Laboratorio: L’importanza della vita all’aperto

Giorgio Agolini

Il laboratorio sviluppa una riflessione a tutto tondo sulla vita all’aperto: partendo dai testi di B.P. richiama il grande valore metodologico delle attività all’aperto, esamina aspetti pratici legati alla sicurezza, alla vita di campo e all’equipaggiamento e propone giochi e spunti di riflessione per una valutazione critica delle attività svolte con i ragazzi.

Un ambiente eccezionale

Perché siamo qui? Con questa uniforme fuori moda, su questo prato? Siamo qui perché siamo figli della geniale intuizione di B.-P.

Siamo figli della “vita n. 1” di B.-P., dei suoi viaggi, della sua passione per l’avventura, del suo amore per il dovere.

Siamo figli della “vita n. 2” di B.-P., della stima e passione che aveva per i giovani cui ha donato un movimento che non ha eguali.

Siamo qui perché siamo innamorati dello scautismo, che ci ha rapiti ed ha fatto di noi qualcosa di diverso e, ne sono convinto, di migliore da quello che saremmo stati altrimenti.

Questa fantastica avventura ha dato sale alla nostra vita, le ha dato un ambiente, degli scopi, una visione della vita che ci ha fatto bene nel profondo, e la possibilità di servire alla formazione umana e cristiana degli altri. Un’avventura che si basa su un metodo ricco e che funziona! Questo non è per niente banale: il mondo è pieno associazioni con grandi propositi ma poco seguito; invece lo scautismo funziona!

C’è certamente una ragione se lo scautismo è il più grande movimento giovanile del mondo: un’ambientazione affascinante ed attraente per il ragazzo, un metodo ricco e genialmente strutturato, dei fini chiari e condivisibili e soprattutto raggiungibili!

Nel metodo scout tutto è correlato e ogni singolo elemento è importante, però c’è un “ambiente” dove si vive lo scautismo e che costituisce parte fondamentale e insostituibile del suo fascino e del suo successo. Questo ambiente è frutto di una grande passione di B.-P., luogo di sfide, di valori e di autenticità, talmente importante da averne fatto prima una passione personale, e poi un metodo messo al servizio dei ragazzi di tutto il mondo:

B.-P. ci descrive molte volte questo magico ambiente: ecco solo alcuni esempi.

  • Non conosco niente che dia più gioia, che sia più allegro e che faccia più bene alla salute di una buona uscita a piedi ogni settimana. Un sacco sulle spalle ti rende completamente libero e indipendente. (La strada verso il successo, di seguito SvS)
  • Il tempo? Se piove, ancora meglio; proverai un vero godimento alla fine della giornata, riparandoti davanti a un buon fuoco. (SvS)

Questo ambiente eccezionale è la vita all’aria aperta!

Sentiamo ancora B.-P.:

  • Se sei già stato scout, saprai abbastanza di quello che c’è da sapere sulla vita all’aperto. Se non sei stato scout, le prime cose da procurarsi sono: un paio di scarpe robuste e un cuore generoso (SvS)
  • La vita all’aperto è la vera meta dello scautismo e la chiave del suo successo; noi non siamo un club, né una scuola domenicale, ma una scuola dei boschi; dobbiamo andare all’aperto per la salute del corpo come dell’anima, dello scout come del capo. (Il Libro dei Capi, di seguito LdC)
  • Dio ci ha dato un mondo pieno di cose belle e meravigliose, e ci ha dato non solo gli occhi per vederle, ma la mente per capirle (ultimo messaggio alle guide)

Giochi di Orientamento

La vita all’aperto non può essere improvvisata, ma richiede allenamento e competenze tecniche.

  1. Gioco di tecnica: indicare il Nord in un minuto a occhi chiusi.
  2. Gioco di tecnica: disegnare la Pianta approssimata di Brownsea (1:5000) in tre minuti.

