I racconti di Dio

Cristo Pantocratore Cristo Pantocratore – Duomo di Cefalù

di suor Fulvia – monaca agostiniana

«Dio disse». Sono solo 2 delle 714.000 parole della Scrittura e ci aprono alla storia proprio lì da dove comincia: dalle labbra di Dio.
La Sacra Scrittura inizia così: in principio… c’era una volta! Ci porta in un attimo all’inizio del tempo per dispiegarcelo davanti con il suo senso e significato. E all’inizio di tutto, quando «la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque» (Gen1,1), Dio cosa fa? Parla. Dio parla della luce e la crea, narra il firmamento e le stelle e le sue parole diventano realtà; descrive gli esseri della terra e del mare, le piante e tutto prende vita. Dio racconta dell’uomo e lo mette al mondo. La Parola di Dio fa nascere, immagina e crea: tutto viene dalla sua bocca. E da Genesi ai Vangeli è ancora la Parola che crea, il raccontarsi di Dio inventa la storia: un Angelo narra ad una ragazza di un concepimento misterioso e la Parola si fa carne!

La prima affermazione della Scrittura è che Dio parlando ha creato il mondo: noi ci crediamo davvero? Pensiamo che sia avvenuto così, cioè che Dio ha detto la luce e poi ha detto alle tenebre di separarsi dalla luce e le acque dal cielo e così via? Noi siamo alle prese con il Bosone di Higgs che gira come un pazzo sotto Ginevra e qualche dubbio ci viene. Nella notte di Pasqua ascoltiamo la lettura di Genesi e alla fine il lettore ci dice: «Parola di Dio» e tutti rispondiamo: «Rendiamo grazie a Dio», di averci raccontato una favola? Eppure se è davvero Parola di Dio come può non dire la verità?

La nostra cultura occidentale – farcita delle bugie dei reality show e delle fictions di ogni genere – ci impedisce di prestare fede al narratore biblico, convinti come siamo che una storia contenga verità soltanto se racconta fatti realmente accaduti. Il problema, infatti, è dare fiducia alla Parola! Senza fede non c’è storia che tenga1. Incontrare con intelligenza la Sacra Scrittura significa dare fiducia al testo. In latino, leggere significa “cogliere, raccogliere, scegliere” e la preposizione inter significa “fra”. Quindi, intelligenza significa scegliere fra, distinguere. Noi, se vogliamo intelleggere la Scrittura, dobbiamo metterci con la pazienza del mietitore, fidarci di quello che abbiamo davanti agli occhi e cercare, raccogliere, scegliere. Dobbiamo sederci accanto al fuoco ed ascoltare i racconti di Dio.

«Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (Bar 3,38) per invitarli e ammetterli alla comunione con sé» (Dei Verbum 2).

E Dio racconta racconti che creano! Ma è mai possibile che Dio faccia quello che dice? Una Parola può creare?
Prova a pensare alle tue parole, alle parole dette ad un’amica, alla persona che ami… Quante volte una parola è capace di generare vita in chi l’ascolta, di far sentire amati, di costruire relazione, comunione, di consolare. E se noi riusciamo a fare questo, forse che Dio non può generare storia con la sua Parola?

La Bibbia che abbiamo tra le mani è come un mosaico di parole: si è formato nel corso di quasi un millennio; è composto da 73 libri, 46 del Primo Testamento e 27 del Secondo e tuttavia può leggersi come un unico libro. Nei testi molti fili tessono una trama che attraversa i secoli, in culture differenti, la trama della storia di Dio con gli uomini. Il termine testo viene da “tessere, tessuto, intreccio”: attraverso i testi biblici si scopre l’intreccio tra gli uomini e Dio, il ricamo del suo racconto.
Dunque le Scritture vogliono raccontare la storia di una relazione, la storia di un popolo con il suo Dio e la storia di ogni lettore con Dio. Fanno questo in mille modi diversi, con fatti di cronaca, scrivendo poesie, inventando similitudini, lamenti, racconti, parabole, preghiere…
Dio non ha smesso di parlare e dunque di creare: ci parla ancora e ancora ci dice di come si immagina la terra, ci racconta dell’uomo, di come lo ha pensato: la creatura più bella, preziosa, simile a sé, uomo e donna, comunione, relazione d’amore.

Per questo la Scrittura va letta insieme con la vita, deve parlare alla nostra vita, perché viene da una vita alla quale Dio ha parlato e sta parlando. Non è una teoria su Dio, non un discorso edificante, non viene dall’alto ma dal basso, dalla terra, dalla carne e dal sangue, dal sudore, dalle contraddizioni della storia, dalle ferite, dalle gioie e dai traguardi raggiunti, dalla passione di generare, semplicemente dalla vita.

«La fede cristiana non è una “religione del Libro”. Il cristianesimo è la religione della “Parola” di Dio: di una Parola, cioè che non è “una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente”. […] Nella Sacra Scrittura, Dio parla all’uomo alla maniera umana» (CCC1 108-109).

I nostri cugini musulmani credono che il Corano sia stato dettato a Maometto dall’angelo Gabriele ed è per questo che viene tramandato ed usato nella preghiera soltanto nella lingua originale.

La Sacra Scrittura per noi viene dal basso: Dio ha fatto così da sempre, ha preso la terra ed ha fatto l’uomo, in quel fango ha soffiato il suo Spirito donandogli la vita. Così lo Spirito è sceso nel cuore degli autori delle Scritture perché scrivessero ciò che fosse utile per la nostra salvezza (CCC 106). Dio non cancella mai la nostra carne: la attraversa abitandola!
Come leggere/ascoltare allora la Parola di Dio? Con intelligenza, appunto, ed è proprio quanto tenteremo di fare.


1. Cfr. A. Spadaro, Abitare nella possibilità. L’esperienza della letteratura, Milano 2008, 15-17.
2. Catechismo della Chiesa Cattolica.

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