La verità del corpo, un’evidenza oltre le parole

Maria Cristina Vespa

La cornice sociale attuale è caratterizzata da un complesso intreccio di realtà economiche, sociali, culturali, costantemente soggette a trasformazione ed innovazione, in un contesto di «liquidità» (Bauman, 1999) che genera precarietà, incertezza e violento relativismo.

Avendo sullo sfondo tale panorama ci vogliamo oggi soffermare su una lettura interpretativa del corpo, affinché, cogliendone qualche intimo aspetto possiamo avvicinarci alla comprensione dell’essere uomo e donna.

Nella nostra epoca in cui il tema dell’identità di genere risulta una vera e propria priorità, vogliamo ripartire dal corpo il quale si pone come un libro aperto da leggere e rileggere, che si modifica e ci modifica nelle varie fasi della nostra esistenza.

Nietzsche afferma che «c’è più ragione nel tuo corpo che nella tua miglior sapienza» (1992, 29).

Anche Baden-Powell comprende la centralità di questo tema ricordando: «Dio ti ha dato un corpo, anzi, Egli te lo ha prestato perché tu ne faccia il miglior uso» (Baden-Powell, 2000, 134) e invitando i Capi Scout a «fare sentire a ciascun ragazzo che egli è un essere responsabile ed in particolare è responsabile della cura del proprio corpo e della propria salute e che sviluppare il suo corpo nella miglior maniera possibile fa parte del suo dovere verso Dio» (Baden-Powell, 2006, 77).

Egli mette in luce come favorire la consapevolezza del proprio corpo significhi educare allo sviluppo della propria identità e delle proprie potenzialità, nella continua acquisizione di sé e delle proprie specificità bio-psico-sociali.

Ormai lontani concettualmente dalla tradizione platonica, in cui il corpo era considerato «prigione dell’anima» (Platone, 1997, 101), vogliamo riscoprire in che modo la corporeità ci rivela una parte immancabile della nostra identità di persona e del significato della nostra esistenza, focalizzandone il giusto valore.

Il corpo entra in relazione continuamente con flussi di comunicazioni, segnali di attenzione e di cura che vanno decodificati lungo tutta l’esistenza e che hanno un impatto nella sfera emotiva, cognitiva, comportamentale e spirituale di sé e degli altri.

Uomini e donne vivono la ricchezza di un corpo che sono e che contemporaneamente trascendono, di cui non potrebbero fare a meno ma che non è comunque loro e che non possono tuttavia, prestare; di dover sottostare ai limiti dettati dai suoi ritmi e di poter, al contempo, muoversi oltre i suoi confini con la mente e con lo spirito.

Si viene al mondo maschi e femmine, sapendo però, contro ogni riduzionismo, di essere di più che solo un maschio o solo una femmina.

Osservare il corpo significa mettere in risalto la propria differenza come individuo e come genere senza separarlo dal vissuto concreto e dalle relazioni.

L’uomo e la donna comunicando tra loro con la propria corporeità trasmettono il loro modo di essere, la loro essenza e natura strutturando piattaforme mobili di incontro e di scambio.

L’arte di decodificare e rispondere a questi fasci di messaggi dà vita, nel tempo, alla nostra identità, intrecciandola con quella degli altri. Lo sguardo, il tono della voce, il sorriso, la stretta di mano, l’abbraccio e molto altro sono tutti atti delle molteplici possibilità comunicative della persona che, nell’andare verso l’altro, si conosce, dona vita a se stessa e agli altri, nei gesti della quotidianità.

Senza dubbio l’essere maschio e femmina, offrono all’evidenza, oltre a due corpi molto diversi, delle modalità diverse dello stare al mondo ed il compito più difficile è quello di interpretare e comprendere il mistero di questa diversità, delineandone i contorni senza cadere nella banalità.

La donna nell’accettazione del proprio corpo impara fin da giovanissima a fare i conti con il senso del limite. Un limite protettivo che la pone in una condizione di amorevole obbedienza nei confronti della natura che le è stata donata. I cicli della donna impongono una necessaria interruzione dall’attivismo, l’apprendimento di una paziente sopportazione del dolore, un riconoscimento della propria fragilità che è tuttavia la chiave per sintonizzarsi più profondamente con gli altri, aprendosi alle comunicazioni dei cuori, delle intelligenze e delle anime.

Il corpo femminile ci narra una straordinaria propensione alla flessibilità, sapendo estendersi e contrarsi, riorganizzandosi e riassestandosi a seconda dei bisogni delle vite che le crescono dentro e accanto.

