Laboratorio: La natura per noi si chiama Creato

Anna Alcamo

La chiacchierata, partendo dalle parole di Papa Francesco, sviluppa una riflessione su come l’esperienza scout consenta di “aprirsi alla magia del mondo”, attraverso la lettura della presenza di Dio nella Natura,

l’educazione alla “meraviglia”, la spiritualità della strada.

Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il Creato! La vocazione del custodire […] ha una vocazione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nella Genesi e come ci ha mostrato S. Francesco di Assisi. È l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo.”

Non potevo esimermi dal cominciare questa chiacchierata dalla Enciclica “Laudato si”, di Papa Francesco, di cui farò una breve sintesi.

Il Papa scrive sulle meraviglie della nostra madre Terra che “protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei” (2). Questo avviene sotto lo sguardo indifferente dei potenti, dei ricchi, dei corrotti. È ora di svegliarsi perché “l’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune” (13). È necessario cambiare stile di vita, essere più solidali… e questo cambiamento potrà essere raggiunto se cambiamo “i modelli di produzione e di consumo” (5), così come S. Francesco che ha saputo uscire dalla sua pigrizia e vivere una vita piena, ma soprattutto con la nostra decisione di migliorare noi stessi, guardando la terra, il cielo e coloro che verranno.

Il Cristiano non recita Padre mio che sei cieli… ma Padre nostro. Non considera la terra una casa ad uso esclusivo, ma la condivide con tutti gli uomini della terra, con i pesci, gli uccelli e le piante, e invita a cantare ”il sole, la luna e gli animali più piccoli” (11), anche le cose inanimate come rocce e minerali. Quanto è grande e ricca la diversità di forme, età e pensieri! Tutti diversi e tutti guardati con amore dallo stesso Creatore.

L’enciclica è una chiamata ad aprirsi alla magia del mondo e dei suoi abitanti, per scoprirne l’autore Divino.

Noi Capi scout dobbiamo rispondere a questa chiamata più di ogni altro Cristiano: DIVENTARE CUSTODI, perché la natura è la nostra casa e perché abbiamo la responsabilità di vivere e far vivere ai nostri ragazzi il 6° articolo della legge: lo scout/la guida vede nella natura l’opera di Dio, ama le piante e gli animali.

Un articolo che forse qualche anno fa poteva sembrare solo un invito ad una approfondita conoscenza tecnica, oggi è diventato una urgenza umanitaria. Occorre crescere ragazzi migliori delle nostre generazioni e di quelle dei nostri padri. Il rispetto delle piante, degli animali e degli altri esseri umani non è un gioco che si vive solo in sestiglia, in squadriglia o in Equipe ma una necessità, se vogliamo sopravvivere in questo mondo che Dio ci ha donato e che ci ha chiesto di custodire. Inoltre dobbiamo far comprendere ai nostri ragazzi che la natura non è solamente oggetto d’una contemplazione estetica o di una coscienza puramente ecologista. Un scout non sa contemplare il mondo senza il suo Creatore.

Noi amiamo le piante e gli animali perché vediamo in loro l’opera Dio.

Poco tempo fa, un sacerdote mi disse che la bellezza dello scautismo sta nel fatto che noi Capi insegniamo a leggere… a leggere Dio nella bellezza della Natura.

LEGGERE

Insegnare a leggere… Vista così, è una grande responsabilità, verso i nostri ragazzi e verso noi stessi. Ma questo non dovrebbe spaventarci, anzi dovrebbe entusiasmarci l’idea, perché attraverso questa “lettura”, che non viene fatta sui libri ma con la vita all’aperto, è facile giungere alla Parola di Dio e alla capacità di seguire le tracce che conducono alle scelte fondamentali della nostra e della loro vita.

“Vivere nel verde” non è un optional per noi scout e il farlo nel migliore dei modi, con uscite, campi, routes, lo fa rendere un ambiente privilegiato per fare il vero scoutismo. La vita all’aria aperta ci apre quella porta che le parole da sole non sanno aprire; ci fa comprendere perché Dio ha creato tutta questa bellezza per noi e perché ci ha resi custodi di essa”.