Le fondamenta del metodo scout

Da questa “passione” di B.-P. per la vita avventurosa all’aperto nasce una proposta per noi ed un metodo per l’educazione dei giovani che non ha pari al mondo.

Nel Libro dei Capi B.-P. delinea in modo semplice e geniale l’”essenziale” del metodo scout, che poi si ritrova, con gli opportuni adattamenti, in tutte le branche: vediamo alcuni punti importanti.

  • Gli eroi delle foreste vergini, gli uomini della frontiera e gli esploratori, i vagabondi dei mari, gli aviatori del cielo, esercitano sui ragazzi la stessa attrazione del suonatore di flauto di Hamelin. I ragazzi li seguiranno dovunque essi li conducano.
  • Attraverso lo Scautismo il ragazzo ha adesso la possibilità di mettersi sulle spalle lo zaino dell’uomo di frontiera e di sentirsi veramente parte della grande famiglia degli uomini del bosco.
  • La sua unità è la banda naturale di ragazzi, guidata da un proprio capo che è egli stesso un ragazzo.
  • Pur essendo uno di un gruppo, il ragazzo conserva la propria individualità. Vivendo all’aria aperta, egli impara a conoscere le gioie della vita.
  • Le attività scout sono un mezzo mediante il quale si può condurre il peggior teppista a sentimenti più nobili e far nascere in lui la fede in Dio.

La vita all’aria aperta dunque non è “una delle attività scout”, è il “luogo” della vita scout, l’ambiente privilegiato e magnifico in cui si realizza il metodo educativo dello scautismo, e dove i risultati educativi vengono raggiunti, non luogo di fuga, ma luogo di entusiasmo e di formazione da cui trarre i valori per la vita di ogni giorno.

Se facciamo scoutismo la vita all’aperto è l’ambiente delle nostre attività, le riunioni in sede sono preparazione delle attività all’aperto.

ATTENZIONE: senza vita all’aperto, come descritta da B.P., non si fa scautismo e non si ottengono i risultati del nostro metodo!

GIOCO: Le origini…attualissime: i Libri di B.-P.

Siamo tutti convinti che B.-P. sia la roccia su cui si poggia il Metodo Scout, ma:

  • tutti abbiamo letto i testi fondamentali di B.-P.?
  • tutti abbiamo letto lo Statuto e le Norme Direttive dell’Associazione e le Norme Direttive della nostra Branca, che sono ricchi di richiami a B.-P. e al metodo?

Facciamo un gioco di autovalutazione…

  1. Ho letto dall’inizio alla fine le norme direttive della branca in cui faccio servizio? (si/no)
  2. Quanti libri di B.-P. posseggo? (numero)
  3. Quando ho preso in mano un libro di B.-P. l’ultima volta? (anno)
  4. Qual è l’ultima volta in cui ho letto interamente un libro di B.-P.? (anno)

B.-P. ha scritto: “Personalmente rileggo Scautismo per ragazzi ad ogni festa di san Giorgio…” se lo faceva lui allora possiamo farlo anche noi!

L’avventura

È un tema costante nei programmi da ideare e nelle attività da proporre.

Nell’avventura è il clima con il quale si svolgono la maggior parte delle attività all’aria aperta per le quali avviene la preparazione in Sede. Tutte le attività, specialmente quelle all’aperto, devono essere animate dallo spirito di avventura, che è:

  • desiderio di scoprire cose nuove, di uscire dal cerchio del quotidiano; –
  • espressione della gioia di vivere, che diventa entusiasmo di fare e di provare; –
  • aspirazione a compiere grandi cose, che siano un po’ speciali e che impegnino completamente
  • volontà di riuscire in ciò che sembra essere al limite delle proprie capacità;
  • voglia di superare sé stessi;
  • la grande occasione che rende tutti protagonisti (NDG)

Avventura non è sinonimo di coraggio oltre misura e di incoscienza, né di evasione dalla realtà con i suoi limiti ed i suoi pericoli, ma richiede equilibrio e consapevolezza delle possibilità. Ogni attività può e deve richiedere il massimo da ogni Guida; entusiasmarla; spingerla ad usare tutte le sue energie e ad armonizzarle con le capacità delle altre; approdare a qualcosa di nuovo, che valga la pena di essere conquistato! (GG)

La vita all’aria aperta va vissuta nella sua interezza, con il bello o cattivo tempo, accettando ogni sfida come straordinaria occasione di crescita. In questo modo si riesce a soddisfare quell’innato gusto per l’avventura e per il rischio che ritroviamo in ogni ragazzo.

