Il gioco delle sentinelle: una metafora per la vita

Siamo chiamati a guardare alla Pista come ad uno strumento di Speranza e di educazione alla vita buona del Vangelo. Continuiamo a ripercorrerla insieme, partendo dalle indicazioni raccolte durante l’Assemblea Nazionale. Dal precedente e continuando con il presente e i prossimi numeri di questo Anno Scout vorremmo vedere come educare al Lavoro, partendo da lontano, tramite alcuni Mezzi del Metodo.

Mowgli ha ben in mente il suo obiettivo: portare la pelle dello striato alla Rupe del Consiglio. La cosa richiede pazienza ed anche un abile lavoro di squadra. Al piano partecipano i Fratelli di Tana di Mowgli ed una parte speciale è interpretata da Fratel Bigio che ha il compito di vedetta ed il fine di comunicare con la propria presenza il ritorno di Shere-Khan nei territori non lontani dal villaggio degli uomini.

Il lupo dedica il suo tempo, la sua libertà d’azione, agli ordini impartiti da Mowgli in qualcosa che è l’antitesi dell’avventurosa vita dei lupi. «Nello stesso modo un Lupetto qui da noi è sempre pronto a fare la sua parte di lavoro per il Branco: scopare il pavimento della Tana, avvitare una lampadina elettrica, o fare quella qualsiasi altra cosa che possa occorrere». (Manuale dei Lupetti)

Uno degli elementi sempre più richiesto nel mondo professionale è saper lavorare in squadra, essere in grado di vivere bene all’interno di un team. Nel Manuale dei Lupetti, B.-P. ci offre una bella attività che ci aiuta ad educare i bambini in questa prospettiva. «Ecco un gioco in cui un ragazzo fa la parte noiosa della sentinella, mentre gli altri hanno una parte più attiva e divertente. Ma egli la fa, perché è il suo dovere. Vi prendono parte due Sestiglie: i Lupetti di una portano un pezzo di lana rossa legata attorno al braccio, gli altri uno di lana blu. Un Lupetto rosso si piazza in un posto dove possa facilmente esser visto da tutto intorno. Egli dovrà camminare continuamente avanti e indietro su uno spazio di 10 metri. Egli porta sul petto e sul dorso, appeso al collo, come i tabelloni di un uomo sandwich, un cartello di almeno 30 cm di lato, con sopra un disegno. Quando ha fatto 10 volte il suo avanti e indietro, il Lupetto cambia cartello»

B.-P. eccelleva nei giochi di appostamento: vedere, osservare senza essere visti e soprattutto non essere presi dagli avversari, facendo però dei “prigionieri”. L’azione si svolge veloce: Matteo dei rossi sta attento con un occhio ai simboli da trascrivere e con l’altro a Luigi, suo avversario dei blu, che si sta avvicinando per prenderlo al braccio. Luca ed Antonio invece hanno un compito che potrebbe sembrare inutile: camminare avanti e indietro con i cartelli al collo. Una grossa parte della riuscita del gioco ricade proprio su loro due. Proviamo a dare una lettura più approfondita di questo gioco nell’ottica della formazione del bambino in prospettiva del buon cristiano e del buon cittadino. Non v’è dubbio che il lavoro ed una corretta visione di esso stanno alla base di una sana società.

Nel nostro piccolo gioco di appostamento abbiamo chiesto ad ogni singolo lupetto di fare bene la propria parte, mettendo a buon frutto le proprie capacità, indipendentemente dal ruolo che in esso ha: un impegno personale in un grande gioco di squadra. Si tratta di un primo passo per educare ad una visione del lavoro quotidiano nella giusta prospettiva. Un secondo passo: ogni lavoro ha un significato preciso per realizzare il proprio progetto di vita: Mowgli non ha pascolato i buoi del villaggio per far passare il tempo dell’attesa. Nella vita di Branco ogni attività ha un suo significato e mira a farci crescere in umanità così come è nel piano di Dio per ciascuno di noi. Il gioco di squadra è un “dialogo” costante tra persone: anche il lavoro richiede di affinare questa capacità. Si lavora per gli altri, si lavora insieme agli altri e proprio perché si sta insieme agli altri, si mettono a frutto le proprie virtù personali: comprese la capacità di affrontare la fatica e il sacrificio. Giovanni Paolo II parla di Gesù come “Vangelo del lavoro” (LE 26) una prospettiva che ci illumina ancor di più anche nella dimensione della fatica e del sacrificio. Il lavoro, se ben eseguito e vissuto, diventa testimonianza attiva, esempio bello che si traduce in un aiuto efficace perché concreto per chi collabora alle attività e gode dei frutti. Così il lavoro diventa occasione per aprirsi ad una valenza interumana e che permette di umanizzare gli altri attraverso il proprio di lavoro. (Vedi Lavoro in La sfida educativa, ed. Laterza). Abbiamo ancora una volta maturato insieme la consapevolezza che il gioco nel Lupettismo mette buone basi nel bambino di oggi affinché il suo futuro di domani possa essere felice in quanto abituato a pensare prima agli altri, con una buona manualità ed inventiva, capace di sforzo e di relazioni vere.

Ecco un gioco in cui un
ragazzo fa la parte noiosa
della sentinella… Ma egli
la fa, perché è il suo dovere
Il gioco di squadra
è un “dialogo” costante
tra persone
Il lavoro, se ben eseguito e
vissuto diventa testimonianza
attiva

-“Benissimo”, disse Mowgli,
“Finché starò lontano tu o uno dei quattro fratelli rimanga su questa roccia, in modo che io possa vedervi appena esco dal villaggio. Quando sarà tornato, invece, aspettami nel burrone vicino all’albero del dhâk, al centro della pianura. Non c’è bisogno di correre in bocca a Shere-Khan” … Ogni giorno Mowgli conduceva fuori i bufali ai loro pantani, e ogni giorno vedeva la schiena di Fratel Bigio, laggiù, a circa due chilometri di distanza attraverso la pianura…-

(Tigre, Tigre! dai Libri della Giungla)

GIULIANO FURLANETTO – Akela d’Italia

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