Patapim patapam: la catapulta

Il Consiglio di Akela aveva realizzato qualcosa per tutto il Branco: lo spirito giusto che può diventare stile di vita, combattere l’egoismo, aprire la mente a progetti più grandi.
“Cantare a Dio nel proprio lavoro è dare il senso e una finalità alla propria opera capace di promuovere l’uomo e liberarlo da ogni condizionamento”
Ne “L’albero del Dhâk” troverete istruzioni, immagini e schemi per realizzare la catapulta con i vostri Lupetti.

“Alla fine trovò qualche cosa che colpì la sua fantasia e che era poggiato davanti ad un howdah, mezzo sepolto fra le monete; si trattava di un ankus…”
(Da “L’ankus del re”, cap. 42)

“Molti di voi, lupetti, desiderano certamente di fare qualcosa di grande, un giorno”
(Mdl, 157)

Dopo tante riunioni, serate ed ore libere trascorse insieme i Vecchi Lupi erano riusciti a realizzare in gran segreto qualcosa di nuovo. La fantasia di Chil era stata colpita da un oggetto misterioso che aveva visto in gita scolastica in un museo: perché non proporlo ad Akela per il Branco? L’idea sembrava semplice e facilmente realizzabile. Così Akela, pensando a quanti oggetti vi erano nella cassa di pionieristica che potevano essere usati, decise che l’avrebbero realizzata con il Consiglio di Akela. Tutti entusiasti, i Vecchi Lupi si erano dati un gran da fare e finalmente, riunione su riunione con il Consiglio d’Akela, l’oggetto misterioso fu realizzato: ora si trattava di provarlo. La notizia, non si sa come, era trapelata ed i Lupetti non se ne volevano andare per consentire al Consiglio di Akela di riunirsi. Oramai si sapeva chequel pomeriggio si sarebbe provato quanto costruito nelle scorse riunioni. Il mistero fu svelato: era una catapulta! Che sorpresa! Chi l’avrebbe mai pensato! E quanti obiettivi realizzati tutti d’un colpo si accorsero di aver raggiunto i Vecchi Lupi quando si riunirono e cominciarono a verificare l’attività fatta insieme. Con il trapano a mano Federico dei Rossi aveva capito che poteva fare tante cose se si concentrava sul suo lavoro; Luigi dei Bianchi aveva imparato a tener conto delle cose e insieme a Bagheera puliva e teneva in ordine il materiale che via via arrivava in tana per realizzare la catapulta. Un vecchio bancale del supermercato procurato dal papà di Matteo dei Grigi fu così ripulito, i chiodi in più che potevano essere pericolosi furono estratti insieme con Baloo, ed una volta tolta la ruggine, con un po’ di carta vetrata, tornarono lucenti e riutilizzabili. Akela era soddisfatto; Marco che faceva sempre fatica a collaborare con gli altri bambini per il suo temperamento un po’ schivo si rese conto che i migliori risultati si ottengono quando non si caccia da soli, ma con il Branco. Grazie alla catapulta, il Consiglio di Akela aveva realizzato qualcosa per tutto il Branco: lo spirito giusto che può diventare stile di vita, combattere l’egoismo, aprire la mente a progetti più grandi. Akela, infatti, aveva ben in mente che con quell’attività avrebbe posto nei lupetti più anziani del branco un ulteriore tassello in vista della loro salita al Riparto: il “gioco di squadra”, il giusto spirito di collaborazione, l’essere laboriosi ed economi. Realizzando la catapulta, avrebbe favorito la specialità e tutti avrebbero maturato perseveranza, pazienza nel provare e riprovare e ricominciando da capo se necessario (vedi Mdl,pag. 229).
I Vecchi Lupi non furono da meno impegnati ed Akela, da buon capo, seppe infondere anche in loro quel giusto spirito per cui “È necessario che il capo si ponga nella posizione di un fratello maggiore, cioè che veda le cose dal punto di vista dei ragazzi, e sappia animare, guidare, infondere entusiasmo nella giusta direzione” (Libro dei capi, 22).
Rileggendo insieme con loro il capitolo VII del MdL non potevano che balenare idee su idee da realizzare in futuro. Quando la catapulta fu provata e funzionò con meraviglia di tutti, un forte “tralalla” si alzò da tutto il Branco: il lavoro fatto insieme e ben realizzato grazie alla precisione dei gesti di tutti, il corretto utilizzo dei materiali, la loro scelta oculata, l’attenzione posta ai particolari… semplici cose che avevano dato un ottimo risultato. Un motivo in più per lodare Dio: “Cantare a Dio nel proprio lavoro è dare il senso e una finalità alla propria opera capace di promuovere l’uomo e liberarlo da ogni condizionamento”(da Pregare la Legge, pag. 115).
Anche questa semplice realizzazione, la cui descrizione troverete sul prossimo numero di Sotto l’albero del Dhâk, ci aiuta a comprendere l’importanza del sapere usare bene le proprie dieci dita, essere signori del tempo che ci viene donato vivendolo nella semplicità, e – dal punto di vista educativo nei confronti dei Lupetti – trapassare loro il gusto delle cose semplici realizzate insieme. Non è detto che un domani, partendo da questi piccoli passi, Marco e Matteo si ritrovino da adulti ad aprire un’azienda in società, come non è detto che Luigi non possa prendersi cura della sua città in qualità di amministratore. Avremo collaborato con umiltà a mettere in loro il germe che la vita farà germogliare, con spirito di libertà nei confronti delle cose realizzate: “Chi lavora da signore della sua opera sarà signore anche del proprio consumo. Sarà uno che non sprecherà, ma tutto finalizzerà ad uno scopo che è eminentemente comunitario: la festa di tutti, nella gioia di chi è libero e ha saputo essere solidale…”.(Pregare la legge, 114).
Si ringrazia in particolare Medit per averci spiegato con foto e disegni come realizzare la catapulta.
Siamo chiamati a guardare alla Pista come ad uno strumento di Speranza e di educazione alla vita buona del Vangelo.
Continuiamo a ri-percorrerla insieme, partendo dalle indicazioni raccolte durante l’Assemblea Nazionale.
Continuiamo a vedere come educare al Lavoro tramite alcuni Mezzi del Metodo.

Giuliano Furlanetto e don Angelo Balcon Akela e Baloo d’Italia

Pubblicato in 2013, 3/2013, Giocare il Gioco Taggato con: , ,