oggi davanti a te.

E poi se non fossi stato scout non avrei incontrato mia moglie, i nostri cuori non ci avrebbero portato a guardare nella stessa direzione, ad avere quell’intuizione che con 11 amici, conosciuti direttamente o indirettamente grazie al nostro essere scout, abbiamo fatto diventare realtà.

Quale è il vostro rapporto con la diversa abilità?

Ti rispondo dicendoti che in uno dei nostri progetti abbiamo cercato di coinvolgere, come testimone, Arturo Mariani. Purtroppo i giorni nei quali potevamo noi lui era già bloccato per impegni pregressi. Ma tanto non scappa, lo rincorriamo ;-)

Altro da aggiungere…?

Chiedo scusa, sono stato lunghissimo, ma un’ultima cosa la vorrei dire. Ci domandiamo spesso se il P.O.G. è frutto solo della nostra volontà o se stiamo rispondendo a qualcosa di più grande. Come hai capito facciamo tutti molto altro, anche con famiglie alle spalle. In questo periodo ci è capitato di alzarci anche alle 5:00 di mattina per andare a Terni, portare il P.O.G. in una scuola e alle 13:30 ripartire al volo per Roma alla volta dei rispettivi lavori, impegni, riunioni etc. fino a fine giornata, quindi ripartire alle 5:00 della mattina successiva. Guarda, sembravamo strafatti di bellezza, ma non per aver realizzato il nostro progetto, ma per aver prestato quel pezzo della nostra vita a qualcosa di più grande che era evidentemente sopra le nostre razionali possibilità ed energie. Purtroppo non abbiamo foto di quel momento, ma un giorno, uscendo dalla scuola di Terni ci siamo resi conto di camminare per strada uno accanto all’altro e a tutti ci sembrava di essere  due metri da terra. Bè oggi rispondo alla domanda che mi feci a quel fuoco, in questi momenti credo che i nostri occhi siano portatori sani di una bellezza e di una luce più grande dei semplici Fabiana, Andrea, Giulia, Hortensia, Flavia ec..

C’è ancora un pezzetto di sogno che per ora diciamo sottovoce………a volte ci piace abbandonarci all’immagine di un Centro P.O.G. che possa non solo andare in mezzo ai ragazzi, ma anche accoglierli.

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a cura di Michele Zoncu

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