Tutto col gioco ma… niente per gioco !

Aline Cantono di Ceva – Commissaria Nazionale Scolte

All’interno dello scoutismo il gioco rappresenta lo sfondo nel quale si innestano le peculiarità delle diverse branche, attraverso il quale passano valori morali e cristiani, oltre il quale però si deve aprire un orizzonte di senso, ossia quelle mete alte di “libertà” e “felicità” che lo scoutismo stesso si propone e propone.

La nostra idea è che il gioco, prima ed oltre che una semplice attività o un “ mezzo ”, sia un atteggiamento nei confronti di se stessi e della vita.

Ciò significa che occorre entrare nell’ottica che l’esperienza ludica non è mai un fatto isolato, è piuttosto un “MODUS” di vivere e di stare insieme.

Per noi capi e capo significa pensare al gioco come possibilità per entrare nella vita e pensare alla vita ….come un “grande gioco”.
Quello che intendiamo dire è che ci sono innumerevoli contaminazioni tra “vita” e “gioco” e che all’interno di un percorso di educazione e formazione della persona quale lo Scoutismo è, una Scolta che arriva alla Partenza deve essere riuscita a coglierne i “sensi”, aver maturato un’idea di continuità tra le due dimensioni, sapendone fare tesoro dentro, ma soprattutto FUORI dal contesto scout.

Giocare in Branca Scolte
Il primo punto su cui dobbiamo essere chiare è che gli strumenti su cui si impernia il nostro lavoro in BRANCA SCOLTE sono rappresentati dal TREPPIEDE ed ogni attività, idea o proposta deve passare attraverso i suoi pilastri: STRADA, COMUNITA’, SERVIZIO e FEDE.
Anche se può sembrare un pensiero, come dire, superfluo in realtà consente di evitare fraintendimenti e chiarire che i giochi sono coerenti con gli obiettivi del programma dell’anno. Se non fosse così, se cioè si trattasse di giochi improvvisati, letti su qualche libro o su internet, semplicemente copiati e riproposti da altri contesti e che ci occorrono per tappare i famosi e spiacevoli “buchi” nelle attività, si correrebbe il rischio di perdere il peso educativo che in realtà ogni attività giocata può avere.

Inoltre il gioco (proprio perché è una strategia relazionale forte) non può andare bene sempre e comunque. Ossia in branca scolte è da considerare “uno”dei molti possibili veicoli con i quali intendiamo dire e dare qualcosa alle nostre scolte.
Un’attività di gioco in terza branca ha in linea di massima 4 FASI:

1 – scelta del gioco: Il punto di partenza che deve animare una capo Fuoco è PERCHE’ si decide di proporre quel determinato gioco e PERCHE’ pensiamo che le nostre ragazze (proprio loro!!!) possano averne bisogno.

2 e 3 – lancio del gioco e fase di gioco:
Lasciamo che le scolte giochino e ….che anche noi giochiamo. Il gioco, nella sua struttura interna, deve avere un tempo ben definito (altrimenti si annacqua o diventa monotono), coinvolgere tutte le partecipanti (benché in alcuni giochi è possibile che una di loro si ponga nel ruolo di osservatrice, ma si tratta comunque di una forma partecipativa!), avere regole, ruoli e di certo basarsi sui principi della Legge scout.

4 – debriefing: il debriefing è il “dopo gioco”, l’analisi di quanto il gioco stesso ha prodotto.
Nella nostra branca potremmo dire che si tratta della fase più importante, malgrado spesso venga sottovalutata o gestita non troppo bene. Crediamo che non possa essere considerata solo un’appendice, ma il momento in cui comincia “il vero gioco”.
Lo scopo di questa fase non è che la capo Fuoco “sveli” su un piatto d’argento le vere intenzioni dell’attività, ma che attraverso un’adeguata discussione guidata le scolte stesse possano far emergere quanto è accaduto e quali implicazioni rintracciarne.
Vi accorgerete che talvolta le scolte faranno emergere spunti e riflessioni a cui noi non avevamo pensato o che ci sembravano secondari. Diamone la giusta importanza perché ciò che ognuno di noi coglie da qualsivoglia esperienza è lo specchio delle proprie necessità e dei propri desideri.

Dovremmo infatti evitare di dire alle scolte “ciò che avrebbero dovuto apprendere”. Occorre piuttosto “ascoltarle” pazientemente anche quando talvolta ci potranno essere dei momenti vuoti, di silenzio in cui nessuna vuol parlare. Anche quelli sono spazi importanti, per pensare ed assimilare.

La relazione con la Capo (….Fuoco)
Nulla di quanto detto finora ha un “senso” se non lo innestiamo all’interno di una relazione, un LEGAME che unisce l’educatore-CAPO e il gruppo, la comunità.

È’ di solito la Capo Fuoco (ma non sempre, le scolte col passare del tempo possono essere incoraggiate a farlo!!) a proporre un gioco e nel farlo, certamente, ha ben chiari i valori o gli spunti che vuol far passare e le ragazze che ha di fronte, le quali del gioco non sono tanto le destinatarie quanto le “protagoniste”.

Potremmo dire che per noi la Capo è una delle chiavi fondamentali del gioco stesso, mediatrice credibile e convinta di ciò che si appresta a proporre.

Ogni Capo ovviamente nel tempo sviluppa uno stile personale di animazione educativa, confacente alle sue caratteristiche personali, ma pensiamo che su alcuni punti specifici tutte noi dovremmo ragionare per lavorare e crescere, personalmente e con i nostri Fuochi:
Un primo atteggiamento indispensabile è proprio mettersi in gioco e giocare con se stessa. Nel rapporto con le scolte , loro hanno bisogno di vedere che siamo in grado di fare “il primo passo”, che proponiamo attività credibili e giocabili. È una questione di coerenza intellettuale e morale con se stessi e con gli altri, oltre che di efficacia educativa perché implica lasciare che le nostre scolte guardino anche le nostre zone nascoste e i nostri limiti (questo lavoro richiede coraggio e forse neppure tutta un’intera vita….).

Una Capo che accetta, non critica, perché altrimenti porta un atteggiamento di difesa nelle ragazze, perfino di chiusura.
Un ultimo punto riguarda l’autorevolezza della Capo , della quale le ragazze possano fidarsi e dalla quale lasciarsi condurre, lasciarsi dare ruoli e regole. Ma nello stesso tempo, se anche questo dovesse produrre dei conflitti prima, durante o dopo la fase di gioco, non abbiate timore!! Il conflitto è un’esperienza ineludibile, la più comune della vita e per noi può rappresentare una risorsa, un’occasione di crescita perché vengono stimolate tutte le competenze legate alla comunicazione ed alla negoziazione e mediazione. Nel conflitto le scolte imparano la giusta distanza con le cose e nel tempo….a costruire ponti, solidi e forti di cui, noi Capo siamo o impariamo ad essere testimoni operose.

Per concludere crediamo che la vera donna della partenza sappia GIOCARE LA VITA, sappia accettarne le regole e stare in squadra. La donna della partenza sa accettare una sconfitta e non gloriarsi della vittoria. Sa che dopo una caduta ci si può e deve rialzare, perché il gioco va avanti e non mancheranno le chances.
La donna della partenza sa che il gioco più bello è la vita e vale la pena di essere vissuta fino in fondo.

Pubblicato in 2/2015, Giocare il Gioco Taggato con: