Educare oggi in Europa

S i propone di seguito il testo dell’intervento tenuto a Bruxelles da Nico Pezzato sul tema “Qual è il ruolo dei movimenti educativi in Europa? Cosa significa oggi Unione Europea? Una riflessione sulla situazione dell’educazione negli stati componenti l’UE”.

1. A che punto siamo in Europa?
Se educare significa “condurre a pienezza” l’essenza di una persona, è necessario constatare che oggi ci troviamo in piena “emergenza educativa”. La crisi dell’educazione odierna non è tanto un problema di “metodi”, ma è strettamente legata all’idea corrente di uomo e del suo futuro. Infatti, la cultura di riferimento, oggi purtroppo maggioritaria in occidente, del soggettivismo edonistico e del relativismo, porta ad alcuni esiti:

  • creazione di un deserto di insensatezza (cioè mancanza di senso nella e della propria vita) a cui sembra giunta l’esistenza umana;
  • la diffusa e celebrata cultura tecnologica produce mezzi ma non aiuta a raggiungere scopi o a dare risposte alle domande più profonde dell’uomo, che si sente sempre più immerso in un destino di solitudine e di smarrimento;
  • alla crescente possibilità di un possedere consumistico corrisponde una felicità effimera e superficiale che non raggiunge certo gli strati profondi di una gioia dello spirito e della coscienza;
  • scomposizione  drammatica  dell’unità della persona umana che si trova scissa tra mondo dell’intelligenza e mondo dell’affettività;
  • dominio di un oggettivismo razionale che provoca la insana diversificazione tra educazione e formazione;
  • abnorme valorizzazione della spontaneità soggettiva a scapito della razionalità la quale ultima crea e mette in ordine secondo una scala gerarchica di valori.

2. Ruolo della UIGSE
La UIGSE come movimento educativo giovanile partecipa attivamente alla formazione del “cittadino europeo”, rimanendo fedele alla propria specifica pedagogia, volta a formare quella “persona di carattere” libera, matura, attiva, disponibile nei confronti degli altri, persona che lo Scautismo cattolico definisce come “buon cristiano e buon cittadino”.

2.1. Fedeltà allo Scautismo di B.-P.: il buon cittadino
“Lo scopo dell’educazione scout è quello di migliorare la qualità dei nostri futuri cittadini, specialmente per quanto riguarda il carattere e la salute; di sostituire l’egoismo con il Servizio, di rendere i giovani individualmente efficienti, sia nel fisico che nel morale, al fine di utilizzare questa efficienza al servizio del prossimo.” “Per raggiungere lo scopo di educare il cittadino attivo, il metodo scout rivolge la sua attenzione ai seguenti quattro punti, essenziali alla formazione del buon cittadino, che vengono sviluppati dall’interno anziché dall’esterno: Carattere, Salute e forza fisica, Abilità manuale, Servizio del prossimo.” B.-P., Libro dei Capi.

2.2  Fedeltà allo Scautismo cattolico: il buon cristiano

  • Sua Santità, Pio XI, di fronte alla prepotente massificazione operata dal regime fascista che sciolse tutte le associazioni giovanili, ad eccezione dell’Azione Cattolica, a chi voleva che anche gli scouts cattolici diventassero seguaci dell’ideologia fascista, ebbe a dire: “Siano ciò che sono o non siano”, respingendo così ogni tentativo di strumentalizzare il metodo e l’ideale scout.
  • “Unità di anima e di corpo, l’uomo sintetizza in sé, per la stessa condizione corporale, gli elementi del mondo materiale; ma riconoscendo di avere un’anima spirituale ed immortale, non si lascia illudere da una creazione immaginaria che si spiegherebbe solamente mediante le condizioni fisiche e sociali…” ma “invece va a toccare in profondo la verità stessa delle cose”. Concilio Vaticano II; Gaudium et Spes, Cap. 14.
  • “Senza Dio, l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia.” Benedetto XVI, Caritas in Veritate, Cap. 78.
  • “Il punto di arrivo. La repressione del proprio io e lo sviluppo dell’amore e dello spirito di servizio per il prossimo, aprono il cuore alla presenza di Dio e producono un cambiamento totale nell’individuo, dandogli una vera gioia celeste. Egli diviene un essere completamente rinnovato. Il problema per lui diventa ora non “cosa mi può dare la vita”, ma “cosa posso dare io nella vita”. Indipendentemente dalla confessione religiosa cui appartiene, il ragazzo si sarà così impadronito dei principi religiosi fondamentali e, conoscendoli per averli praticati, diviene un cittadino con una visione più ampia di benevolenza e di simpatia verso i suoi fratelli.” B.-P., Libro dei Capi.

2.3. Cosa coltivare e condividere per un’educazione dei giovani all’Unione Europea

  • educare ad una visione positiva del futuro, educare alla speranza. “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv  3,16);
  • educare al rispetto della persona, di ogni persona, della sua dignità, dal concepimento fino alla morte;
  • educare all’accoglienza, alla condivisione, alla solidarietà come recita l’art. 4 della nostra Legge;
  • sottolineare la responsabilità degli adulti, specie di quelli preposti all’educazione dei giovani (genitori, insegnanti, sacerdoti, capi), nel loro ruolo di riferimento e di guida;
  • far conoscere le radici spirituali, culturali e storiche sulle quali costruire un’Unione sui valori e non solo sull’economia;
  • sollecitare gli incontri interculturali;
  • coltivare la conoscenza e l’amore per il creato.

2.4. Il ruolo dei Capi

  • Siano testimoni significativi facendo della propria vita un esempio fecondo della sintesi tra la dimensione naturale e soprannaturale;
  • instillino nei loro ragazzi il desiderio di conoscere altre culture, lingue costumi, per contribuire alla costruzione di un mondo di pace, fatto di comprensione e rispetto reciproco;
  • facciano in modo di mettere in comune i vari aspetti della cultura popolare delle diverse nazionalità  attraverso lo scambio di canti, danze, cerimonie che rivelano una comunione di valori come la famiglia, i giovani, gli anziani, che spesso la cultura ufficiale ha dimenticato;
  • sollecitino lo studio della bellezza nella natura e nell’arte, per mezzo della quale lanciare messaggi, ma anche ponti concreti tra popoli affratellati dagli stessi, forse inesplorati, sentimenti.

Nico Pezzato con la collaborazione di Nevio Saracco e Claudio Favaretto

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