Un Campo Estivo gemellato in Slovacchia

di Marco Sebastiani

Nell’estate 2003 ho partecipato come esploratore all’Eurojam. È stata la mia prima esperienza di campo Scout internazionale, un momento estremamente positivo che ha segnato la mia vita Scout.
Mi sono reso conto, soprattutto ora che sono Capo Riparto, che quell’esperienza mi ha allargato gli orizzonti ed ha aumentato la voglia di essere Scout. Perché allora non proporre al Riparto, in particolare a chi non avrebbe potuto vivere l’Eurojam, un’esperienza all’estero?
Con la pattuglia abbiamo valutato che il nostro Riparto era in grado di poter vivere a pieno un’avventura di questo genere. I ragazzi sono uniti fra loro, l’entusiasmo è alto, i Capi Squadriglia ricoprono questo incarico ormai da due anni, quindi hanno esperienza sufficiente per gestire e preparare una squadriglia per un campo all’estero. La decisione era stata presa!
Subito abbiamo pensato come muoverci per capire in che parte dell’Europa potevamo andare e ci è subito venuto in mente Marek, che avevamo conosciuto a Roma e che ora è Presidente e Commissario Generale dell’associazione slovacca. Mettersi in contatto con lui non è stato complicato. Le difficoltà cominciavano ora… tra l’inglese e l’italiano siamo riusciti a comunicare e a tracciare le linee guida per organizzare un campo insieme, cercando di andare incontro alle esigenze di tutti! Abbiamo deciso di cominciare a lavorare su due strade parallele: la programmazione del campo e delle attività e la conoscenza reciproca che i ragazzi avrebbero dovuto iniziare prima dell’incontro vero e proprio. Sul primo punto l’idea che ci ha trovato subito d’accordo è stata quella di organizzare il campo internazionale in sottocampi; questo ci ha permesso di condurre ognuno la propria vita di Riparto ma nello stesso tempo di poterci vedere tutti i giorni almeno per due attività. Queste sarebbero state in progressione, la conoscenza di persona doveva venire gradualmente e in maniera attenta. Avevamo preparato i nostri esploratori a vivere l’esperienza in spirito di fraternità: nessuno era lì per dimostrare di essere il più forte.
Sul secondo punto abbiamo ritenuto che fosse importante far arrivare i ragazzi al campo con un’idea di chi avrebbero trovato davanti. Avevamo infatti avuto alcuni anni fa qualche difficoltà in un campo internazionale fatto in Italia con un Riparto polacco e uno tedesco dove, anche per il poco tempo avuto a disposizione, nei primi giorni di campo avevamo riscontrato imbarazzo e poca confidenza tra i Riparti, che non si conoscevano minimamente. La soluzione a tutto questo si è concretizzata in un gioco. L’idea, ripresa in parte dall’EuroJam 2003, consisteva in diverse sfide che ogni squadriglia del nostro Riparto doveva sostenere, in parte da sola in parte con una squadriglia Slovacca. Il tutto era organizzato su un sito internet nel quale ogni squadriglia aveva una pagina da riempire con foto, presentazioni, tradizioni di squadriglia e caratteristiche del proprio animale. Poteva inoltre aprire una sorta di chat con la squadriglia abbinata, per iniziare uno scambio in lingua inglese. Il giorno della partenza si avvicinava, il mezzo con cui saremmo arrivati a Bratislava era l’aereo, soluzione nei fatti economica e sia come soldi che come tempo. All’aeroporto abbiamo trovato un Rover della pattuglia slovacca che ci aspettava insieme a Padre Milan, assistente Scout slovacco, e prendendo altri mezzi siamo arrivati al posto. In un paio di giorni i campi erano montati; le attività venivano alternate ospitando un giorno noi e un giorno loro. La mattina cominciava con l’alzabandiera con le quattro bandiere che sventolavano sia nel nostro campo che nel loro, poi la Santa Messa in rito greco o in rito romano a seconda dell’assistente che celebrava. A questo punto di solito ci separavamo per fare attività ognuno con il proprio Riparto fino a dopo pranzo, quando ci rivedevamo e proponevamo una gara del torneo di giochi di movimento, oppure un’attività più tecnica; poi di nuovo ognuno con le proprie squadriglie fino al fuoco serale, che spesso facevamo insieme. Altre attività memorabili sono state le missioni di squadriglia gemellate, con il percorso che passava per la Polonia, le buone azioni di squadriglia al Santuario di Litmanova, uno scambio di cucina, i giochi di intereducazione con le ragazze slovacche del rispettivo Riparto, che avevano il campo ad un’ora di cammino da noi, un grande gioco e un gioco notturno. Ad un certo punto del campo erano i nostri ragazzi che chiedevano di poter fare più attività con gli altri; questo era segno che il lavoro svolto dalle pattuglie stava funzionando… l’obiettivo fratellanza era raggiunto!
In conclusione, credo che sia molto importante la preparazione, forse ancor più dei quindici giorni vissuti insieme, per far sì che questa esperienza funzioni. Noi Capi dobbiamo porre, fin dal lancio dell’attività estiva, i presupposti per una vera ed efficace azione educativa. Ciò attraverso la chiarezza di obiettivi e la proposta ai ragazzi di un graduale ed efficace percorso di avvicinamento, per aiutarli a scendere in profondità nella conoscenza dei coetanei che andranno ad incontrare, in modo tale che sia nella preparazione sia al campo si passi dall’emozione al progetto.
Allargare gli orizzonti, frase fatta? Forse sì, ma cosa più di un campo internazionale può metterla in pratica? Cosa più di questa esperienza può far capire ai nostri Scout e Guide che ci sono altri ragazzi in un’altra parte dell’Europa che vogliono vivere le loro stesse avventure, che passano le prove come loro per raggiungere i traguardi del loro sentiero e vogliono vivere in Cristo il loro essere Scout d’Europa?

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