Montagna e scautismo

La Redazione

Il testo che segue è una sintesi, non rivista dall’autore, dell’ intervento di Giovanni Maria Flick, già Presidente della Corte Costituzionale, al Convegno su La responsabilità dell’educatore nelle attività scout” tenutosi a Roma nel dicembre 2013. Il testo integrale è reperibile sul sito www.archiviopenale.it.

Ho sentito aleggiare nei discorsi di questa mattina l’importanza di alcune indicazioni costituzionali che sono fondamentali per il tema che avete trattato.

Voi sapete certamente che la nostra Costituzione contiene le tavole della legge della nostra convivenza civile e sociale e aprendo la Costituzione si trovano alcune indicazioni proprio su quello di cui voi avete discusso. I principi costituzionali richiamati in causa dalla vostra discussione di stamani sono il tema dell’ambiente e il tema della responsabilità: “Montagna, ambiente, scautismo, responsabilità”.

Cominciando da questo secondo tema, a me sembra che lo scautismo e le sue strutture rappresentino una formazione intermedia di volontariato essenziale ai sensi dell’art. 2 della Costituzione: la norma che prevede che l’uomo e la donna sviluppano la loro personalità nelle formazioni sociali intermedie. Le formazioni sociali intermedie sono importanti per l’affermazione di quei diritti inviolabili che caratterizzano la persona (articolo 2), ma che si accompagnano a doveri inderogabili – come dice la norma – di solidarietà politica, economica e sociale. Troppo spesso noi ci ricordiamo solo dei diritti e non ci ricordiamo dei doveri, che sono l’altra faccia dei diritti.

Perciò a me sembra che l’educazione alla responsabilità – una responsabilità di tutti, sia di colui che educa, sia di colui che è educato; sia dello scout più anziano, sia dello scout giovane – sia una componente essenziale dello scautismo come formazione sociale. Mi pare obiettivo primario dello scautismo e suo dna proprio l’educazione alla responsabilità, sia dell’adulto che si occupa di scautismo, sia del giovane che gli si affida.

Siamo di fronte a una situazione e ad un contesto di volontariato – tecnicamente lo chiamiamo terzo settore – che è quanto mai importante difendere e riaffermare: soprattutto oggi.

In questo contesto credo sia essenziale per lo scautismo un discorso di responsabilità che nasce dalla fiducia, dalla consapevolezza e quindi da una formazione adeguata: una formazione di se stessi, dei ragazzi che ci vengono affidati, che vi vengono affidati, delle famiglie di quei ragazzi. Consapevolezza del rischio vuol dire far capire al ragazzo – in relazione alla sua adeguatezza, alla sua capacità, ai suoi limiti – e alla famiglia del ragazzo, che cosa vuol dire rischio; e vuol dire prima di tutto capirlo noi.

Nel dna dello scautismo vi è, innanzitutto, l’educazione alla responsabilità di chi educa e di chi è educato; l’educazione alla solidarietà nelle situazioni difficili; l’educazione alla fiducia e all’affidamento, che è premessa della responsabilità; l’educazione alla capacità di sapere essere in quel momento un Capo, o di prepararsi a divenirlo per i giovani che vi sono affidati; l’educazione a saper vedere il pericolo e a saperlo evitare, anche con un po’ di umiltà; l’educazione alla formazione e preparazione e alla consapevolezza dei propri limiti.

L’educazione alla responsabilità è essenziale soprattutto in ambienti e in contesti particolari, difficili, come la montagna. E qui passiamo al secondo valore costituzionale che oggi voi avete evocato, il valore dell’ambiente, del patrimonio ambientale. L’articolo 9 della Costituzione, colloca tra i principi fondamentali il rispetto, la tutela e la valorizzazione sia dei beni culturali (il nostro passato), sia di quello che chiama paesaggio e in realtà è l’ambiente, il territorio, il rapporto della persona con la realtà che la circonda (il nostro presente e il futuro nostro e dei nostri figli).

L’amore della montagna si traduce nel rispetto dell’ambiente; richiede di contrastare con ogni mezzo il degrado della montagna; si propone di evitare un turismo non più della responsabilità, ma dello sfruttamento economico della montagna, della eliminazione di ogni ostacolo. Quest’ultima prospettiva – di asservimento della montagna alla logica dello sfruttamento e del profitto ad ogni costo – è quanto di peggio ma quanto di più comune. Essa si diffonde sempre più; basta pensare alle nostre stazioni sciistiche d’inverno ed al fatto che adesso questo discorso comincia a svilupparsi purtroppo anche d’estate.

L’educazione alla montagna, a salire, a faticare, mi pare non una retorica sorpassata, ma una componente essenziale dell’educazione alla responsabilità e al rischio consapevole. La montagna è una grande scuola. Ce ne siamo dimenticati; la distruzione del territorio, il suo sfruttamento economico, il momento solo ludico, la distruzione dei boschi – di cui vediamo le conseguenze nella disgregazione del nostro territorio nazionale – ci ricordano che bisogna ricominciare a salire. Naturalmente bisogna ricominciare a salire con consapevolezza dei propri limiti, con umiltà e con quei discorsi che avete fatto stamattina; ma ricominciare.

In un momento come questo, è importante ritornare a pensare allo scautismo come una delle forme di attuazione dell’art. 2 della Costituzione e al rispetto della montagna come una forma di attuazione dell’art. 9 della Costituzione.

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