Quindi, importanza:

  • delle attività forti
  • della sensazione di trasgressione (usare l’esca che piace al pesce)
  • del superare sé stessi (progressione personale, pista, sentiero, strada)
  • dell’impresa

L’abitudine alla vita rude e il desiderio di vedere “cosa c’è oltre la prossima collina” sono la vincente risposta scout al desiderio innato nell’uomo di scoprire e di mettersi alla prova (che Omero ha così ben descritto nel desiderio di Ulisse di superare le colonne d’Ercole).

Il maltempo… Sembra assurdo ma uno dei nostri alleati è proprio il maltempo, che tempra e motiva.

Sicuramente scout!

Sicurezza nell’avventura: l’avventura richiede sempre preparazione ed equipaggiamento adeguato (montagna, mare, neve…). Come posso far vivere ai ragazzi l’avventura scout senza correre e far correre rischi?

Tre punti fermi:

  • i genitori AFFIDANO ai capi i loro figli
  • i capi scout accompagnano minori e propongono attività potenzialmente rischiose
  • VIGILANZA: obbligo primario del capo

Il rischio consentito

  • Il “rischio zero” non esiste, ma adoperarci per ridurlo al minimo è un nostro preciso dovere
  • Conosciamo i costi della sicurezza?
  • Conosciamo il profilo penale della sicurezza?

Viviamo in sicurezza le attività:

La preparazione

  • Preparazione accurata
  • Assumere informazioni
  • Effettuare sopralluoghi
  • Conservare documentazione
  • Conoscere condizioni e capacità dei ragazzi e proprie
  • Fare attività alla portata di tutti
  • Affrontare il rischio con l’equipaggiamento tecnico adeguato:
  • Sulla neve con i calzoni corti di cotone va bene per 1 ora!
  • Gli scarponi sono veri scarponi?
  • Sappiamo dove usare e dove non usare ciaspole e bacchettine?

In attività

  • Saper LEGGERE la situazione
  • SAPER PRENDERE DECISIONI ADEGUATE
  • Saper valutare e, all’occasione, saper rinunciare (ho appena commesso un imperdonabile errore in un’occasione in cui DOVEVO rinunciare!)

Gioco di autovalutazione:

“Non esiste buono o cattivo tempo, ma buono o cattivo equipaggiamento!”

Rispondete in onestà facendo un cerchietto attorno al numero (1 o 2) che contrassegna le vostre risposte:

  1. Si va in uscita e piove: penso:
  2. Accidenti che sfortuna!
  3. Ottima occasione per testare l’equipaggiamento da pioggia: hanno tutti il copri zaino e un buon poncho?
  4. Si dorme in tenda e fa freddo, penso:
  5. Dovevo aspettare l’estate!
  6. Ho portato un’altra coperta nello zaino? Ho un ottimo isolante “sotto” il sacco a pelo?
  7. Come mi pongo di fronte alle attività:
  8. Penso a “come riempire l’ora e mezza della prossima riunione”?
  9. Penso “mamma mia! Quante cose ci sono da preparare per la prossima uscita: quali affrontiamo alla prossima riunione?”
  10. I piedi possono bagnarsi:
  11. Gli scarponi non sono in goretex o non li ho trattati con l’impermeabilizzante
  12. Gli scarponi sono in goretex o li ho trattati bene con impermeabilizzante
  13. In vetta tira vento gelido e nevica:
  14. Ho una giacca a vento scadente, che si può bagnare o tipo k-way in cui si suda a fiumi
  15. Ho una giacca a vento in tessuto impermeabile ma traspirante, magari con un’imbottitutura separabile
  16. È scesa la nebbia
  17. Ho una cartina al 25.000, la bussola e al bisogno so usare il GPS del telefonino
  18. Non ho niente, tanto ho già fatto il percorso (con il sole…)
  19. Un breve tratto del sentiero è franato
  20. Si torna indietro
  21. Tutti abbiamo cordini da roccia e moschettoni, ci si mette in sicurezza e si passa!

