Un made in Italy da ricordare

logo campo nazionale 2012

di Michela Bertoni

Condividere le emozioni, le sfide, i traguardi, le difficoltà ed i pensieri di un’avventura così intensa come il Campo Nazionale non sarà cosa facile e mi sono sforzata di fare l’impossibile per “trasportare”, con le prossime righe, chi non c’era all’interno di quei giorni. Intanto, anche nei timori e nelle preoccupazioni di quei momenti. Ci siamo giocati in 9 giorni i progetti, le attività e il servizio degli ultimi tre anni,sperando di trasmettere quella passione educativa che ha dato alle nostre pattuglie:

  • una grande voglia di sognare
  • la forza di impegnarsi e di non accontentarsi mai delle idee iniziali, ma aspirare a fare sempre meglio attraverso il confronto con capi esterni alla pattuglia e con persone non appartenenti al mondo Scout
  • l’umiltà per bussare a tante porte nel nome di una giusta causa
  • la concretezza dell’affidarsi a Dio per quella pennellata di colore che Lui solo può dare, al di là di tutti i nostri sforzi.

Siamo partiti presto con la programmazione, e praticamente ogni scelta, anche logistica, è stata preceduta da una riflessione pedagogica. La novità del lavorare insieme, Scolte e Rover, e del dover sempre motivare (all’inizio un po’ per autodifesa, poi per reale gusto del confronto) le affermazioni e le tradizioni di branca, ci ha portato a capire quanto sia importante nella programmazione mantenere l’attenzione sul progetto educativo anche nel particolare.
Abbiamo scelto di motivare sempre le scelte fatte (contenuti, tempi e modalità) perché così anche le Capo Fuoco e i Capo Clan avrebbero potuto crescere insieme a noi. Scegliere l’ambito dell’attività (natura, civismo, espressione, canto, spiritualità, abilità manuale) con un anno di anticipo significava dare la possibilità di arrivare preparati al campo – e quindi di poter realizzare e vivere cose ancora più belle rispetto a quelle derivanti dall’improvvisazione pura.
Scoprire i gemellaggi in anticipo di oltre 6 mesi dava la possibilità di conoscersi anche a distanza (e con i mezzi tecnologici di oggi era un peccato non farlo!); gemellarsi con una unità del proprio distretto significava creare un legame che aveva la concreta possibilità di durare nel tempo, oltre l’emozione di quei giorni, e scoprire che si può imparare molto non solo da chi vive in un contesto diverso ma anche da chi è più vicino a noi.
Avere a disposizione i percorsi a fine febbraio – anche se poi abbiamo continuato ad “aggiustarli” continuamente – voleva trasmettere l’idea che alla route o al campo mobile non si comincia a pensare nell’ultimo mese di attività, anzi è importantissimo creare un senso di attesa e avere già diverso tempo prima un obiettivo a cui tendere, coinvolgendo nella sua preparazione proprio le Scolte o i Rover.
Pensare a motti comuni per le singole giornate di route significava sentirsi in cammino e in comunione con tutti i Rover e le Scolte del campo, pur essendo poi divisi in gruppi più piccoli, e lasciare anche a Capo Clan e Capo Fuoco lo spazio per poter guardare al singolo, declinando i motti in temi di marcia. Mantenere percorsi separati per Scolte e Rover è stata la conferma chiara di come questo progetto volesse valorizzare la scelta intereducativa con gli strumenti propri del metodo, ed in nessun modo cambiarli. Diversificare la proposta in 6 ambiti di attività significava testimoniare che l’intereducazione è un aspetto educativo che dobbiamo conoscere bene, perché può dare i suoi frutti in tanti contesti, a patto di farla emergere nel modo giusto – senza forzare ma sapendo riconoscerla.
Ed ancora: fare acquisti responsabili, con materiali che poi fossero anche acquistabili dai Fuochi o dai Clan (e sono andati a ruba!!!) ha significato vivere i concetti di “Laborioso ed economo“ della Legge, così come proporre solo l’uso di saponi bio piuttosto che impegnarsi nella raccolta differenziata ha testimoniato la possibilità di prendersi cura dell’ambiente anche se con i grandi numeri questo può risultare più complesso. Mettersi in gioco con entità esterne come la Protezione Civile, la Direzione Forestale, l’Ente Parco delle Dolomiti Friulane, Veneto Agricoltura (Parco del Cansiglio) ci ha donato una ricchezza di confronto con altre persone che si spendono gratuitamente per il bene comune o che hanno scelto di lavorare con passione all’aria aperta e a contatto con la natura, trasmettendoci semplicità ed ottimismo.
E dopo tutto questo, cosa ci portiamo a casa? Innanzitutto la conferma che la Strada è l’ambiente educativo nel quale abbiamo la possibilità di formare le nostre Scolte o i nostri Rover, e che non è possibile rinunciarvi senza snaturare il metodo.
La chiara visione di quanto possa essere importante e concreto il servizio da Incaricati/e di Distretto. E soprattutto un’esperienza significativa: non una bella esperienza, ma una esperienza buona. Personalmente mi porto a casa un senso di gratitudine immenso per l’opportunità che ho avuto. Ho dato sicuramente molto, ma quello che ho ricevuto non ha né prezzo né confine. Ho avuto accanto tutti gli R/S del mio gruppo, da cui ero stata gioco forza un po’ lontana negli ultimi 6 anni, testimonianza di stima ed affetto sinceri che, da buoni friulani, hanno scelto di comunicarmi rimboccandosi le maniche. Ho avuto accanto le persone con cui sono cresciuta, da quando ero una guida fino a scegliere di essere Capo, e molte delle Scolte che ho accompagnato alla Partenza.
Ho avuto l’opportunità di servire con tanti Capi e Capo che non si stancano mai di rispondere “Sì” al servizio, con la passione di un cuore giovane e la saggezza di chi ha fatto un po’ di Strada in più, con tanta voglia di fare le cose bene anche se costa più fatica. Ho avuto la grazia di vedere, dall’alto della collina ed ai piedi dell’alzabandiera,  l’esplosione della vita e della gioia a fine campo, quando le persone non avevano alcuna fretta di tornare a casa ma anzi continuavano a danzare e a cantare, per cercare di godere di quella fraternità che avevano costruito durante il campo. Ma ho avuto soprattutto l’onore di servire in questo tempo e queste Capo Fuoco, che tutti i giorni si spendono con passione per educare le Guide di domani.

