Luigi Tedeschi, il nostro Phao

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Sono le 18,30, suono il campanello. “Chi è?“ mi chiede una voce al citofono. “Toni” rispondo.

Il portoncino si apre e salgo al quinto piano: Renza, la moglie di Gigi, è sulla porta che mi aspetta. Entro e vado in soggiorno dove è seduto in poltrona. Abbiamo parlato del più e del meno. Era la sera del 23 aprile 1986. Alle ore 19 ci siamo dati la mano e abbiamo rinnovato la Promessa scout che ci ha sempre legati.

Questa è la sintesi dell’ultimo incontro con Gigi Tedeschi. Chi è stato per me Gigi? Un Amico, un Fratello, il Testimone delle nostre nozze.

Come e quando l’ho conosciuto? Il primo contatto l’ho avuto a un Campo estivo del 1955, a quel campo lui, pur non appartenendo al Gruppo di cui io invece facevo parte, era venuto in qualità di Capo Campo in sostituzione del Capo Riparto che non aveva disponibilità di ferie.

È stato un campo indimenticabile per me perché alla fine del campo mi ha conferito la Prima Classe. Mi ricordo che la sera precedente alla cerimonia, durante la “Veglia d’armi”, ci ha rivolto queste parole (eravamo in quattro): “Ricordatevi che divenire scout di Prima Classe significa Servire, quindi pensateci prima di accettare”

È stata una notte insonne. Il giorno dopo non vi dico l’emozione, eravamo i primi scout della Zona di Udine che arrivavano a quel traguardo. Alla fine del campo mi ha chiamato vicino e mi ha detto “Toni, fra due giorni io parto di nuovo per dirigere un altro campo, ci sono squadriglie di tre riparti e avrei bisogno di te per seguirne una, sono tutti ragazzi che tu già conosci. Vuoi darmi una mano?” Gli risposi che io ero disposto, ma dovevo chiederlo ai miei genitori.

Due giorni dopo partii con lui e con la squadriglia della “Cicogna” che aveva come grido di Sq. “su la zampa”: piegavamo il ginocchio sinistro rimanendo ritti sulla gamba destra.

Fu un campo eccezionale con grandi giochi, esplorazioni, missioni di sq.: l’unico inconveniente avvenne l’ultima notte quando ci investì un temporale. Il mattino il cielo era di nuovo sereno ma gli inconvenienti continuarono: le tende erano bagnate e non si potevano smontare, inoltre il camion che doveva venire a prendere il materiale si era guastato, e non sapevamo quando avrebbe potuto venire a ritirarlo.

Così Gigi decise, dopo aver caricato i ragazzi sulla corriera di linea che li avrebbe riportati a casa, di rimanere assieme a me per attendere che le tende si asciugassero e quindi ripiegarle (erano tende ereditate dall’esercito inglese).

Mi ricordo che erano fabbricate a Durban ed erano di cotone pesante e l’interno sembrava fosse una coperta imbottita (evidentemente erano progettate per usarle anche d’inverno); pesavano circa 50 Kg. a pezzo. Le operazioni durarono tre giorni, durante i quali abbiamo avuto modo di parlare a lungo assieme.

Al rientro a Udine Gigi partì per Roma dove lo attendeva il suo lavoro di “permanente“ dell’A.S.C.I. Ci siamo rivisti l’anno successivo per Pasqua. Nel periodo romano ebbe modo di far parte della Pattuglia Nazionale Lupetti e di partecipare a molti Campi scuola, di conoscere e frequentare molti capi dei vertici associativi.

Lo rincontrai nel 1957 che faceva parte della Staff del Campo Scuola a cui partecipai come allievo, conservo ancora un suo scritto sul quaderno del campo in cui mi esortava a stringere i denti per “i lupetti che mi attendevano a casa”.

L’anno dopo, rientrato a Udine dopo l’esperienza romana, è tornato a servire come Phao nel branco da lui fondato e nel quale ero Kaa. Fu un anno e mezzo di vita scout intensa; come pattuglia eravamo sempre assieme in ogni momento libero dal lavoro. Gigi aveva iniziato, nel contempo, il suo lavoro di assistente presso un istituto di ragazzi abbandonati, e cercava di fare attività scout attraverso uscite, campi, ovvero usando i metodi che stava usando Mario Mazza a Verona.

A fine febbraio del’59 io partii per quella che sarebbe stata la mia “professione”. Prima tappa Caserta, presso la Scuola Specialisti dell’Aereonautica Militare; Gigi mi teneva sempre informato di quanto succedeva nel mondo scout udinese.

