Laboratorio: La centralità del Gruppo Scout

Marilinda Fanti

 Il presente lavoro affronta il tema della centralità del Gruppo, soprattutto da un punto di vista della Continuità del metodo, che caratterizza la ricchezza della proposta educativa scout e che trova nel Gruppo il luogo principale per la sua realizzazione. Per fare ciò si è scelto di confrontare l’esperienza educativa offerta dallo scoutismo con quella di altre “agenzie educative”. Rispetto a questi ambiti, la proposta educativa dello scoutismo è unica, soprattutto nell’educazione all’altro; e il Gruppo è il luogo centrale per costruire tutto il percorso educativo attraverso la continuità del Metodo.

La proposta è realizzata con un’attività iniziale, una chiacchierata, dei giochi di ruolo e degli spunti ulteriori di riflessione per continuare la riflessione in altri momenti della vita di Gruppo.

  1. GIOCHI DI PARTENZA (tempi: 5/8 minuti)

PRIMO GIOCO: “LEGGIAMO LE FOTO”

Obiettivo: introdurre i capi a questa attività e comprendere il tema.

Vengono sparse su un tavolo delle immagini molto diverse da loro, ma abbastanza generiche, tratte da riviste e preparate in precedenza e viene data ai capi questa consegna: scegli una foto che rappresenti cos’è per te la “centralità del Gruppo”. A seconda del tempo a disposizione, si sceglieranno alcune immagini, oppure si vedranno tutte, per capire cosa intendono i capi con “centralità del Gruppo”

SECONDO GIOCO: MIMIAMO LE BRANCHE

Obiettivo: far notare le differenze fra branche nel modi di svolgere una qualsiasi attività:

A tre capi diversi viene dato un cartoncino con scritto: “Sei un lupetto/coccinella” e devi imitare un leone. Come lo imiteresti?” “Sei un esploratore/guida” e devi imitare un leone. Come lo imiteresti?” “Sei un rover/scolta” e devi imitare un leone. Come lo imiteresti?” Dopo che i tre capi hanno fatto le imitazioni, gli altri devono indovinare a che branca appartenevano le diverse imitazioni.

Sia che abbiano notato differenze nel modi di afre le imitazioni (bene!) sia che le differenze non ci siano stati (scarsa attenzione alle diverse età), da qui può partire la presentazione del taglio che verrà dato alla chiacchierata

  1. CHIACCHIERATA (tempi: 15 minuti)

PUNTO A: la situazione oggi

Chiunque si intenda di scoutismo, sa che il Gruppo è il luogo centrale per costruire tutto il percorso educativo. Da un punto di vista metodologico le branche hanno indubbiamente un ruolo fondamentale, ma per costruire l’intero processo di crescita di un ragazzo il Gruppo è sicuramente fondamentale.

Ciò su cui vale la pena di riflettere è l’unicità, o quasi, rispetto ad altre “agenzie educative”, della completezza della proposta scout, svolta all’interno di un Gruppo, soprattutto nell’educare un ragazzo all’altro. Diventa importante quindi per riscoprire ciò, fare una veloce carrellata degli altri ambiti educativi nei quali un ragazzo si trova a crescere e che concorrono a costruire la base su cui un ragazzo impara a vivere le relazioni con gli altri.

  • La Famiglia

È indubbio che resta l’ambito educativo privilegiato e da privilegiare, poiché nessuno può sostituirsi ai genitori nell’educazione dei figli. È vero anche che oggi il valore della famiglia è spesso in crisi o comunque non costituisce più quel punto fermo che, pur con tutti i limiti e le fatiche, probabilmente costituiva anni fa.

Oggi i genitori sono spesso fragili, fanno fatica a porsi come modelli, poiché non hanno delle basi solide neppure per sé stessi. Sono spesso impreparati, ma al tempo stesso sono convinti di poter giudicare l’operato di insegnanti, educatori, allenatori, catechisti…

Per questo non esiste più una uniformità di proposte, ma spesso la famiglia si pone in primis nei confronti della scuola su un piano di antagonismo, creando nei ragazzi dubbi, perplessità e sfiducia nell’adulto.

Sempre più la famiglia e la casa non esistono proprio, ma al ragazzo viene proposta una girandola di luoghi e relazioni, nei quali un ragazzo deve imparare a muoversi e a trovare i propri spazi.