Le uscite ed il campo

La vita all’aperto si vive nelle uscite ed al campo.

Bisogna uscire almeno una volta al mese, nella data fissata, con qualsiasi tempo, con pernottamento in tenda tra primavera ed autunno.

Il campo deve avere una durata adatta alle esigenze educative, con differenze tra le varie branche ben chiare nelle Norme Direttive.

Le attività in sede servono a prepararsi e ad organizzare quelle all’aria aperta.

Un’unità che non esce regolarmente o che non fa il campo fa un cattivo scautismo!

Il luogo principe dell’avventura è il campo!

Sentiamo cosa dice Everett, un partecipante al campo di Brownsea: “Per i ragazzi, naturalmente, il campo di Brownsea fu un’avventura meravigliosa dall’inizio alla fine: uno di quei momenti magici dell’esistenza che passano prestissimo e cui poi si torna con nostalgia per tutta la vita”.

Sentiamo B.-P. sul campo: “Il campo non può mancare di avvincere ogni ragazzo con la vita all’aperto, con quel tanto di selvaggio insito in esso, con gli espedienti improvvisati di cucina, i giochi nei boschi o nelle brughiere, i percorsi di tracce, la ricerca di un sentiero, le attività di pionieristica, i piccoli disagi della vita di campo, ed infine gli allegri fuochi di bivacco”.

Ancora, il significato della vita da campo nelle Norme Direttive di Branca Guide:

“La vita sana ed equilibrata riscoperta nei suoi aspetti essenziali, a contatto con il ritmo naturale delle ore e delle stagioni e sfrondata da tutto quello che di artificiale ci circonda, avvicina alla verità. La soddisfazione di una vita conquistata, nonostante le difficoltà, la disposizione ad aprirsi a ciò che esiste al di fuori di sé, per conoscerlo, per capirlo; l’immersione nell’armonia e nella serenità della natura, danno sicurezza di sé, dinamismo, apertura anche verso gli altri; aiutano positivamente l’equilibrio della persona. La vita all’aria aperta diventa quindi l’ambiente ideale per la formazione del carattere”.

Abilità manuale, tecniche e pionieristica

Vivere al campo non è semplice… se non si è scout! Richiede una serie di abilità e competenze che consentano di “stare bene” nella natura. Ricordiamo che l’attività del campo non sono il gioco notturno o le olimpiadi scout, ma la vita da campo stessa!

Non dimentichiamo mai che il campo è la più grande delle imprese e richiede estrema accuratezza di esecuzione in molte abilità manuali, che inevitabilmente vanno affrontate: montare la tenda, accendere il fuoco, tagliare la legna, rammendare, cucinare, costruire.

L’abilità manuale, dunque, non è un’attività: è elemento fondamentale dell’azione educativa.

L’educatore deve ispirare a ciascuno il desiderio di imparare…

E al campo che più facilmente si può cominciare ad interessare Io Scout al lavoro manuale, in attività quali costruzioni di capanne, abbattimento di alberi, costruzione di ponti, improvvisazione di utensili da campo, costruzione di tende, tessitura di stuoie su telai da campo, e così via.

Tutto lo Scautismo è abilità manuale e l’Abilità Manuale non è una delle tante tecniche da inserire nei nostri programmi di Unità!