Il corpo femminile racconta di una propensione all’affidamento in quanto non è possibile scegliere con precisione come, se e quando avere un figlio.

Nell’attesa di un figlio il corpo della donna ci parla di capacità di contenimento e protezione, attesa paziente e fiduciosa nella vita che si genera giorno dopo giorno nel suo ventre, consapevole dell’aver ricevuto in dote il potere di dare alla luce, contribuendo all’opera della Creazione.

Nel corpo femminile è inscritto il compito di cura (maternage) indispensabile per la sopravvivenza del neonato: succhiando il nutrimento dal corpo della madre, ne assimila quasi l’essenza, in una relazione unica, prima e primaria che si delinea nel contatto corporeo, sguardi incantati, suoni dolcissimi, giochi gioiosi. Un corpo che parla di grandi doti di accudimento che la donna sa estendere secondo la propria natura al suo prossimo che le diventa figlio adottivo a cui donare con generosità accoglienza, protezione, incoraggiamento e comprensione profonda.

L’uomo intuitivamente, lo colleghiamo all’attributo fisico della forza, alla propensione verso il vincere gli ostacoli, al combattere le situazioni avverse, fiducioso di sé e delle proprie possibilità.

Il corpo maschile ci racconta di una inclinazione al combattimento, azione che va però letta in una accezione positiva, in quanto mette in luce le caratteristiche maschili, esaltandone i talenti di coraggio, tenacia, ricerca del confronto e della sana competizione.

Il vigore di cui il corpo maschile si fa portatore è necessario all’uomo per porsi da ponte tra la diade madre-bambino ed il mondo esterno.

Egli nelle sue caratteristiche di solidità ed equilibrio, non è colui che spezza l’unità simbiotica madre-bambino ma sa mettersi a servizio della vita e al contempo si mantiene collegato al mondo, portandolo all’interno del caldo nido degli affetti.

Il gusto dell’avventura, della sfida e del nuovo intrinseco nell’essere maschile, gli facilita l’accostamento alla donna per apprendere da lei il suo vero senso di paternità che matura nell’affermazione di una relazione di attaccamento e riconoscimento del suo importante ruolo relazionale ed istituzionale familiare.

L’agilità del corpo maschile descrive un’inclinazione all’azione che è evidentemente risvegliata da una differenza in questo della donna, più riflessiva e meditativa. In questa sua attitudine, l’uomo si integra ponendosi di assoluto sostegno nel cammino familiare, in quanto apre sentieri, spiana strade e dà manifestazione del suo peculiare istinto di cura (paternage).

Molto di questo, oggi, risulta in crisi nell’instabilità identitaria maschile e femminile. Entrambi i generi vivono la condizione di incapacità di dare solidità ai propri legami, di essere fedeli anche in condizioni di fatica e frustrazione alle scelte operate o, ancor prima, nella difficoltà di dare compimento alla loro natura essendo pienamente uomini e donne, cosa che implica accettare il peso e la frustrazione che le responsabilità proprie di ciascuna relazione normalmente comportano.

Già la sola lettura del corpo maschile e femminile ci racconta di un progetto, di una vocazione, di un sogno di Dio inscritto nelle potenzialità umane. Esso è quella parte della nostra unità di persona in cui si incarna lo spirito e con il quale possiamo stare ancorati al mondo, abitarlo e viverlo, donando alla fisicità un significato che la rende un tutt’uno con quello dell’esistenza e ne sussurra gli orizzonti esistenziali e progettuali di ogni individuo.

 

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Bibliografia

 

Fonti citate:

BADEN-POWELL R. (2000), La strada verso il successo, Edizioni Scout Nuova Fiordaliso, Roma, 6a ed.

BADEN-POWELL R. (2006), Il libro dei Capi, Edizioni Scout Fiordaliso, Roma, 9a ed.

BAUMAN Z. (1999), La società dell’incertezza, Il Mulino, Bologna.

NIETZSCHE F. (1992), Così parlò Zarathustra, Fratelli Melita, La Spezia.

PLATONE (1997), Fedone, REALE G. (a cura di)  Rusconi, Milano.

 

Fonti consultate:

BRASCA D. et al. (2007), Idee e pensieri sull’educazione. Una rilettura di Baden-Powell, Edizioni Scout Fiordaliso, Roma.

CAMBI FRANCO (2010), Per una pedagogia del corpo, oggi. Tra dialettica, ecologia e cura di sé, in «Humana.Mente» 14, 67-77.

PATI L. et al., (2005), Educare alla genitorialità tra differenze di genere e di generazioni, La Scuola, Brescia.

Pubblicato in 2/2017, Educare al maschile educare al femminile