Anche quando la famiglia esiste ed ha una sua solidità, è spesso una famiglia chiusa e limitata, diversa dalle famiglie allargate di un tempo, in cui l’azione educativa dei genitori, era supportata da altre figure (nonni, zii…).

Ma c’è forse di più. Papa Francesco nella recentissima “Amoris laetitia” (n.33) parla del “crescente pericolo rappresentato da un individualismo esasperato, che snatura i legami familiari e finisce per considerare ogni componente della famiglia come un’isola”.

Tutto ciò porta ad un egoismo molto diffuso, ad una chiusura in sé stessi, quasi ognuno bastasse a sé stesso, o a creare relazioni basate solo sull’interesse. Parole come “solidarietà, rispetto, servizio, volontariato” fanno sempre più fatica a diventare linguaggio comune.

  • La Scuola

Nell’attenzione in ambito educativo, che la scuola deve avere, secondo le indicazioni metodologiche e didattiche degli ultimi anni, l’attenzione all’altro è sempre più sottolineata. L’educare al sé per un’apertura verso l’altro ha uno spazio importante in diversi ambiti ed è certo che nella programmazione di ogni insegnante tutto ciò è presente.

Ma la scuola spesso si pone nei confronti di questi temi in maniera frammentaria: il lavoro delle insegnanti della scuola primaria, difficilmente trova una precisa e voluta continuità negli insegnanti di scuola media o ancora meno in quelli delle superiori.

Ciò, se nel caso di ragazzi sereni, con famiglie solide alle spalle, ha il vantaggio di offrire loro, letture diverse e può favorire nel processo di maturazione lo sviluppo di una capacità critica, nel caso di ragazzi con situazioni faticose a vari livelli, può portare ad una eccessiva frammentarietà di proposte che difficilmente da soli i ragazzi sanno rielaborare e sintetizzare.

Proposte forti e molto interessanti rischiano di risultare poco incisive, proprio perché non offrono un’unicità di lettura e rielaborazione nella proposta globale.

  • Lo Sport

GIOCO SPORT: Prima di fare questa parte di chiacchierata, per movimentare l’attività e introdurre al tema dello sport, ci può stare un GIOCO SPORT (partita di scalpo a coppie fini a che si arriva ad un vincitore unico)

CHIACCHIERATA: Certamente l’ambito sportivo, soprattutto se si tratta di sport di squadra, sa far crescere la percezione di sé in rapporto all’altro e spesso termini come “rispetto, gruppo, attenzione all’altro” diventano parole comuni, ma il contesto in cui vengono usate è sempre lo spirito di squadra, di gioco fatto insieme.

Difficilmente l’altro viene proposto in quanto “altro”, che si contrappone ad un “io” che gli deve fare spazio, se non per il bene di tutti. Il mio crescere sempre più serve solo per il bene di tutta una squadra.

Se poi lo sport è individuale, l’educazione all’altro spesso si perde o passa su un piano molto diverso, soprattutto se l’altro è l’avversario da battere.

Ovviamente tutta questa analisi non vuole essere né assoluta né esaustiva. Esistono certamente realtà positive che sanno educare all’altro in modo splendido, maturo e responsabile. Ma è giusto che noi ci rendiamo conto che un Gruppo scout ha questa grossa potenzialità, forse più importante oggi rispetto ad un tempo, proprio perché se non proprio “unica” è sicuramente “poco frequente” in altre realtà educative.

PUNTO B: Potenzialità del metodo scout e centralità del gruppo

Il gruppo quindi ha la capacità di costruire attorno ad ogni ragazzo un percorso di crescita organico e continuato, che accompagna il bambino, da quando entra in branco o in cerchio, fino a quando esce dal clan o dal fuoco con la partenza. Se questa educazione avviene al di fuori del gruppo infatti o viene svolta da ogni singola branca in modo isolato, rischia di ricadere nella frammentarietà di tante altre azioni educative

Lo scoutismo infatti presenta uno dei pochi ambiti educativi che garantiscono una continuità educativa, ma questa continuità necessita di un lavoro di programmazione, di confronto continuo e di verifica all’interno del Gruppo.

