Incontro Regionale Capi – Nord… Vedersi, parlarsi e confrontarsi

Il senso di un incontro è vedersi, parlarsi e confrontarsi, ma per fare tutto ciò i partecipanti devono desiderare lo stare insieme, condividendo un ideale comune. È quanto avvenuto al primo incontro della Regione Nord, tenutosi a Verona nei giorni 10 e 11 marzo presso l’ampio e accogliente Istituto Salesiano San Zeno.
Con gli zaini dei partecipanti sono arrivati anche i contributi dei Gruppi. In questi mesi si sono davvero dati da fare, sviluppando le quattro tematiche proposte in modo originale e con spirito di servizio nei confronti di tutti, e trasformando una loro attività locale in un servizio più ampio reso a tutta l’Associazione.
Lo sprone a proiettarsi verso l’esterno, senza l’utilizzo del metodo di branca come strumento di inquadramento della realtà, ha fatto sì che i nostri Capi fossero chiamati a conoscere di più le singole realtà, destrutturandosi nelle modalità di individuazione delle problematiche. “Conoscere il tempo in cui viviamo” è infatti una traduzione un pò libera della frase di Ovidio “Tempora Mutantur… “ che ci ha accompagnato in questi mesi guidandoci alla ricerca della contestualizzazione dei quattro temi nelle comunità locali. La prima parte dell’incontro è stata un’occasione per riflettere sui contributi dei gruppi, suddividendo i partecipanti in base ai temi scelti, tra cui hanno avuto maggior seguito famiglia e lavoro, seguiti da educazione e missionarietà. Sentir parlare e poter dire la propria sulla famiglia di oggi è stata certamente un’occasione importante per i Gruppi, che in questi mesi hanno sviluppato alcuni concetti con metodologie diverse, prevedendo anche il coinvolgimento di esperti e di sociologi. Sta nascendo l’esigenza di rifondare la famiglia come “luogo di vita e luogo di Dio”, che al suo interno possiede vincoli organici e vitali con la società. In tal modo diventa anche un termine di riferimento in ordine sociale ed etico del lavoro umano.
Lo scautismo deve educare alla famiglia e con la famiglia, attuando una forma di alleanza educativa, messa spesso in discussione da un’instabilità di fondo, aggravata dalla crisi del matrimonio come vincolo sacramentale. Essere famiglia significa anche partecipare corresponsabilmente al progetto educativo dei nostri ragazzi, facendo esperienza di genitorialità. È proprio questa la chiave delle dinamiche educative, in cui i punti di riferimento non passano mai di moda, ma si ripropongono con sempre maggior forza come insostituibili tasselli. Sentiamo quindi parlare sempre più spesso dell’assenza del ruolo dei padri, accompagnata dalla mancanza dell’assunzione di un senso di responsabilità condivisa.
La figura dell’educatore come esempio credibile e autorevole, è la risposta più efficace alla difficoltà di sognare e di fare fatica, perchè solo la vera testimonianza può far esprimere chi soffre di analfabetismo emotivo.
Sentiamoci chiamati a rimboccarci le maniche: ma com’è possibile, se gran parte della nostra giornata la dedichiamo al lavoro, un’attività che oltre in termini di tempo ci coinvolge in pensieri e preoccupazioni? Anche qui possiamo agire in modo diverso, umanizzando le nostre giornate e riscoprendo il lavoro stesso come vocazione. Si tratta quindi di umanizzare il lavoro e sé stessi nel lavoro, ed infine di umanizzare gli altri attraverso il lavoro, che equivale alla santificazione di questa realtà.
Alcuni Gruppi, nel considerare la tematica del lavoro, hanno utilizzato dei questionari dimensionati per la specifica realtà. Sapete cosa emerge? Un numero rilevante di adolescenti confida di temere il periodo lavorativo, vedendo come viene vissuto dai propri genitori e sentendo notizie sempre più negative dai mass media. Stiamo certamente vivendo un momento difficile, ma può essere uno stimolo a ricominciare in modo diverso, sfruttando il nuovo volto della nostra società. Come l’unico modo per far propri dei nuovi gusti è assaggiarli, parimenti per entrare in un mondo multi-etnico è necessario conoscere le culture che ci circondano, senza con questo lasciar stare le proprie origini. A volte è più facile aprirsi ai lontani che al nostro prossimo, ma dovremmo cercare di sentirci missionari in cammino continuo, iniziando dalle nostre realtà quotidiane.
Durante l’omelia il sacerdote è tornato più volte sul concetto di fragilità, inteso non come limite ma come presa di coscienza dell’umanità tutta. Spesso infatti è proprio dalle apparenti instabilità e insicurezze che nascono le più belle espressioni della persona.
L’incontro regionale è stata anche un’occasione per vederci e per raccontarci come stanno andando le cose, grazie ad alcuni interventi sui diversi canali associativi. La nuova struttura può quindi diventare sempre più un riferimento per i distretti che nel condividere un cammino procedono coesi. Particolarmente sentito il saluto di AGESCI e CNGEI, intervenuti attraverso i loro responsabili della regione Veneto, che hanno espresso apprezzamento per gli obiettivi posti dall’Associazione e sottolineato l’importanza della fraternità scout come base per poter costruire, pur nelle diversità.

Marco Fedrigo

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