Testimonianze

Volevo ancora una volta ringraziarvi a nome di tutto lo staff del Centro Forestale di Veneto Agricoltura in Pian Cansiglio per il prezioso aiuto che i Rover e le Scolte FSE ci hanno dato nella confinazione dei viali forestali e nelle attività di bonifica della Foresta nella prima settimana di agosto 2012. Proprio per la positiva reciproca esperienza che è emersa nelle giornate trascorse insieme ci auguriamo di poter ripetere il lavoro in futuro, migliorandolo – proprio grazie a quanto fatto – nei dettagli logistici e di accoglienza e in alcune fasi operative”.
DOTT.SSA ELENA PIUTTI, Ufficio educazione Naturalistica Pian Cansiglio

“Inostri avi sarebbero stati orgogliosi di aver prestato la loro terra per una cosa così bella”.
VALENTINO E IVO, proprietari dei terreni del Campo Scolte

“Ogni volta che mi viene chiesto: “E allora, il campo nazionale, com’è andato?” sorrido e la mia mente va a quei nove giorni che mi hanno visto tra le Dolomiti, così tante volte frequentate negli anni, ma in questa circostanza immersa in un’atmosfera di straordinaria condivisione… e immediatamente con il cuore ringrazio tutti i capi che hanno reso possibile quest’esperienza. Credo che, nell’organizzazione di eventi così grandi e con il coinvolgimento di così tante persone, ci sia il rischio di perdere di vista l’obiettivo iniziale; invece ho sempre percepito, sia nella preparazione che nei giorni di campo, il Bene Grande verso i nostri ragazzi e la voglia di lanciare loro dei messaggi concreti volti alla formazione di buoni cristiani e buoni cittadini. E guardando gli occhi di tutte quelle Scolte e quei Rover, che la mattina del 12 agosto erano nell’Area delle Cerimonie, so di poter dire che l’obiettivo è stato raggiunto, ed ora non resta, a noi Capo Fuoco e Capi Clan, rimboccarci le maniche e far si che di questa esperienza non resti solo una serie di “amicizie” in più nelle nostre pagine Facebook ma diventi un punto di partenza che ci sproni a non temere di puntare sempre più in alto nelle nostre attività”.
VALENTINA, Capo Fuoco al Campo Nazionale

Non più di 50 (compreso chi ha potuto essere presente solo un paio di giorni): questo il numero degli R/S che si è reso disponibile a dare una mano per i servizi generali al Campo Mobile Nazionale. Dopo un iniziale senso di solitudine e dispiacere nel valutare che l’interesse da parte degli R/S era cosi tiepido ci siamo subito dati da fare, ben consapevoli che avremmo fatto comunque tutti noi del nostro meglio. Se “a tavolino” i servizi da coprire si sapeva fossero già molti; distribuzione viveri, cucina, logistica, assistenza radio, vigilanza del Campo, e quant’altro, ad attività in corso, come prevedibile, le necessità si sono moltiplicate. È stato proprio in quelle occasioni che il nostro essere R/S ha messo tutti nell’atteggiamento corretto, fare ciò di cui c’era bisogno, questo senza guardarsi attorno per vedere se qualcun altro poteva fare al posto nostro. Il Campo Mobile Nazionale così come è la “Strada” è stato un opportunità che si è potuta vivere in modi diversi; da protagonisti, o da dietro il monitor di un P.C. attraverso i Social Network. Come R/S si sa il servizio è per noi uno stile di vita che va ben oltre l’Associazione, ma in quest’occasione più volte lo Scautismo ha sussurrato a tutti noi R/S presenti “Ho Bisogno di Te” e in questo periodo storico dove i Valori Cristiani vengono messi a dura prova e la passione confusa con l’interesse personale la nostra testimonianza è quanto mai preziosa.
ALDO DE MENECH

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