Gioco di tecnica

Fare un nodo di sicurezza in un minuto a occhi chiusi e poi legarsi per mettersi in cordata.

Attenzione: specie (scautismo) in pericolo!

In realtà non è così facile uscire regolarmente ogni mese, farlo in tenda da primavera ad autunno, e fare un buon campo di almeno 10 giorni! Per molti dei nostri riparti il San Giorgio è l’unica uscita in tenda prima del campo! E molte unità NON fanno il campo estivo!

Molte ragioni assolutamente ineccepibili e qualche volta inevitabili, dallo studio al lavoro a mille problemi contingenti, “lavorano contro” le nostre intenzioni di fare un buon scautismo.

Esistono anche delle cause “buone e costruttive” che lavorano contro la nostra uscita scout: una delle più frequenti è la quantità di servizi, incontri, animazioni, sagre in cui gli scout sono coinvolti per la loro elevata capacità operativa e per la loro grande disponibilità al servizio.

Bisogna che chiariamo molto bene un concetto: il servizio che fa il capo scout a “Dio, Chiesa, Patria ed Europa”: consiste nella formazione di buoni cristiani e buoni cittadini tramite il servizio che fa in unità.

Quindi:

  • il servizio del capo scout alla Patria è fare il capo scout, e farlo bene.
  • il servizio del capo scout alla Parrocchia è fare il capo scout cattolico, e farlo bene.

Se si riesce a fare di più, tanto meglio, ma non a spese della qualità del nostro scautismo o dell’equilibrio dei nostri capi.

Perciò dobbiamo essere estremamente concentrati e volere con tutte le nostre forze uno scautismo di alto livello, senza cedere alle scuse, sempre ragionevolissime, ma scuse, per “rinviare l’uscita, non fare, non uscire, abbreviare il campo, abbassare il livello per evitare grane. “

Rischi per lo scautismo e come correggerli.

Ho spesso constatato che continua a pagare (anche in termini di “tenuta” numerica nelle Unità) una proposta fantasiosamente e gioiosamente rigorosa.

Per mantenere la forza dell’attrazione che esercita lo scautismo sui ragazzi dobbiamo conservare gelosamente la sua ricchezza ed originalità.

Proviamo ad imitare B.-P. e facciamo un elenco dei “rischi per le radici dello scautismo”, rischi che corriamo anche noi, e delle possibili correzioni che possiamo attuare per offrire “una proposta fantasiosamente e gioiosamente rigorosa”.

Ricordiamo che il peggior nemico dello scautismo è “la solita minestra”, costituita da monotonia e ordinarietà, con

  • Rischio di adattarsi ad una comoda “semplificazione” con omologazione alla società attuale (padre Sevin, fondatore degli Scouts de France, diceva ai rovers: “impegniamoci a fare ogni giorno qualcosa che sia controcorrente”)
  • Attività facili e ripetitive, povere in termini di metodo scout, di sfide e di progressione personale
  • Una riduzione del numero, del livello e della durata delle attività all’aperto ed un aumento dell’attività in sede
  • Poca avventura, poca preparazione ad affrontare l’imprevisto e l’emergenza, avendo bisogno di “essere aiutati”. (vedi articoli sui giornali e lo scout che dovrebbe essere “più utile in un naufragio che in un salotto”)
  • Uno scautismo da città, che è destinato inesorabilmente al fallimento con i ragazzi che non vi seguiranno più, attratti, come sono, dai continui eccitamenti della società moderna.

