Ragazzi, se organizzassimo un presepio vivente?

Massimiliano Urbani

La prima edizione del “presepio vivente” del Roma 64 si è svolta nel 2008. L’idea non è stata nostra, ma del nostro esplosivo parroco, Padre Livio, che ce l’ha proposta e che di presepi viventi se ne intende parecchio: nella sua precedente parrocchia, a Piubega (Mantova), ne realizzano ancora oggi uno dei più belli d’Italia. Certamente cimentarsi in un’impresa simile in un piccolo paese a vocazione agricola è cosa impegnativa ma non così difficile.

Si è già in un ambiente simile a quello di Betlemme e basta costruire una capanna e cambiare l’abito agli abitanti del paese, che in genere partecipano tutti entusiasticamente all’iniziativa, ed il gioco è fatto. L’allevatore porterà alcuni dei suoi animali, il  fabbro, il falegname ed il fornaio porteranno i loro attrezzi del mestiere, ecc. ecc. Dai noi le cose stanno in modo un po’ diverso. Visto che siamo in centro, in un luogo chiuso, in una città come Roma, la partecipazione e la riuscita non sono scontate. Tuttavia l’aspetto più importante, secondo noi, era definire chiaramente gli obiettivi educativi:

  • Far vivere il Natale ai nostri ragazzi in modo diverso e più intenso.
  • Svolgere un’attività di servizio  per  la parrocchia.
  • Realizzare un’attività che affiatasse Capi, ragazzi e genitori insieme per rafforzare lo spirito di “Gruppo”.

Questa è anche un’occasione per l’autofinanziamento del Gruppo, anche se le spese, spesso, sono appena coperte dalle offerte. Nella fase progettuale abbiamo coinvolto il papà Architetto di due ragazzi del Gruppo, il quale, insieme ad altri genitori e ai capi, ha progettato la capanna della natività e le varie botteghe…  Poi siamo andati a comprare il materiale (legno, chiodi, assi, e chi più ne ha più ne metta!) e, incontrandoci la sera dopo una giornata di lavoro, ci impegnavamo nella costruzione dell’ambiente, nella sistemazione delle luci, nella costruzione della Sinagoga… Le mamme erano coinvolte a cucire i vestiti per tutti i figuranti: dagli angioletti, ai pastori, ai carpentieri, alla Sacra famiglia, ai Re Magi.

Più si avvicinava l’evento del Natale, maggiori diventavano gli incontri fra noi, per sistemare tutta la scenografia. Ai ragazzi del catechismo abbiamo chiesto di scriverci delle frasi in ebraico su rotoli anticati, la loro collaborazione ed il loro aiuto ci sono stati preziosi. Nel frattempo si provavano i vestiti, i movimenti da effettuare, e si spiegava a ciascun ragazzo quello che doveva fare.

Nei giorni precedenti si comprava tutto il necessario per organizzare le botteghe: frutta, verdura, pane, farina da lavorare sul posto. Un genitore ha costruito, con la carta pesta, chili di pesce da sistemare nella bottega del pescivendolo. Ci si è procurati la creta per la bottega del vasaio, per costruire i vasi durante la rappresentazione; ciascuno ha portato stoffe, gioielli, utensili, vasellame per abbellire le botteghe.

Alcuni capi si sono preoccupati di trovare famiglie con bimbi neonati, per realizzare la natività. E stato contattato un pastore che ci ha “prestato” le pecore e le galline, per dare un tocco, “visivo, uditivo e olfattivo”, di realismo alla rappresentazione. Finalmente le fatidiche date che hanno aperto al pubblico il “Presepe vivente”.  Già all’ingresso due centurioni romani regolavano l’afflusso di tutti coloro che come Maria e Giuseppe si “censivano” da un funzionario dell’Impero romano. Sulla scalinata che porta alla nostra cripta, prima di entrare nel “paese di Betlemme”, il quadro vivente dell’Annunciazione introduceva i visitatori al mistero della Natività.

Nel preparare le varie edizioni del presepe vivente, la fatica è stata molta, ma è stata pienamente ricompensata dalla gioia di vedere ragazzi, genitori e Capi condividere un’esperienza di fede e di crescita comune.

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