Il Concilio Vaticano II: Cinquant’anni

Don Riccardo Robella

 

Quando avevo l’età della maggior parte di voi Capo e Capi che leggete e mi parlavano di un cinquantenne, la prima cosa che mi veniva in mente era: “ Ma quanto è vecchio?”… oggi, arrivato ai quarant’anni, un cinquantenne lo vedo con occhi un po’ diversi (immagino tra 10 anni), anche perché parte dei miei amici ha quell’età.

Pensando al Concilio Vaticano II che compie cinquant’anni, prendendo in mano i documenti e leggendoli, a qualunque giovane può venire in mente, in prima battuta: “che chiusura… ma quant’è noiosa ‘sta roba qui?”… ed è vero, perché quelle parole e quei pensieri sono roba dell’altro secolo.

Ma anche le parole dell’altro secolo hanno tanto da insegnarci, soprattutto se ci mette lo zampino lo Spirito Santo… eh sì, perché se andiamo a rileggere come è nato e come è stato condotto il Concilio, ci rendiamo conto che noi uomini non lavoriamo da soli. Intendiamoci…. lo Spirito non detta nulla, non interviene magicamente , non ci fa “bidibi bodibi bù” ed ecco la soluzione, ma orienta i nostri pensieri e ci mette in cuore delle intuizioni che poi noi dobbiamo avere la pazienza e la costanza di far crescere e perfezionare.

Si può dire che, almeno per una volta, Dio e l’uomo abbiano steso un bel patto, riuscito, mantenuto e finalmente fruttuoso. È come se il Signore avesse detto: “Uè, io ti parlo, ma tu taci e ascoltami”, e noi abbiamo fatto una cosa straordinaria: abbiamo taciuto…. abbiamo, cioè, smesso di ascoltare noi stessi, le nostre teorie, per fare spazio a Lui.

Ed ecco che, nel corso dei decenni precedenti all’apertura del Concilio (beh, che pensavate… che il Concilio fosse nato così, da un fungo? Eh no! Queste cose hanno bisogno di tanto tempo per maturare e fiorire…), dicevo… nel corso dei decenni precedenti i cristiani cominciano a ripensare non alla fede (quella resta come ce l’hanno tramandata gli apostoli… e si chiama Tradizione, ma lo vedremo), ma al modo di raccontarla e viverla, per poter meglio comprendere l’amore di Dio alla luce del Vangelo e per poter dialogare con un mondo percepito sempre più distante. Semplice no? No!!! Il processo è stato molto lento e sofferto, anche perché le cose importanti hanno bisogno di un lento travaglio.

Ma cosa succede? Accade che con l’inizio del XX secolo si manifesta con violenza un processo già presente da circa 150 anni in Europa: il mondo decide di andare per la sua strada lasciando la Chiesa da sola nel suo viaggio, e questo fatto comporta tensioni, lotte e irrigidimenti. Come leggere la realtà, le cose che ci circondano, le mutazioni sociali, culturali, artistiche (che raccontano la storia di un uomo profondamente diverso dalle generazioni che l’hanno preceduto) e cogliere l’agire di Dio, soprattutto di fronte ad una Chiesa impreparata ed anche sospettosa dei mutamenti? Sarebbe come dare un tablet in mano al bisnonno… se non ve lo getta dalla finestra è bravo! Come pregare, leggere la Bibbia, parlare con i fratelli separati, porsi di fronte a interi popoli che professano altri credo, capire le filosofie che si dicono atee, intendere la Chiesa, i sacramenti… Ci siete ancora? Si??? Bravi, perché c’ è il rischio di perdersi…!!!!

Allora, cosa succede? Succedono tante cose…Ad esempio, in Germania, un teologo, Romano Guardini, insieme agli allievi della sua scuola comincia a ripensare alla liturgia. Nel frattempo il padre Lagrange a Gerusalemme inizia degli studi su come leggere la Bibbia ponendola nel suo contesto storico. E che dire di tutti quei preti e pastori protestanti che, in missione o nei campi di concentramento nazisti, laddove il dolore e l’assurdo sembrano vincere scoprono che volersi bene non è così difficile, ma soprattutto è l’antidoto al male del mondo e che le chiese devono parlarsi, ascoltarsi e capirsi, per non dare più scandalo, ma essere testimonianza di Gesù….

Ma poi tanti teologi e pensatori come Congar, De Lubach, Von Balthasar, Barth, Rahner ed innumerevoli altri che provano a fare delle poderose ed originali sintesi sul mistero di Dio, sulla Chiesa, partendo da un imperativo: dialogare con la cultura circostante!

Capite che dietro il Concilio c’è un silenzioso ed enorme lavorio di menti, cuori, preghiera e tanto altro? E soprattutto un’intenzione fondamentale: fare in modo che il mondo di Dio sia riaperto ad ogni uomo del mondo.

Ma allora, se le cose stanno così, perché ci è voluto tanto tempo per arrivarci? Non si poteva fare tutto subito? Eh no, perché certe cose che si intuiscono, tante volte non si sanno ancora. È come quando ci si innamora… Non lo si capisce mica subito… ci vuole del tempo, bisogna scoprire il cuore che batte, la fame che passa, la testa che pensa solo a lui o a lei…!!!

Ed allora ecco che i fatti ci portano ad un lontano giorno del 1958, per l’esattezza al 9 ottobre, allorché a Roma muore Pio XII, il papa che aveva accompagnato la Chiesa e l’Europa durante la seconda guerra mondiale (quante sciocchezze hanno scritto su di lui!!!), ed i cardinali, nei giorni successivi, devono scegliere il suo successore.

Ma che c’entra col Concilio tutto ciò? C’entra, c’entra… ma questa è un’altra storia… Alla prossima!

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