Mons Gaudi

Mons Gaudi, monte della Gioia, monte del Gozo. Con questi nomi i pellegrini conoscono il luogo dal quale, per la prima volta, potranno ammirare la visione della meta, potranno vedere il termine del loro cammino, la fine del pellegrinaggio.
Tanti di noi hanno fatto in questi anni il Cammino di Santiago. Il monte del Gozo (parola che deriva dal latino “gaudium” e si traduce in gioia) è noto
a migliaia di persone. Da lassù per la prima volta si vedono le guglie della cattedrale di Santiago di Compostella. Così è successo nei secoli: quell’ultima collina che i pellegrini salivano, spesso di corsa, quasi a gara tra di loro per arrivare per primi a gridare la gioia della visione, per condividere e gridare la bellezza dell’arrivo, del cammino compiuto. È per quello che da allora si chiama monte della Gioia.
Un altro monte ebbe questo nome nella memoria dei pellegrini, conosciuto adesso come Monte Mario. Da lassù chi arriva a piedi a Roma percorrendo la Francigena vede ancora oggi per la prima volta la cupola di San Pietro. Anche Gerusalemme ha il suo monte della gioia, anzi, nella tradizione più di uno. Non scorderò mai quello tra Betlemme e Gerusalemme, alla fine del mio cammino dello scorso anno, sulla collina di North Talpiyot. Sento ancora le braccia che si alzano in un moto di emozione e poi il tocco morbido del prato sul quale io e i miei compagni di pellegrinaggio ci eravamo seduti, fissi a guardare la Città Santa, visione apparsa all’improvviso. Mentre scrivo queste poche righe torno lì, come tante altre volte ci sono tornata con la memoria… perché la gioia non si dimentica mai.
Su questi monti non si rimane a lungo, ma si vivono profondi attimi di felicità. I giorni della fatica, il peso dello zaino, la pioggia e il sole, gli incontri lungo la via con persone e luoghi, tutto il bello e il brutto di un pellegrinaggio si condensano lì, su quel monte. E la gioia prende il potere, prende possesso di te e del tuo cuore. Hai compiuto, hai fatto, hai realizzato un lungo cammino e la letizia che nasce è splendidamente naturale. Da quel momento in poi il ricordo del Mons Gaudi ti accompagnerà per il resto della vita e se devi parlare di gioia facilmente penserai a lui, come è accaduto a me adesso.
Quanti momenti di gioia attendono noi pellegrini in questo mondo? Quando sarà il tempo della gioia lungo il cammino della nostra vita? Risposta impossibile e vana. Ciascuno ha i suoi tempi e i suoi luoghi. Sicuramente non per tutti è uguale e purtroppo per tanti la gioia è un miraggio lontano; se noi la conosciamo e siamo riusciti a sentirla intensamente siamo uomini e donne fortunati.
Comunque credo che la vera gioia sia l’esito di una lunga esperienza, un moto che nasce dal profondo del nostro essere e che richiede un tempo di preparazione. Non è da confondere con la contentezza del momento, con il benessere di una situazione temporanea. La vera gioia è un momento forte nel quale confluiscono le emozioni complete di un essere umano. Forse è un frammento di eternità, una scheggia di quel tempo che un giorno non avrà mai più fine, quando saremo finalmente nella casa del Signore, arrivati.
Forse è forte come quel giubilo che l’angelo voleva far nascere nei pastori con l’annuncio del Natale: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia che sarà di tutto il popolo. Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore”. Nasceva l’Atteso e i cuori che si erano formati aspettandolo potevano esultare più degli altri per il dono del Salvatore. La letizia che nasce dal compimento di una promessa, dalla certezza di essere amati da un Dio che è venuto tra di noi.
Spesso calde lacrime possono accompagnare le nostre umane gioie, nei giorni più importanti e felici della nostra vita. Sicuramente un sentimento di pace e di sicurezza ci avvolge.
Fissiamo saldamente nella nostra anima quegli istanti. Credo che ci saranno utili per scaldare i giorni tristi, per non perderci nella disperazione.
Anche un pellegrino scende giù dal monte e, compiuto il viaggio, torna al suo quotidiano. Ma la fiammella accesa dalla visione della meta rimarrà sempre, come un piccolo braciere pronto a ridestarsi. Così sia la gioia a noi donata un giorno, quel frammento di felicità eterna che abbiamo assaporato e che ci ha raccontato che esiste una beatitudine che ci attende.

Editoriale_2

Monica D’Atti

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