Un’enciclica sul sesto articolo

Gabriele Franchi de’ Cavalieri – gab.franchi@gmail.com

Quando a 11 anni ho promesso di rispettare il sesto articolo della legge scout, questo nella mia testa aveva un significato molto vago: mi piaceva la vita da campo, dovevo cercare di non tagliare un albero verde per alimentare il fuoco e, possibilmente, non aver paura dei cani (anche se ho ancora del lavoro da fare sull’ultimo punto).

Non so voi, ma io lo trovavo un articolo abbastanza… inutile. Di diversa opinione è probabilmente Papa Francesco, che praticamente ci ha scritto su un’enciclica, Laudato Sii.

Nello scorso numero abbiamo visto insieme che nella prima parte di Laudato Sii Francesco analizza le cause della crisi ecologica.

Oggi invece parliamo della seconda parte: cosa possiamo fare per combattere questa crisi? Può lo scoutismo avere un ruolo?

Innanzitutto il Papa afferma con decisione che la risposta alla crisi non è solo sulle spalle di politici e legislatori, ma che ci troviamo davanti ad una vera e propria sfida educativa.

L’esistenza di leggi e norme non è sufficiente a lungo termine per limitare i cattivi comportamenti, anche quando esista un valido controllo. Affinché la norma giuridica produca effetti rilevanti e duraturi è necessario che la maggior parte dei membri della società l’abbia accettata a partire da motivazioni adeguate, e reagisca secondo una trasformazione personale. […] Prestare attenzione alla bellezza e amarla ci aiuta ad uscire dal pragmatismo utilitaristico. Quando non si impara a fermarsi ad ammirare ed apprezzare il bello, non è strano che ogni cosa si trasformi in oggetto di uso e abuso senza scrupoli.”

Come rispondiamo nelle nostre Unità a questa sfida di cui parla Papa Francesco e che riguarda la nostra relazione con l’ambiente ed il creato? Forse possiamo fare qualcosa in più, oltre che insegnare ai ragazzi a non tagliare alberi verdi e a non lasciare rifiuti in giro dopo aver campeggiato.

Fra le linee di azione proposte da Francesco ce ne sono tre che sono particolarmente adatte ed applicabili nelle diverse Branche.

  1. L’uso di nuove tecnologie più efficienti e che quindi riducono l’inquinamento, così come il riciclo, è da incoraggiare anche se di tratta di soluzioni di breve periodo. Non riescono infatti a risolvere le cause della crisi, ne combattono semplicemente i sintomi. Ciononostante quanto sarebbe facile insegnare ai ragazzi, anche in età lupetti e coccinelle, a riciclare?

Mia nipote ha due anni e mezzo riesce a chiamarmi su Skype dall’iPad della mamma, sicuramente un bambino di otto anni può capire in quale secchio buttare la plastica senza dover aspettare la prova di seconda classe!

Ai campi, nelle nostre sedi, facciamo la raccolta differenziata? Come Capi, a questo riguardo, che esempio diamo?

  1. Nel lungo periodo però bisogna affrontare le cause della crisi, più che cercare di “metterci una pezza” con il riciclo. Per questo bisogna educare al consumo responsabile. Questo vuol dire, in parte, consumare meno e, in parte, consumare meglio.

Riguardo al consumare meno:

Dal momento che il mercato tende a creare un meccanismo consumistico compulsivo per piazzare i suoi prodotti, le persone finiscono con l’essere travolte dal vortice degli acquisti e delle spese superflue. Il consumismo ossessivo è il riflesso soggettivo del paradigma tecno-economico. […] Tale paradigma fa credere a tutti che sono liberi finché conservano una pretesa libertà di consumare, quando in realtà coloro che possiedono la libertà sono quelli che fanno parte della minoranza che detiene il potere economico e finanziario. […] La situazione attuale del mondo «provoca un senso di precarietà e di insicurezza, che a sua volta favorisce forme di egoismo collettivo». Quando le persone diventano autoreferenziali e si isolano nella loro coscienza, accrescono la propria avidità. Più il cuore della persona è vuoto, più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare.”

Se questo discorso forse non è ancora adatto per le prime quattro Branche, perché i ragazzi e le ragazze di quell’età hanno una libertà di consumo più limitata, mi sembra un argomento assolutamente lecito da affrontare in Clan o in Fuoco.

Ad esempio, con che frequenza cambiamo il cellulare? Riusciamo ad usare i mezzi pubblici? Sappiamo quanto inquina la nostra auto? Abbiamo preso in considerazione il carsharing?

Riguardo al consumare meglio, Papa Benedetto XVI ci ricorda che l’acquisto è sempre un atto morale, oltre che economico. È vero che il sapone biodegradabile costa un po’ di più rispetto al sapone che non lo è: d’altronde chi ha detto che per tutelare l’ambiente non vadano fatti piccoli sacrifici?

Un secondo aspetto riguarda quello di boicottare le marche che producono inquinando troppo, non rispettando le leggi o sfruttando lavoratori o bambini.

Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale. È ciò che accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti e così diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione. È un fatto che, quando le abitudini sociali intaccano i profitti delle imprese, queste si vedono spinte a produrre in un altro modo. Questo ci ricorda la responsabilità sociale dei consumatori. «Acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico». Per questo oggi «il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi».”

  1. Similmente a quanto appena detto sul consumo responsabile, i cittadini hanno il dovere di fare pressioni sui rappresentanti delle istituzioni e sui politici.

Ora, è vero che noi siamo un’associazione apartitica, ma certamente non apolitica! Se il nostro obiettivo è quello di formare buoni cittadini, dobbiamo incoraggiare i ragazzi e le ragazze a far sentire la loro voce (qualunque essa sia) anche nello spazio pubblico.

Questo ovviamente può essere fatto anche senza entrare in un partito politico e, anzi, darebbe l’occasione di usare i social media in modo più proficuo.

La società, attraverso organismi non governativi e associazioni intermedie, deve obbligare i governi a sviluppare normative, procedure e controlli più rigorosi. Se i cittadini non controllano il potere politico – nazionale, regionale e municipale – neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali. D’altra parte, le legislazioni municipali possono essere più efficaci se ci sono accordi tra popolazioni vicine per sostenere le medesime politiche ambientali.”

Insomma, quest’enciclica tocca temi che sono, e probabilmente diventeranno, sempre più centrali nel dibattito pubblico, come la conferenza di Parigi dello scorso dicembre sui cambiamenti climatici ha confermato. Lo scoutismo, per ovvi motivi, può giocare un ruolo importante nell’educazione delle nuove generazioni alla cura della nostra casa comune. Io vi consiglio di leggerla, peraltro è anche abbastanza corta e, per gli argomenti che tratta, è una lettura ideale per un Clan o un Fuoco.

Pubblicato in 2/2016, Scautismo e bene comune