Correzioni:

  • Viviamo al massimo
    • l’avventura,
    • la vita all’aperto,
    • le tecniche e competenze ad essa collegate
  • Aumentiamo il numero delle uscite, delle uscite con pernottamento, della durata dei campi.
  • La riunione serve a programmare l’uscita, o ad impostare quelle competenze che serviranno in uscita.
  • Diventiamo dei veri specialisti del nostro metodo, che, ricordiamo, non è in nessun modo paragonabile a quello di altri gruppi, anche ecclesiali, che operano “al chiuso” o che usano una parte della simbologia e dell’ambientazione scout.
  • Diventiamo dei veri “Zio Zeb” dell’avventura all’aria aperta”. Attenzione: se c’è qualche qualità dello Zio Zeb che il capo non possiede, non scoraggiarsi ma “… a un capo viene chiesto di trovare dei collaboratori che possano dare un addestramento agli scout nelle tecniche desiderate… (LDC)”
  • Favoriamo la riscoperta e il trapasso delle nozioni delle tecniche di campismo e vita all’aperto e di tutte le tecniche ad esse collegate, come base specifica della vita scout.
  • Troviamo il tempo per portare a termine un lavoro “ben fatto e ben finito”
  • Usciamo sempre anche con il maltempo, prepariamoci ad affrontarlo, i ragazzi ne saranno fieri.
  • Dotiamoci di un equipaggiamento di alto livello e adatto alle condizioni in cui operiamo (lo scautismo dev’essere essenziale, ma non raffazzonato)
  • Addestriamoci con costanza alle tecniche ed emergenze, in bosco, montagna, mare, per poter “essere d’aiuto”
  • Valorizziamo lo stile scout, come attiva testimonianza esteriore di scelte interiori, nel comportamento nella natura, nella sobrietà e completezza delle costruzioni al campo, nell’uso dei materiali scout, dei canti scout, delle preghiere scout, dell’uniforme.

Cerchiamo di raggiungere, assieme ai nostri ragazzi, il miglior livello possibile

  • nell’abitudine alla vita all’aperto,
  • nella costituzione dell’equipaggiamento personale collaudato ed adeguato,
  • nella capacità di vivere bene nella natura in condizioni critiche,
  • nell’allenamento fisico necessario,
  • nella competenza tecnica necessaria alle costruzioni, all’orientamento, alla sicurezza, ecc,
  • nello stile scout che dovrebbe caratterizzare queste attività.

Conclusione (da B.-P.)

Quasi sulla porta di casa puoi avere tutte le gioie della vita all’aperto con la minor spesa possibile, senza perdita di tempo, senza incomodi. Fuori dall’atmosfera e dall’aria inquinata delle città rumorose, ti trovi in mezzo alla brezza vivificante delle colline libere e, respirando l’aria pura a pieni polmoni, acquisti “un sangue nuovo nelle vene e una vita nuova nel cervello”. E mentre procedi con passo infaticabile, assapori la gioia di vivere. Attraverso monti e valli, con le bellezze del paesaggio che mutano ad ogni passo, ti senti un uomo libero. Il paesaggio è tuo perché lo contempli; sei libero di andare, libero di fermarti, libero di piantare la tenda dove vuoi. (SvS)

Leggendo regolarmente B.-P. scoprirete come “lo zio Zeb della vita all’aperto” è alla vostra portata, scoprirete che lo scautismo, che certo dà molto ma richiede molto in termini di impegno, fatica, tempo, continua a dare continuamente molto a ciascuno di noi, in realtà è stato il goal della nostra vita, la marcia in più che ci aiuterà in ogni occasione.

Io l’ho sperimentato personalmente.

Non c’è piacere che si avvicini a quello di prepararsi il proprio pasto alla fine del giorno su un piccolo fuoco di braci ardenti; nessun profumo vale l’odore di quel fuoco. Nessuna vista vale quella che godi dal tuo ricovero sul pendio boscoso. Nessun sonno vale il sonno all’aria aperta.(SVS)

Una volta scout, sempre scout.

C’è una parte del cerimoniale della partenza rover che secondo me sintetizza l’importanza e l’efficacia della grande avventura scout all’aperto, e che riguarda tutti noi che un giorno siamo partiti:

“ROVER: (Si carica il sacco sulle spalle). CAPO CLAN: Prendi ora questa accetta, simbolo dell’energia con cui ti aprirai il cammino attraverso le difficoltà e, se la strada non c’è. fattela.”