Essere Competenti

Cristina Breda – Commissaria Nazionale Coccinelle

Pochi giorni fa, su una rivista per docenti, ho letto un articolo che presentava un nuovo modo apprendere: il “Service Learning”.

Tale metodologia ha come peculiarità quella di proporre una o più attività di servizio solidale svolte dagli studenti e rivolte a soddisfare un bisogno concreto, la cura nel render protagonisti gli alunni, nel riflettere con loro su quanto vissuto e, naturalmente, l’attenzione agli apprendimenti disciplinari e alle competenze.

Quando ho finito l’articolo ho pensato che conoscevo già qualcosa di simile, che sebbene non avesse come scopo finale l’insegnamento delle discipline, di sicuro metteva al centro della sua azione educativa il singolo e sviluppava in lui delle competenze.

Ho sorriso pensando che se l’autore dell’articolo conoscesse il metodo scout probabilmente non considererebbe più così innovativo il service learning e ho valutato quanto poco siamo consapevoli della ricchezza della nostra proposta e di come questa possa aiutare a crescere chi ci è affidato.

Se pensiamo al favore, alle specialità, allo spirito dei sentieri o alla stessa Famiglia Felice, sono tutti caratterizzati dal donare qualcosa di sé al prossimo, dal mettersi al suo servizio con gesti concreti, non solo a parole.

Ogni singola bambina è posta o, dovrebbe essere posta, al centro delle nostre programmazioni e attività così da poter soddisfare i suoi bisogni e farla diventare competente, più sicura di sé e protagonista del suo percorso.

A scuola si sente sempre più parlare di competenze, della loro certificazione e di cosa la famiglia, la scuola per l’appunto e tutte le agenzie educative possono fare per raggiungerle.

Ci si adopera, quindi, per cambiare il metodo didattico ed essere il più efficace possibile per raggiungere questo scopo, dando anche nomi originali alle diverse strategie, come quello riportato sopra, per arrivare allo studente.

Il nostro metodo si fonda su alcuni di questi capisaldi già da molto tempo e ritengo sia importante sapere che applicandolo con consapevolezza possiamo contribuire alla crescita e sviluppo delle bambine, anche da questo punto di vista.

Cosa si intende per competenza? Come dice la Raccomandazione del Parlamento Europeo: “la comprovata capacità di usare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e/o personale; le competenze sono descritte in termine di responsabilità e autonomia”.

In semplici parole, l’aver fatto proprie conoscenze (informazioni che si hanno) e le abilità (il proprio know-how) per usarle in situazioni nuove, mettendo in gioco tutte le proprie risorse personali, in modo autonomo e appropriato.

Anche il metodo Coccinelle mira a sviluppare Coccinelle competenti, anche se forse non lo sappiamo: se riflettiamo, infatti, non vogliamo bambine che conoscano tante cose ma poi non sappiano usare le loro mani per dare sfogo alla loro fantasia, o che siano molte brave a far qualcosa ma lo custodiscano gelosamente e non lo sappiano condividere.

Quando programmiamo mescoliamo una parte di conoscenze, ad una di attività pratiche per arrivare a rendere le bambine competenti e consapevoli dei loro talenti così da mettersi in gioco.

Alle Cocci appena entrate, all’inizio dell’anno, si danno tante informazioni ma poi man mano che ci si addentra nel mondo del Bosco si chiede anche di fare e di dare l’esempio; penso alle coccinelle della montagna che percorrono il sentiero in cui davvero ci si mette in gioco per cogliere la Genziana. Al Volo Estivo si ha la “misura” di quanto siano stati raggiunti gli obiettivi e di quanto siano diventate competenti.

Come per le competenze considerate a scuola, non c’è un’assenza assoluta di competenza ma esistono diversi gradi (o livelli): non è un caso che si parli di progressione personale e che le prove siano gradualmente più complesse.

Il nostro obiettivo è accompagnare ogni Coccinella lungo i tre sentieri fino a farla diventare “competente” perché capace di amare e donare al prossimo sull’esempio di Gesù e il modello che abbiamo non ha di certo eguali. Così come la modalità che usiamo, unione ragionata di gioco, avventura e gioia, non ha di certo paragoni!

Credo, infine, sia interessante considerare quali siano le competenze chiave prese a riferimento dalla scuola e la normativa italiana, ovvero quelle indicate dalla Raccomandazione del Parlamento Europeo del 2006[1].

In particolare sono otto: comunicazione nella madrelingua, comunicazione nelle lingue straniere, competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia, competenza digitale, imparare a imparare, competenze sociali e civiche, spirito di iniziativa e imprenditorialità, consapevolezza ed espressione culturale*

Senza entrare nello specifico di ciascuna, mi piacerebbe solo far notare come il nostro metodo aiuti a sviluppare ampiamente le ultime tre, trasversali rispetto alle altre.

Con “competenze sociali e civiche” si intende la capacità di partecipare in maniera efficace e costruttiva alla vita sociale e lavorativa e di impegnarsi nella partecipazione attiva e democratica, quello che noi chiamiamo l’essere buoni cittadini.

Lo “spirito di iniziativa e imprenditorialità” è la capacità di trasformare le idee in azioni attraverso la creatività, l’innovazione e l’assunzione del rischio, nonché la capacità di pianificare e gestire dei progetti.

Nelle attività che proponiamo viene sempre lasciato spazio alla fantasia e all’azione, soprattutto alle Coccinelle del sentiero del Bosco e della Montagna e con le Specialità.

Infine la “consapevolezza ed espressione culturaleè la capacità di apprezzare l’importanza creativa di idee, esperienze ed emozioni espresse tramite una varietà di mezzi quali la musica, la letteratura e le arti visive e dello spettacolo.

Anche noi, pur con modi diversi, cerchiamo di rendere consapevoli le Coccinelle del percorso che stanno compiendo, delle loro emozioni, talenti e valori cristiani perché per essere testimoni bisogna anche essere consapevoli.

Per educare alla competenza bisogna quindi essere noi per prime capo competenti: come sopra descritto non vuol dire per forza possedere il livello più alto in tutto ma essere consce delle proprie capacità, e soprattutto, continuare a coltivarle e svilupparle con la formazione e la preghiera.

 

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[1] Raccomandazione 2006/962/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente (GU L 394 del 30.12.2006, pag. 10-18).

Pubblicato in 2/2017, Giocare il Gioco