Dal libro di Lézard: Il capo parla. (Le guide) non ascoltano molto bene quello che dice, ma non importa. Quello che dicono i capi è poca cosa. È attraverso il soffio leggero che passa tra le foglie e l’erba, odono un’altra voce; la voce della natura e la voce di Dio. Come si sta bene… Sia benedetta la vita per aver fatto il mondo così bello.

LA MERAVIGLIA

Non basta la conoscenza tecnica ed il rispetto per la natura per riconoscere Dio in essa. Bisogna educare ed educarci alla meraviglia. La meraviglia si apprende, conoscendo il “terzo linguaggio” ossia quello dell’anima. È un linguaggio senza parole che si può comprendere nel silenzio dei boschi o nelle vette che raggiungiamo con fatica. È quando, di fronte allo spettacolo che ci si apre, respiriamo profondamente, apriamo il nostro cuore e cominciamo a guardare con occhi nuovi; quando impariamo a “leggere” la meravigliosa storia del Regno dei cieli calato sulla terra.

Come scrive lo scrittore Chesterton:” un giorno, presto la mattina, il bambino si avvicina ad una finestra arrampicandosi su una sedia e guarda il sole che sorge! Signore lo hai fatto ancora! Esclama.”

Che bello sarebbe tornare a meravigliarci come bambini!

Se noi sapessimo guardare con gli occhi nuovi, non dell’abitudine, sapremmo cogliere ovunque l’amore infinito di Dio e a Lodarlo.

Riprendiamo alcuni esempi di spiritualità nella Natura dal libretto di Specializzazione Tecnica Femminile (vedi, di seguito per motivi di spazio riportato solo l’ultimo):

  • Il paesaggio
  • L’albero
  • I fiori
  • La strada

La strada

Noi scout abbiamo la fortuna di imparare il linguaggio della “meraviglia” sul posto, così come da Rover e Scolte ci viene insegnata la continua costruzione di noi stessi attraverso la Strada.

La strada che ci insegna la Semplicità di vivere l’avventura umana, contando sulla Provvidenza Divina; il ridimensionamento di sé, ossia il conoscersi realmente attraverso la comprensione delle nostre debolezze, il sentirsi una piccola Creatura di fronte alla maestosità del Creato; l’Essenzialità a cui ci richiama Papa Francesco, ossia a fare a meno del superfluo, che pesa non solo sulle nostre spalle durante il cammino, ma anche nella nostra vita e nella vita di chi ci è intorno, per fare posto a Cristo.

“Lasciarsi formare dalla strada, quindi accettare in nome di Dio, tutto ciò che essa ci presenta, tutti gli incidenti che la costeggiano. In nome di Dio: il fresco, il caldo, il vento e la tramontana, la pioggia e il sole, il cammino e il riposo, il piacere ed il dolore, la discesa e la salita, i sentieri dritti e i sentieri tortuosi, In nome di Dio, tutto per noi è profitto” da La strada verso il successo pag. 61

Quanto sono grandi, Signore, Signore le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza…

Ti ringrazio, Signore, di aver riservato un posto gratuito anche per me, in questo mondo meraviglioso!

Meravigliati

Quando ti svegli al mattino e apri gli occhi

Quando guardi la prima stella del cielo

Un tramonto in inverno

L’arcobaleno dopo la pioggia

E senti il profumo dei fiori in primavera

Quando odi il rumore del mare

Lo scorrere del fiume

Il fruscio del vento

Ed il festoso cinguettio degli uccelli

Meravigliati di te e di tutto ciò che fai di buono

Perché anche tu fai parte di questo stupendo Creato

(Ruggero Papini)

Attività per la condivisione

Il relatore prende in mano i tre cartoncini con i tre verbi e li attacca su un cartellone più grande e chiede ai capi di scegliere un solo verbo su cui intervenire. Vengono distribuiti dei cartoncini su cui scrivere un appunto sull’intervento. Al termine del quale si attacca sul cartellone, sotto al verbo scelto.

Dare degli esempi

1. CUSTODIRE

Sento fortemente l’urgenza di seguire le parole di Papa Francesco, ogni volta che…

2. LEGGERE

Ho imparato a “leggere” L’Opera di Dio nella Natura grazie a ….

3. MERAVIGLIARSI

Quella volta in cui, in uscita, al campo, in route ho sentito il desiderio vero di lodare il Signore per ciò che stavo vivendo.