Da quel momento ci vedemmo molto raramente, passarono gli anni ma tutte le volte che tornavo a casa cercavo di incontrarlo. Nel frattempo si era sposato ed era nato Andrea. Continuava sempre il suo lavoro di assistente sociale presso l’istituto e inoltre faceva servizio in qualità di Capo Gruppo, anzi un anno nel mentre mi trovavo in licenza mi invitò a trascorrere due giorni alle Vacanze di Branco.

Un bel giorno, mi contattò per dirmi che aveva lasciato il servizio attivo nello scautismo in quanto per la sua costante coerenza aveva optato per la scelta politica. Quando gli annunciai che mi sarei sposato, immediatamente mi chiese di essere testimone alle mie nozze con Wanda, e così avvenne.

Io ritornai a fare servizio nel tempo che mi lasciavano libero l’Aeronautica e la famiglia, in un nuovo Branco. Rimanemmo sempre in contatto tra famiglie, all’epoca abitavo a 200 metri di distanza da casa sua; nel ‘69 nacque Giovanni e così la Banda (così amava chiamare la sua famiglia) aumentò.

Gli anni passavano, Gigi sempre con il suo incarico presso l’istituto e io in servizio in un’altra associazione (gli Scouts d’Europa); ci vedevamo di rado.

Poi accadde il 6 maggio 1976; un forte terremoto scosse il Friuli e a me, assieme ai capi della nuova Associazione, venne dato l’incarico di prestare servizio presso il magazzino che era stato allestito presso l’istituto dove lavorava Gigi.

E fu lì che un giorno alcuni capi della neonata associazione (FSE), che era a nostra insaputa sorta a Roma, vennero a trovarci per portarci i loro aiuti e quelli del comune di Roma. Fu lì che Gigi rincontrò quello che era stato il Commissario regionale ASCI del Lazio, Sergio Durante, oltre ad un lupetto del Branco (ora Capo) in cui aveva prestato servizio a Roma, Aldo Grieco. Fu una rimpatriata non certo allegra dato il momento che stavamo vivendo, ma fu la scintilla che fece rinascere in Gigi la voglia di lavorare nuovamente nello scautismo.

La nostra neonata associazione aveva bisogna di gettare le fondamenta, ed ecco che lui si buttò anima e corpo in questa nuova avventura. Era un vulcano, alla sera quando terminava il lavoro arrivava a casa mia e se non ero ancora giunto mi attendeva per farmi vedere il lavoro che stava facendo e chiedere il mio parere.

Altra “pietra miliare” fu la sua partecipazione al Campo Scuola di 1° Tempo del 1978 a Norma, dove assieme ad Augusto Ruberto gettammo le basi dei primi manuali dei campi scuola. Ogni sera a casa mia il telefono era rovente: eravamo Gigi, Tito Pagnutti ed io in contatto diretto con Augusto Ruberto; questo portò al parto delle Norme Direttive dell’Associazione, della Branca Lupetti, al Taccuino di un Capo Gruppo, a Giovanni Battista di Bernardone e a tutte quelle pubblicazioni che fanno parte del patrimonio della Branca e dell’Associazione.

È soprattutto merito suo la pubblicazione dell’opuscolo di collegamento della Branca Lupetti “Sotto l’albero del Dhâk”; innumerevoli i suoi articoli su “Azimuth” e ”Famiglia Felice”.

Gigi aveva una ulteriore caratteristica: era sempre in esplorazione alla ricerca di nuovi luoghi da visitare e per ampliare le sue conoscenza su storia, cultura e religioni. Riusciva nel suo intento durante le ferie che gli venivano concesse e sempre in costante presenza della sua “banda”.

Il giorno 27 aprile 1986 purtroppo e al momento della chiusura dei festeggiamenti per il decennale dell’associazione, ci giunse la notizia che Gigi era ritornato alla casa del Padre. E’ stato per me più che un amico, un fratello e un maestro: non ho altre parole per ricordarlo.

Ho impressa ancora in me un’indelebile esortazione, ossia recitare sempre “la Preghiera del Capo”; un altro meraviglioso insegnamento sta nel fatto che al termine della Santa Messa che si celebrava ogni giorno al campo, intonava “Opere di Dio, Benedite il Signor”.

Grazie Phao per quello che hai saputo dare a me, alla Branca e all’Associazione, nonché a tutti quei giovani che hanno fatto strada con te e che hanno percorso le tue tracce.