È il Gruppo infatti che, parlando di educazione all’altro, può garantire:

  1. Educazione all’altro partendo dalla valorizzazione del singolo. La prima parte di tutta l’azione educativa di ogni branca non può esimere da un lavoro serio e competente sulla scoperta di sé, che verrà riproposta dalle branche successive valorizzando però il lavoro svolto precedentemente e partendo da quello.
  2. Educazione in un equilibrio fra identità e relazione Il favore, la buona azione, il servizio diventano gesti ricchi di significato e basi per scelte fondamentali di vita, se partono dal rendere cosciente ogni ragazzo del proprio valore ma in funzione di ciò che può fare per gli altri, per combattere il rischio dell’individualismo di cui parla Papa Francesco.
  3. Educazione all’altro costruita in una progressione fondata su obiettivi comuni. Proprio perché tutto il lavoro in ambito educativo necessita di una continuità per contrapporsi al rischio di frammentarietà di cui si parlava prima, diventa fondamentale non solo costruire un modello di uomo e donna a cui tutte le branche devono educare (questo in BP è definito con chiarezza) ma fare delle scelte concrete in base al contesto in cui ci si trova a lavorare e alle persone che si hanno davanti.
  4. SPUNTI DI RIFLESSIONE SUCCESSIVA PER IL GRUPPO

Al gruppo spetta quindi il compito di fissare gli obiettivi comuni a cui educare.

Gli obiettivi dell’educare all’altro sono molti, ma in un Gruppo si possono sceglierne alcuni attorno ai quali lavorare. Questa scelta va fatta pensando ad un lavoro a lungo termine, poiché il lupetto o la coccinella di oggi vanno visti già come l’uomo e la donna che si troveranno a vivere una vita da adulti fra dieci, quindici anni. Di seguito, vengono proposti dei temi che il Gruppo può scegliere di analizzare per definire degli obiettivi e definire dei percorsi e delle attività, che nelle singole branche permetteranno di lavorare in modo armonico e continuo sui ragazzi I ragazzi scoprono chi sono in un’ottica di apertura all’altro

  1. I ragazzi scoprono ciò che ognuno ha da mettere a disposizione degli altri
  2. I ragazzi scoprono l’altro come diverso da me, ma sempre come una ricchezza
  3. Educare alla relazione uomo/donna in un rapporto di parità e complementarietà
  4. Educare al rispetto dell’altro

GIOCO DI RUOLO

Obiettivo del Gioco: far riflettere i capi sulle potenzialità di ogni branca nel raggiungimento di diversi obiettivi

Le persone presenti vengono divise in base alle branche di appartenenza

Ad ognuno viene dato un cartoncino con i colori della prima/seconda/terza branca e il simbolo della branca

Nel cartoncino ogni capo troverà indicato un obiettivo (Vedi obiettivi riportati sopra)

Ogni capo deve scegliere una o due mezzi/attività specifici della propria branca, che possano permettere di raggiungere quell’obiettivo.

I cartoncini vengono attaccati al cartellone con il numero relativo, in modo da costruire un possibile percorso che potrebbero seguire

Questo gioco può rimanere un semplice gioco, svolto solo per “buttare” i capi nel tema, oppure può servire per dare il via al lavoro. In questo secondo caso, si possono leggere le attività proposte e discuterne, scegliendole come attività da fare con le varie unità, modificandole o individuandone altre di più significative e rispondenti a pieno alle caratteristiche del proprio Gruppo.

Perché questa attività di riflessione abbia più senso e sia più utile è meglio per gruppetti in cui siano presenti le tre branche. Prendendo spunto dal gioco fatto, ogni gruppo rifletterà e proporrà delle attività all’interno di ogni branca che permettano ai ragazzi di raggiungere l’obiettivo scelto. Le proposte dei gruppi verranno condivise e discusse fino ad arrivare a stendere un vero e proprio programma con:

  • Obiettivi da raggiungere
  • Attività per branca per raggiungerli
  • Tempi del lavoro
  • Momento di verifica

Questo tipo di lavoro dovrebbe divenire prassi per qualsiasi obiettivo il Gruppo voglia raggiungere

ALTRI SPUNTI DI RIFLESSIONE

A questa attività possono essere legati altri temi, accennati in questa chiacchierata e che possono dare continuità a questa tematica. Ecco alcune proposte:

  • La centralità del gruppo nella relazione con enti esterni: parrocchia o realtà civile
  • La centralità del Gruppo nell’ambito educativo e confronto con le famiglie
  • La relazione del Gruppo con le altre agenzie educative che lavorano sui ragazzi nell’ambito di competenza del gruppo (scuola, associazioni sportive…)
  • La centralità del Gruppo e la relazione con l’Associazione