Carrefour Capi Gruppo, Commissari e Incaricati – Uno sguardo capace di futuro

Il settimo carrefour ha visto i Capi partecipare non per Branca, ma in relazione all’incarico associativo svolto come Capo Gruppo, Commissario o Incaricato di Distretto o di Regione. Inevitabile una maggiore seriosità… certamente si percepiva una forte consapevolezza dei temi trattati, quanto meno per aver contribuito, in questi mesi, a portarli nei singoli gruppi e per aver condiviso gli obiettivi posti dal Direttivo. Nelle sintesi, come ricordato da Pietro, si è persa tanta ricchezza; ma la si potrà recuperare, in varie maniere, nel prossimo triennio. Ora è importante dare priorità di intervento, per guardare al futuro. Dovremo farlo mantenendo la
passione educativa, nella consapevolezza del ruolo e dell’importanza che ognuno ha nel contesto in cui vive e, nell’insieme, nel servizio al bene comune che l’Associazione svolge. Tra i quattro temi due i più gettonati, lavoro e famiglia, con una maggiore preferenza per il primo al Nord e per la seconda al Sud. La presentazione dei temi è stata fatta mettendo in evidenza i principali punti di attenzione emersi. La suddivisione in gruppi di lavoro ha consentito un maggior interscambio tra i partecipanti, e ha fatto emergere anche risposte concrete, come richiesto anche nel momento iniziale plenario. Tra le priorità emerse, senza dubbio la famiglia ha un posto di rilievo, per gli esiti che ha la situazione familiare sulla formazione e sull’equilibrio delle ragazze e dei giovani. È arrivato l’invito esplicito a fare qualcosa per le coppie in crisi, a chiederci senza paura se abbiamo qualcosa da dare come Capo e Capi
Scout, con la nostra esperienza personale o di coppia, a vedere come possiamo aiutare concretamente i genitori a svolgere nel migliore dei modi il proprio ruolo. È emersa la necessità di avere strumenti per affrontare le situazioni di separazione e per orientare i giovani sul lato dell’identità sessuale. In questo ambito, si ritiene indispensabile concentrare le azioni di supporto alle famiglie in difficoltà, instaurando un dialogo continuo con i genitori. L’attenzione al singolo tipica del metodo può consentire di affrontare a livello personale le situazioni di crisi, attivando le risorse e le energie del singolo e della famiglia. Del resto, la proposta scout si pone in alternativa all’educazione passiva. Si ritiene inoltre sempre più necessaria una presenza negli ambiti di pastorale familiare per contribuire alla crescita di azioni concrete e di attenzioni verso le famiglie. L’ambito del lavoro ha evidenziato spazi di intervento enormi. Senza dubbio lo Scautismo contribuisce ad educare all’assunzione di responsabilità, e questo ha una forte presa in ambito lavorativo. Così pure l’attitudine a lavorare in squadra, coltivando comunque abilità personali, viene considerata importante per un buon approccio e per positivi riscontri nel lavoro. Al di là di questo, sostenere e prendersi cura della “ricerca vocazionale” dei ragazzi, trasmettendo loro fiducia e consapevolezza dei propri talenti, oltre ad avere un valore enorme dal punto di vista spirituale, ha anche una valenza formativa in ambito lavorativo. In questo senso è stata ribadita l’importanza di coadiuvare le famiglie nelle scelte
pedagogiche e formative dei propri figli, atteso che spesso la necessità porta i genitori e i ragazzi a privilegiare un’ottica di breve periodo; in altri casi sulle scelte lavorative dei figli pesano in maniera eccessiva aspettative infondate se non vere e proprie frustrazioni degli stessi genitori. Altro tema che si ritiene importante sottolineare è il fatto che una buona esperienza scout può contribuire a formare i ragazzi ad una “etica del lavoro” che appare tanto più importante, in ottica di bene comune, nell’Italia di oggi. Quanto all’educazione, è stato evidenziato come si educhi “con” più che “contro”. È importante allora ricercare una vera collaborazione con la famiglia, con la scuola, con le altre agenzie educative. Altrettanto importante è curare la relazione, prestare attenzione al rapporto tra le Capo e i Capi con le ragazze e i ragazzi. Si è parlato dell’importanza di educare oggi i ragazzi alla scelta, piuttosto che al reversibile o alla vita alla giornata. Si è detto anche che il processo educativo è lungo e richiede tanta pazienza. In questo senso è necessario anche sviluppare in maniera costante la formazione dei Capi educatori, dando loro maggiore consapevolezza del servizio e della Missione cui sono chiamati. Infine, con riferimento al tema della missionarietà, si è proposto di sviluppare maggiormente il senso di una cittadinanza attiva, che possa consentire un protagonismo ed un impegno delle persone anche per il bene comune. È necessario altresì ritrovare uno spirito nuovo di avventura e di apertura, in sintesi riprendere la voglia di “esplorare” che è nel nostro DNA e senza la quale la nostra esperienza non ha senso. Missionarietà è inscindibile dal nostro essere cristiani battezzati: portare la Parola di Dio nel nostro mondo, spesso digiuno del messaggio evangelico, è fondamentale anche se non semplice. Farlo come Associazione significa mantenere un rapporto vitale con la Chiesa e testimoniare, come Capi e come ragazzi, la bellezza e la gioia del vivere da cristiani.

Pier Marco Trulli

Taggato con: , ,